Elezioni portoghesi 2015: una sconfitta dei socialisti, non una vittoria di Passos Coelho

Domenica 4 ottobre i cittadini portoghesi sono stati chiamati alle urne per votare un nuovo parlamento (l’Assemblea della Repubblica) e, di conseguenza, un nuovo governo, dopo un lungo periodo di crisi finanziaria e sociale. Ma, esattamente come nel 2011, il verdetto è stato alquanto incerto. Infatti la coalizione di centro-destra PaF (Portugal a Frente), composta dai social-democratici (PSD) del premier uscente Pedro Passos Coelho e dai popolari della CDS, ha vinto ma non è riuscita ad ottenere la maggioranza assoluta. Il Portogallo è comunque diventato il primo paese in Europa a confermare il proprio esecutivo dopo che quest’ultimo ha imposto programmi di austerità e tagli della spesa pubblica. Il partito Socialista (PS) è uscito sconfitto, non facendo tesoro di 4 anni di opposizioni alle politiche economiche del governo. Il Blocco di Sinistra (BE) si è rivelato invece la sorpresa della notte lusitana, raggiungendo il suo miglior risultato di sempre. Il vero protagonista di questa tornata elettorale è stato però l’astensionismo, nonostante alcuni goffi tentativi di negarlo. Il 43,07% degli aventi diritto non è andata votare, una record negativo dal 1974 , anno della rivoluzione dei Garofani che ha posto fine alla dittatura.
Pedro Passos Coelho
Pedro Passos Coelho in una manifestazione prima delle elezioni – Fonte: Financial Times
Dopo 9 governi, 12 primi ministri e 3 piani di salvataggio (1977, 1983, 2011), quasi 10 milioni di portoghesi hanno assistito ad una delle elezioni più politicamente rilevanti degli ultimi anni e anche una delle più sfaccettate. In una giornata piovosa, con il campionato di calcio nazionale che ha deciso di non fermarsi, il paese ha potuto scegliere il proprio futuro per la prima volta dopo la fine dell’intervento della Troika – unione di Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.
Tuttavia, per comprendere queste elezioni è necessario inquadrare la situazione economica e sociale portoghese oltre che gli sviluppi politici recenti. Marzo e aprile del 2011 sono stati due mesi cruciali. In marzo il PS, al potere dal 2005, ha presentato un nuovo pacchetto di austerità che includeva riduzioni degli stipendi e delle pensioni. L’opposizione di centro-destra, ovvero il PSD, si è rifiutato di approvare queste misure in parlamento, provocando una crisi politica che, fondamentalmente, si è risolta con il prestito di 78miliardi da parte della Troika il mese successivo. Nel frattempo Jose Socrates, il premier di allora, si è dimesso e sono state convocate nuove elezioni, in cui il PaF ha trionfato, con la promessa di stabilizzare la reputazione di Lisbona presso i mercati finanziari e di correggere gli squilibri macroeconomici. 
L’obiettivo è stato centrato a metà. Da una parte nel primo semestre del 2015, il PIL nazionale è cresciuto del 1,6 % rispetto all’anno precedente, l’esportazioni sono cresciute del 6% tra maggio e giugno e l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha migliorato la sua valutazione sui titoli di stato portoghesi da BB a BB+. D’altra parte però la ricapitalizzazione dell’istituto di credito “Novo Banco” ha causato un aumento del deficit nel primo semestre dell’anno dal 4,5% al 7,2% e il tasso di disoccupazione giovanile si attesta ancora attorno al 32% mentre quello generale è al 12%. Queste due statistiche sono peraltro contestate dall’opposizione a causa dell’emigrazione di massa dal paese avvenuta negli ultimi 4 anni (si parla di circa 500mila persone) e l’espansione dei tirocini non retribuiti. Inoltre l’esecutivo di Passos Coelho ha fallito il suo obiettivo di riduzione del pubblico, visto che quest’ultimo è aumentato ancora dal 111% del 2011 al 130% del 2015.
Antonio Costa
Un Antonio Costa corrucciato – Fonte: Publico

Per quanto riguarda lo svolgimento della campagna elettorale, il tema centrale è stato ovviamente il piano di salvataggio della Troika. Ma non solo… Infatti, nel novembre scorso Socrates, il carismatico ex primo ministro è stato arrestato per corruzione, frode fiscale e riciclaggio di denaro, scioccando la nazione intera e minando la credibilità del Partito Socialista. Questo evento ha condizionato fortemente la competizione. Si è parlato costantemente dello scandalo e della figura di Socrates. In tempi così difficili i cittadini portoghesi avrebbero meritato di ascoltare anche altro rispetto a chi ha per primo chiamato la Troika 4 anni fa o di futili accostamenti tra Socrates e il nuovo leader del PS, Antonio Costa. La mancanza di idee per il paese da parte dei due partiti principali è stata tanto evidente quanto assurda. “Istruzione” e “sanità” sono state due parole quasi mai pronunciate durante la campagna elettorale. Invece i candidati si sono scontrati con armi irrilevanti, non contribuendo a rendere più costruttivo il dibattito politico.

