Dentro il collettivo: da un’idea folle a documentario

Borgo Tanzi è una via come un’altra dell’Oltretorrente parmigiano. Le mura grigie degli antichi palazzi del centro storico scorrono ai lati degli stretti marciapiedi, si susseguono i portoni, le auto innervosite suonano i loro clacson contro i ciclisti che contromano sfrecciano verso i portici di via D’Azeglio. Potrete attraversarla in lungo e arrivare fino al torrente Parma. Potrà anche capitarvi, arrivando davanti al numero 26, di notare un importante portone in legno. Probabilmente sentirete delle voci provenire dall’interno e, altrettanto probabilmente, verrete colti dalla curiosità di varcarne la soglia.
Il numero civico 26 di borgo Tanzi, a Parma, non è un civico come un altro. Colori, risa, ciclofficina, lunghe nottate di vino e chiacchiere, aperitivi, lezioni, dibattiti, musica. Cos’è il 26 di Borgo Tanzi? No, non è il paese dei balocchi, è Art Lab: Autogestisci Rivendica Trasforma. Art Lab è un centro sociale nato il 6 maggio del 2011, per volontà di un gruppo di studenti universitari che hanno deciso di recuperare uno spazio dismesso da oltre vent’anni. È un progetto politico e sociale, un bene comune, sede di numerosi laboratori, per alcuni è casa. Il 25 aprile di quest’anno è stato liberato anche il Nomas Hotel, alle sue spalle, dunque all’interno dei due edifici trovano ospitalità numerose famiglie e ragazzi che pagano un affitto sociale per il fondo spese comuni.

Vi si respira un’atmosfera dalla quale è difficile non rimanere inebriati, per quelle strane coincidenze che portano un luogo a divenire familiare. Tra le tante persone che ne hanno varcato la soglia, c’è stato Lorenzo Melegari, il quale, al suo primo ingresso, è stato colto da un’idea incosciente e folle: realizzare un documentario. “L’idea è nata subito, quando ho messo il primo piede dentro Art Lab. L’emozione suscitatami da quel posto, da quei ragazzi, mi sembrava già sufficiente per dire: ‘Ok, proviamoci’. C’è un certo grado di casualità e di innamoramento nella scelta. Da un punto di vista razionale, ho avuto fin da subito la percezione netta che Art Lab, rispetto ad altre realtà, avesse un grado di apertura maggiore, che fosse una piccola isola dove si stesse sperimentando la ricostruzione della società su basi nuove, più libere da preconcetti e da logiche partitiche o veteromovimentiste”.

Lorenzo è di Parma ed è qui che dalla musica si è avvicinato al cinema, inizialmente con alcuni cortometraggi, per poi collaborare alla realizzazione del film La passeggiata dello scettico, con Alessandro Haber, e a due videoclip musicali. In tutto questo però, nessun contatto con il mondo dei centri sociali; perciò, quando deciderà di intraprendere il percorso che darà vita a Dentro il collettivo, Lorenzo dovrà studiare ed approfondire prima l’argomento. Allo stesso tempo questo gli consentirà di approcciarsi al tema “in maniera pura, senza pregiudizi o idee precostituite. Il mondo dei centri sociali è complesso, fatto di sfumature, rapporti politici, linguaggi settoriali, insomma: una precedente esperienza forse avrebbe finito per alterare un po’ il mio punto di vista”.

Quando iniziano le riprese, nell’autunno del 2012, c’è un’idea chiara e un obiettivo: raccontare e far raccontare “da dentro”, portando alla luce “un microcosmo di energie straordinarie”. Sembra facilissimo. Sembra. Prima di tutto, infatti, “il centro sociale è fatto di persone che vanno e che vengono, e dunque occorreva convincere tutti della bontà del progetto”, indipendentemente dall’entusiasmo di chi lo aveva inizialmente accolto. “Il centro sociale è un’entità viva, sensibile politicamente, bisogna tenerne conto quando vai a toccare i loro nervi caldi, e bisogna avere il giusto rispetto, soprattutto se ti trovi a dover filmare situazioni ai limiti della legalità”. In secondo luogo, “quando si tratta di politica, e soprattutto da una posizione così periferica, le diffidenze, i preconcetti, sono tantissimi. L’italiano medio pensa che i centri sociali siano soltanto luoghi dove la gente si sballa, va per divertirsi, non costruisce nulla, e nei casi peggiori ha idee estremiste e può costituire le basi per nuove cellule terroristiche. Ma a pensarci bene il vero italiano medio nemmeno sa cos’è realmente un centro sociale, al limite può ricollegarlo all’idea del black bloc incendiario post Genova, quando si trova a vedere le immagini di una qualche grande manifestazione sulle tv nazionali”. Ci sono poi gli ostacoli posti dai media, che continuamente denigrano e semplificano l’azione politica dei centri sociali, e quelli invece posti dai partiti e dalle amministrazioni locali, “anche se bisogna dare atto alla giunta 5 Stelle parmigiana (e questo rappresenta una novità nella storia politica cittadina) di aver saputo dialogare, a volte anche in maniera proficua, con i vari soggetti che fanno movimento in città”.

Alla fine le riprese sono durate tre anni. E Lorenzo ha realizzato qualcosa che nessun altro aveva fatto prima in Italia: non esiste nessun documentario che racconti in maniera sistematica la vita di un centro sociale. “È una novità assoluta, e, in questo senso, sono convinto che il documentario avrà la sua importanza sia a livello filmico, che a livello sociologico”. L’approccio di Lorenzo è “onesto e genuino”, contro il “senso del finto” che permea la stragrande maggioranza dei documentari recenti. L’occhio della telecamera entra dentro una realtà sconosciuta ai più, per restituirci le immagini di chi la anima, per contrastare i pregiudizi e allo stesso tempo per rivelarne con onestà i limiti e i nervi scoperti. Indipendentemente dalle opinioni personali e politiche, una cosa è certa: se un giorno Art Lab dovesse chiudere, Parma perderebbe “la capacità, in primo luogo, di interrogarsi. È una città piuttosto ricca, molto borghese, chiusa nel suo provincialismo. Questi ragazzi, in gran parte provenienti da altre regioni d’Italia, hanno saputo portare una ventata di novità, hanno saputo incalzare e smuovere una cittadinanza, ormai disabituata a mobilitarsi”. Art Lab è uno “stimolo alla promozione di una cittadinanza attiva, partecipata, che riprenda in mano la politica rimboccandosi le maniche, come evidentemente è necessario quando il voto finisce per essere esercizio sterile di democrazia”. Perciò lunga vita alla scuola di italiano per stranieri A voce alta, alla squadra di calcio antirazzista La Paz, alla ciclofficina, alla Ciurma.

Ora Dentro il collettivo deve trasformarsi in realtà filmica, e per poterlo fare è stato lanciato un crowdfunding che scadrà il 26 agosto. Questi fondi sono necessari per poter coprire le spese, in particolare quelle di postproduzione, e già moltissimi sostenitori hanno versato il loro contributo. È importante partecipare finché possibile, perché Dentro il collettivo è arte, giornalismo, informazione alternativa; in quanto tale: unica.

Roberta Cristofori
@billybobatorton

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