L’altra faccia della Polonia: Wroclaw, Capitale europea della cultura 2016

La collaborazione con la rivista milanese Pequod assume, a partire da oggi, una veste nuova: ogni mese infatti sceglieremo insieme un argomento su cui realizzare una piccola inchiesta a due voci. Partiamo dalle due anime, da un lato, ostile all’Europa, dall’altro, aperta e attiva soprattutto in ambito culturale, della Polonia che racconteremo insieme a Matteo Fornasari e Mattia Temporin. Buona lettura!
Tradizionalmente l’anima della Polonia è sempre stata considerata divisa in due parti dal punto di vista culturale: una parte settentrionale aperta all’Europa, al cosmopolitismo, fulcro industrialedel paese dove le classi colte e alto-borghesi hanno trovato il loro habitat naturale di proliferazione; una parte meridionale dove invece la forte tradizione rurale si è unita ad un conservatorismo di stampo nazional-cattolico, riluttante nell’assimilare le novità e gli influssi che arrivavano dall’esterno. Questa divisione netta tante volte non ha tenuto conto della presenza nel sud di notevoli centri urbani, i quali hanno rappresentato nel corso dei secoli l’incontro, e la convivenza di popoli, lingue, religioni e tradizioni culturali differenti. Inoltre molte di queste città hanno vissuto buona parte della loro esistenza sotto amministrazioni non polacche, implementando ancora di più il loro variegato background culturale. Uno di questi straordinari esempi, visibile attraverso le memorie che il passato ci lascia attraverso monumenti, chiese, statue, e stili architettonici diversi tra loro, può essere pienamente rappresentato dalla città di Wrocław, capoluogo del Voivodato della Bassa Slesia, nel sud-ovest del Paese, incastonata tra Repubblica Ceca e Germania. Appartenente per più di 200 anni al regno di Prussia prima, e alla Gemania riunificata poi, fino al 1945, la vecchia Breslau sarà nel 2016 la capitale della cultura europea, condividendo il trono con la basca San Sebastián. Scopo della città designata, a partire dall’inizio del programma nel 1985, è quello di mostrare ad un ampio pubblico internazionale la sua offerta culturale, attraverso l’organizzazione di eventi differenti che coprono gli ambiti della musica, della letteratura, delle arti visive e non solo.
E’ significativo come in un momento delicato e significativo dal punto socio-politico per la storia del Paese, proprio la Polonia si ritrovi, quasi per caso, ad ospitare la città regina della cultura continentale. A fine ottobre infatti il partito guidato da Jarosław Kaczinski, PiS (Prawo i Sprawiedliwość, tradotto in italiano Diritto e Giustizia), ha ottenuto una schiacciante vittoria alle elezioni legislativa, conquistando la maggioranza assoluta dei seggi alla Sejm, la Camera dei Deputati del parlamento. La piattaforma nazional-conservatore ha ottenuto uno schiacciante successo cavalcando l’onda dell’euroscetticismo e della fobia nei confronti dei migranti e dei rifugiati siriani. Un generale sentimento di intolleranza e chiusura nei confronti del quale l’attività che si svolgerà a Wrocław per tutto il prossimo anno sembra rappresentare un interessante parafulmine.
 
Il multiculturalismo a Wrocław si respira girando la testa in ogni angolo: nonostante la seconda Guerra mondiale e l’avvento del regime socialista abbiano determinato un terremoto di tipo etnico-demografico, la presenza dei vecchi abitanti della città, ebrei e tedeschi in primis, è notevolmente visibile. Il passato teutonico passa attraverso la magnificenza del Rynek, la piazza centrale nella Stare Miasto (città vecchia), e dallo splendido palazzo del Municipio (Ratusz). Quella ebraica da uno dei cimiteri più belli e più curati d’Europa, vicino in magnificenza solo al cimitero di Praga narrato da Umberto Eco. Grande circa 5 ettari e ospitante qualcosa come 12.000 lapidi, annovera tra i suoi ospiti importanti esponenti del passato dell’intellighenzia ebraica, tra i quali Ferdinand Lassalle, una delle figure di spicco della socialdemocrazia tedesca dell’800.
 
 
“Spazi per la bellezza”, il motto che abbiamo pensato per la manifestazione, significa trasformare la struttura della città. Il nostro secondo motto, “metamorfosi delle culture” rappresenta la chiave del multiculturalismo, e quindi dell’“identità della città”.  Così si è espresso Jarosław Fret, presidente del Consiglio dei curatori della manifestazione e direttore della parte riguardante le esibizioni teatrali. Centinaia di migliaia saranno gli eventi che riempiranno l’anno dell’evento. La parte relativa ai film non si occuperà solo di cinema polacco (con la partecipazione di Paweł Pawliskowski e della sua acclamata Ida), ma avrà anche un’ampia scelta di opere internazionali. Ampio spazio sarà dedicato anche ad un settore nevralgico come la letteratura: infatti la città occuperà una postazione di grande importanza dato che sarà per il 2016 anche la Capitale Mondiale del libro, decisione presa sia dall’UNESCO che dalle grandi associazioni internazionali dell’editoria. La parte dedicata alla musica avrà tra i dominatori anche il nostro Ennio Morricone, il quale celebrerà i 60 anni di carriera con un concerto nella suggestiva cornice della Hala Stulecia, il Palazzo del Centenario costruito nel 1913 per ospitare l’esposizione universale. Un nonno dell’attuale padiglione Italia di Expo 2015, solo senza code chilometriche e stand enogastronomici di lusso, nella quale durante la primavera/estate si può ammirare lo spettacolo pirotecnico delle fontane, o compiere una salutare passeggiata nello splendido giardino giapponese, all’interno del grande parco Szczytnicki. 
 
E’ difficile, parlando di quello che ospiterà Wrocław nei mesi a venire, non tornare sulle tematiche di stretta attualità che la Polonia sta vivendo. Un avvenimento così marcatamente europeo ed europeista (anche per i grandi fondi economici che l’Unione Europea metterà a disposizione) suona come un ossimoro se pensiamo a quanto l’elettorato abbia lanciato un monito di profonda distanza con quelle che sono le politiche e gli obbiettivi di Bruxelles. La forte spinta propulsiva che una manifestazione di questo tipo ha di solito però potrebbe anche tramutarsi in una sorta di mezzo attraverso il quale la società civile darà un segnale opposto a quello che è stato espresso attraverso le urne. Non possiamo stabilirlo ora, ma fa sempre piacere pensare che la cultura sia sempre il mezzo più efficace per arginare pericolose derive di isolazionismo ed intolleranza. La città, la Polonia e l’Europa, potrebbero avere la grande possibilità che si può andare ben oltre politici che dichiarano i rifugiati come “portatori di malattie e violenze”.
 
Mattia Temporin
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