Alla fine è emerso un risultato contraddittorio che ha lasciato i portoghesi ragionevolmente confusi e preoccupati per le sue conseguenze. La coalizione del PaF, come accennato in precedenza, non ha conquistato la maggioranza con il suo 36,8% dei voti. Il forte PS ha patito una sconfitta bruciante, ottenendo il 32,5% delle preferenze e 85 seggi. Quello che abbiamo imparato è che un governo che attua manovre di austerità può rimanere al potere. L’analista politico diOpenEurope Vincenzo Scarpetta ha però colto un punto cruciale di questa tornata elettorale: “Dopo 4 anni di tagli e riforme, Passos Coelho ha ottenuto un risultato straordinario vincendo. E Costa un fallimento, perdendo.”
In mezzo a tutti questi mezzi vincenti e assoluti perdenti, il BE, guidato da Catarina Martins, ha raccolto il suo record di voti con il 10,2%, più che raddoppiando il numero di parlamentari da 8 a 19. La formazione di sinistra radicale ha sorpassato lo storico partito comunista portoghese, diventando la terza forza politica del paese. Il paradosso di questa elezione è rappresentato dal fatto che una coalizione di centro-destra ha vinto le elezioni ma la maggioranza dei parlamentari sono di sinistra. Più della metà di chi si è recato alle urne ha infatti votato per partiti che, più o meno esplicitamente, si oppongono alle misure di austerità. Questo dato genererà inevitabilmente delle instabilità nel governo formato dal presidente Anibal Cavaco Silva nei prossimi giorni. Mentre però Martins ha affermato che lotterà contro un governo di centro-destra, Costa ha detto al suo partito di non voler “essere parte di una coalizione negativa, intenta solamente a creare ostacoli senza garantire una alternativa solida di governo”, accantonando qualunque ipotesi di alleanza con il Blocco di Sinistra e i comunisti della CDU. Entrambi questi partiti sostengono la rinegoziazione del debito come unica via d’uscita per il paese e i comunisti addirittura auspicano una uscita dall’Euro. Costa, per quanto porti avanti una retorica anti-austerità, non è disponibile a spingersi fino a questo punto.
Una opzione per garantire stabilità sarebbe una sorta di grande coalizione tra FaP e PS. Ma è vista giustamente di cattivo occhio dagli elettori socialisti. Nuove elezioni a breve? Il primo a non volerle probabilmente è proprio Costa che teme un’altra performance deludente. La mossa più razionale per lui è aspettare, accettare un governo di minoranza e forzare le elezioni nel 2016 o nel 2017. Tutti questi elementi insieme alla precaria situazione finanziaria contribuiscono ad una incertezza politica di cui il paese non sente affatto il bisogno.
Da segnalare anche il primo ingresso di un nuovo partito in parlamento da 15 anni a questa parte. Gli ambientalisti di Popolo, Animali e Natura (PAN) hanno infatti conquistato il loro primo seggio nell’Assemblea della Repubblica. 
In definitiva, è un momento estremamente interessante per la vita politica del Portogallo. Le istituzioni europee vedono sicuramente la vittoria di Passos Coelho come un’approvazione popolare dei programmi di aggiustamento applicati anche in Grecia e Irlanda. Ma a Lisbona, il presidente Cavaco Silva si appresta a formare un esecutivo di minoranza minacciato da una maggioranza “anti-austerità”. Costa, rifiutandosi di dimettersi da leader del PS, si è posto al centro di queste complesse negoziazioni, in particolare in previsione della legge di bilancio che sarà in aula nelle prossime settimane. Inoltre a gennaio i lusitani saranno richiamati ad esprimere il proprio voto per rimpiazzare proprio il presidente Cavaco Silva, in carica da 10 anni.
A prescindere da chi ha più o meno vinto e chi ha più o meno perso, una cosa è certa: al prossimo governo portoghese non mancheranno cose da fare o di cui preoccuparsi.
Joao Cunha
Portoghese, 23 anni, laureato in economia ad Amsterdam, attualmente residente a Londra

Traduzione a cura di Valerio Vignoli, qui si può leggere l’originale in inglese.
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