Snarky Puppy

“COME HO POTUTO IGNORARE L’ESISTENZA DI QUESTI IDOLI ASSOLUTI E DELLA LORO MUSICA PAZZESCA PER TUTTO QUESTO TEMPO?!?”
 
Questa la mia controllata reazione dopo aver ascoltato per la prima volta un brano degli Snarky Puppy.
Il gruppo viene fondato nel 2004 dal bassista e compositore Michael League, che riunisce alcuni studenti di musica della University of North Texas. Grazie a una gavetta estenuante e anche a costo di esibirsi gratis innumerevoli volte, i nostri si costruiscono un seguito sempre più vasto. Alla fine la perseveranza paga. Trasferitosi a Brooklyn, il gruppo si amplia fino a comprendere decine di musicisti, tutti poco più che trentenni, molti dei quali vanno e vengono in quanto impegnati come turnisti e compositori per un’infinità di altri artisti e band. Questo autentico collettivo è solito esibirsi con la seguente formazione: tre o quattro fiati, tre tastiere, tre chitarre, basso, batteria e percussioni. Genere? Sul loro sito campeggia la scritta: “Jazz + Funk + World + Soul + Pop”. Sono davvero in grado di suonare tutto questo? Sì, e anche molto altro: basta ascoltare un brano a caso per capire che le etichette stanno loro strettissime.
Snarky Puppy

Dopo dieci anni, otto album, un grammy e centinaia di concerti all’anno, cosa vuole di più dalla vita il signor League? Fare un disco con un’orchestra.

Nel 2013 gli Snarky Puppy si trovano a Utrecht, nei Paesi Bassi, per registrare dal vivo l’eccezionale album We Like It Here: tra gli spettatori si trovano due dei manager dell’olandese Metropole Orkest, invitati da un amico del gruppo. Dopo il concerto, League impiega dieci minuti a mettersi d’accordo con loro per incidere un disco insieme all’orchestra e, un mese dopo, ne incontra il direttore,Jules Buckley. Gli dice di avere intenzione di scrivere musica nuova di zecca apposta per l’occasione, pur non avendo mai arrangiato brani per un ensemble così vasto (si parla di almeno sessanta musicisti). Buckley gli lascia carta bianca. Mentre è in tour con il gruppo, League scrive tutti gli spartiti. E Sylva prende forma. Ogni brano è la rappresentazione musicale di una foresta, visitata dal compositore (si va dalle montagne del Portogallo alle paludi della Louisiana fino alle sequoie della California) o frutto della sua immaginazione. Nell’aprile del 2014 gli Snarky Puppy e la Metropole si riuniscono a Dordrecht per eseguire l’intera opera dal vivo. Il 26 maggio 2015 il disco è uscito per laImpulse!, insieme a un DVD che documenta il concerto. È uno degli album più belli che io abbia ascoltato negli ultimi tempi.
La cover dell’album Sylva (2015)
I primi tre brani si susseguono senza pause. Introdotta dai violoncelli, in un’atmosfera pensierosa,Sintra sviluppa eleganti melodie sulle quali l’orchestra si schiude. Segue Flight che, come suggerisce il titolo, sembra spiccare il volo. Sulla spessa cornice delle percussioni e delle chitarre si incastrano Moog e flauti. Al solo di sax tenore segue un dialogo tra Fender Rhodes e Hammond. Dopo esserci librati per aria, Atchafalaya chiude il trittico riportandoci con i piedi per terra, anzi in acqua. Affondiamo in una palude, trascinati dalla potenza degli ottoni, tra un’allusione a So What, un solo di trombone che è un invito a ballare e una chitarra in odore di John Scofield.  Temi fragorosi e ritmi irresistibili sfumano, per poi interrompersi bruscamente. Il tempo è volato.
The Curtain è senza dubbio l’esperimento più ambizioso del disco. Succede di tutto. Da una trama strumentale che ricorda certi arrangiamenti di Pat Metheny spunta il flicorno, che s’impenna. Poi si precipita in groove minacciosi che sostengono il solo del basso, carico di effetti e, dopo una breve tregua, quello del sintetizzatore. Il pianoforte ci fa commuovere e, infine, l’orchestra riporta la quiete dopo continui cambi di atmosfera, tenuti insieme da curatissimi momenti di transizione fra una sezione e l’altra.
Gretel, nonostante la breve durata, si distingue per il sapiente uso di pause e dinamiche e per il lirismo delle melodie. L’orchestra è protagonista assoluta. Difficile, dopo tutto questo, pensare che il meglio debba ancora arrivare. E invece è la conclusiva The Clearing, a mio parere, il brano più riuscito. Misteriosi arpeggi di chitarra e un tappeto d’archi fanno da preludio a un crescendo sinuoso che culmina in un tema magnifico. Poi, per contrasto, il brano sfocia nel funk: sulla sezione ritmica si innestano clarinetti e tromboni, seguiti dai soli della chitarra e della tromba. Altri riff spettacolari vengono distribuiti fra tutti gli strumenti; infine, l’orchestra riprende il tema iniziale, ripetuto in un’ultima, indimenticabile esplosione di colori.
La formazione al completo.
Non è da tutti far scorrere con tanta naturalezza arrangiamenti così intricati. Ogni brano spicca per il grande equilibrio tra composizione e improvvisazione. I musicisti sanno sempre coinvolgere l’ascoltatore sul piano emotivo, cosa ancora più importante della loro perizia tecnica, che peraltro è assoluta. Questa è musica complessa ma non ostica, raffinata eppure mai fine a se stessa, colta e popolare insieme, e piena di melodie memorabili. Insomma, un vero spasso.
Se Sylva è il vostro punto di partenza per scoprire i precedenti lavori degli Snarky Puppy, buon ascolto. Da notare, infine, che il 12 febbraio 2016 uscirà il loro prossimo lavoro, Family Dinner Volume II, che vanta la partecipazione di un enorme numero di ospiti. Già il trailer promette meraviglie. Non perdete di vista questi ragazzi: difficilmente resterete delusi.
Lorenzo Pedretti
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