Alexis il Grande

Fonte:  Il Quotidiano Nazionale

Per la seconda volta, dopo quelle del 25 gennaio scorso, Tsipras ha vinto le elezioni politiche con il 35,5% di preferenze ottenendo una maggioranza relativa fatta di 145 seggi sui 300 previsti dal Parlamento greco.
Così come successo a gennaio, dove ne aveva ottenuti 149, dovrà per forza di cose formare un governo di coalizione passando per l’alleanza dei Greci Indipendenti di Anel, partito di destra ed euroscettico che ha ottenuto 10 seggi ed è guidato da Panos Kammenos.
Nea Dimokratia è il secondo partito, con il 28,1% dei voti e 75 seggi, i neofascisti di Alba Dorata sono il terzo partito con il 7% e 18 seggi, quarti i socialisti del Pasok con il 6,28 per cento (17 seggi). I comunisti di Kke si attestano al 5,6% con 15 seggi, To Potami al 4,09% con 11 seggi. I Greci indipendenti ottengono il 3,69% con 10 seggi e l’Unione dei centristi il 3,43% con nove seggi.

Lunedì sera Tsipras ha giurato davanti al Presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos e a breve formerà un nuovo esecutivo che potrà contare su un totale di 155 seggi sui 300 del Parlamento, una maggioranza abbastanza solida che gli permetterà di governare senza incontrare particolari ostacoli.
Dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che la prima mossa del premier sarà quella di istituire un iper-ministero per la Troika, concentrato cioè sul memorandum e sulle misure dei creditori, che dovrebbe essere occupato dall’ex ministro delle finanze Euclid Tzakalotos, che già aveva sostituito Varoufakis nel precedente Governo.
Le elezioni di domenica passeranno alla storia anche per il record negativo di affluenza alle urne, intorno al 56%, percentuale più bassa di sempre nella storia della Grecia.

I risultati, invece, sono stati pressoché simili a quelli del gennaio scorso, e proprio per questo sorprendenti.
I sondaggi dei giorni precedenti la tornata elettorale, infatti, erano abbastanza pessimisti nei confronti di una riconferma di Tsipras, o meglio riguardo al raggiungimento di una maggioranza relativa che gli avrebbe permesso di non dover stipulare un accordo con Nea Dimokratia.
Ma i sondaggi, come a volte succede, hanno sbagliato i propri calcoli, forse sottovalutando la forza di Tsipras o sopravvalutando quella dell’avversario.
Sta di fatto che il leader di Syriza ha trionfato nel vero senso della parola, non per quanto riguarda l’aspetto numerico bensì per quanto riguarda le modalità con cui ha condotto i suoi uomini alla riconferma in Parlamento.
Si è dimesso da Primo Ministro con lo scopo di avere una posizione più forte, ha visto la minoranza interna del suo partito fuoriuscire, formare un nuovo soggetto politico e non riuscire a superare la soglia di sbarramento necessaria per entrare in Parlamento, e il tutto dopo la firma del pacchetto di accordi con la Trojka che poteva seriamente pregiudicare la sua carriera politica.
Certo ha rischiato, come già era successo con il referendum del 5 luglio scorso, ma ha ottenuto quello che cercava: una nuova investitura popolare e una credibilità da esibire da qui in avanti per il resto della legislatura.

Piazza Syntagma in festa, venerdì 18 settembre

È una vittoria a tutto tondo, una vittoria dell’anima e nell’anima dei cittadini che l’hanno votato, anzi ri-votato, convinti che una possibile rinascita greca possa passare solo e soltanto da e con il suo lavoro.
Proprio a loro, lunedì sera a risultato ormai assodato, Tsipras ha parlato dicendo di sentirsi vendicato da questo risultato e al tempo stesso pronto per continuare a combattere sia dentro che fuori il Paese.
Se si dovesse fare un paragone con le elezioni del gennaio scorso, quelle di domenica passerebbero certamente in secondo piano, non tanto per l’importanza, bensì per l’alto tasso di astensione (+10%) e per quel senso di speranza che oggi è più debole di come lo era solo nove mesi fa.

La sfida che lo aspetta è affascinante, ma anche molto lunga e con parecchi ostacoli da superare.
Nei mesi precedenti si è battuto come un gladiatore nell’arena delle banche per cercare di ottenere le condizioni più favorevoli possibili per il ripianamento del debito greco, ed è riuscito a strappare una maggiore flessibilità da parte della Trojka.
Se da un punto di vista pratico Tsipras non può far altro che applicare le impopolari riforme contenute nel piano di aiuti, dal punto di vista morale, culturale e forse anche intellettuale ha l’onere e l’onore di cambiare una mentalità ancorata al passato e totalmente fuori luogo al giorno d’oggi. Abolizione delle agevolazioni fiscali per gli agricoltori, fine delle pensioni anticipate, ricapitalizzazione delle banche, ristrutturazione del debito pubblico e fine della corruzione.
Queste sono le basi da cui ripartire, e sono già di per loro sufficienti a mantenere la Grecia all’interno dell’Unione europea e dell’Euro.
Già, l’Europa.

La vittoria di Tsipras è soprattutto una buona notizia per l’Europa, perché i greci con il voto di domenica hanno scelto l’Europa e hanno capito che i loro interessi sono all’interno dell’Unione, e non al di fuori essa.

Giacomo Bianchi
@GiacomoBianchi6

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