Sono andato ad un comizio di Matteo Salvini

Ieri sera Matteo Salvini era a Firenze, la città nella quale ho la fortuna di vivere dall’anno scorso, per la presentazione delle liste e del candidato governatore Claudio Borghi della Lega in vista delle regionali del 31 maggio. Era lunedì, quindi ho deciso di fare la pazzia e andare, un po’ per vedere fuori da un tubo catodico l’uomo nuovo della politica italiana, un po’ per provare il brivido di stare in mezzo ad un mondo a me quantomeno distante e incomprensibile come quello dell’elettorato leghista. Inoltre era curioso vedere l’impatto che poteva avere il Carroccio in una regione che non solo non è propriamente una sua roccaforte, ma fa anche parte di quel centro-sud Italia dal quale, punto primo del manifesto ideologico leghista, bisognava dividersi assolutamente fino a un paio di anni fa.
Nell’Auditorium al Duomo di via Dè Cerretani c’erano circa duecento persone, quasi metà figuravano come candidati dalle varie province per le regionali, composizione piuttosto eterogenea, molti 50-60enni ma non pochi giovani, mi ha colpito soprattutto la forte presenza femminile, forse più della metà, sicuramente più di quanto mi aspettassi, quasi tutte in età matura.
Il “capitano” (così è chiamato da tutti nell’ambiente) è arrivato con un’ora e mezzo abbondante di ritardo perché, con inossidabile coerenza, aveva partecipato ad un talk show. Prima di lui ha parlato il candidato governatore Claudio Borghi Aquilini, milanese, ex professore di economia ed ex dirigente di multinazionali, che ha aperto il discorso raccontando il suo stupore meneghino per la “connotazione mafiosa” assunta dal PD in questa regione, dove, a detta del professore, se alzi la testa e dichiari la tua diversità politica vieni isolato e messo in evidenza in modo che tu sia da esempio, ed in particolare “se hai una bottega perderai tutti i clienti”. Il più colpito di tutti ero io, tristemente conscio di non essermi mai reso conto di vivere sotto un regime autoritario-intimidatorio-regionale. Il resto del discorso riportava tutti i punti principali della nuova Lega salviniana: sicurezza, immigrazione, scandali, no Renzi, no UE, no Euro, no tasse, no banche, crisi, carcere. Devo essermi distratto mentre faceva proposte concrete su come governare la regione, però ero attento quando ha fatto dichiarazioni interessantissime che riporterò testualmente:
  • Qua bisogna tenere pulito, bisogna evitare che arrivi di tutto”.
  • (sui negoziati Grecia-UE) “.. c’erano dei tizi stranissimi, tipo Tusk” (attuale Presidente del Consiglio europeo)
  • Indipendenza della Toscana”
  • Ha chiesto di uscire dall’Euro persino la Danimarca, che è un posto del piffero e c’hanno solo una statua di una sirena
  • Juncker è un ubriacone (…) il Lussemburgo è lo stato che ruba più di tutti in Europa, per questo hanno messo lì Juncker”
  • Chi cazzo l’ha mai votato Juncker?” (gli elettori dell’Unione Europea, il 25 maggio 2014, ndr)
  • Noi siamo qua per vincere..” -voce dal pubblico- “..e vinceremo!” – Borghi ammicca.
Poi, alle 22.35, l’arrivo del capitano tra uno scroscio di applausi (volevo contare quanti ce ne sarebbero stati in totale ma ho fallito miseramente dopo 5 minuti). Ha parlato per 45 minuti, era circondato da amici e adulatori quindi non ha mai urlato né alzato particolarmente i toni (dire che parlava come una persona qualunque al bar potrebbe risultare offensivo, ma la percezione era quella, nel bene e nel male). Riporto brevemente i temi principali, tutti trattati abbastanza velocemente e superficialmente, nonché intervallati da copiosi applausi. Sono le stesse cose che chiunque può leggere sulla sua pagina Facebook o avere altissime probabilità di ascoltare accendendo la televisione in qualsiasi momento su qualsiasi canale:
  • retorica anticasta corrotta e arraffona.
  • distribuzione ai cittadini italiani di un milione di moduli per fare richiesta di asilo politico.
  • immigrazione: solo 3600 su 170000 sbarcati (non precisate le tempistiche) sono rifugiati politici. “Quei 3600 sono miei fratelli”. Applausi. 
  • a Mineo (Sicilia) più di 50 mln di euro all’anno stanziati per centro accoglienza immigrati. Comune governato da NCD. L’immigrazione è un business per la sinistra.
  • (I have a dream) “esodati al posto dei richiedenti asilo”.
  • polemica anti Fornero e contro la cancellazione del referendum (incostituzionale, ndr) proposto dalla Lega.
  • Stato vero evasore.
  • tassare la prostituzione.
  • caso ASL di Massa Carrara.
  • apertura degli ospedali fuori dall’orario d’ufficio.
  • contributo economico ai genitori divorziati (“diversi dagli 80 euro di Renzi, pagati da chi non lavora”).
  • contrarietà ad IMU sui terreni agricoli e sulle case terremotate ed inagibili in Emilia.
  • nel mio paese normale (idea che si presenta quasi sempre nelle sue argomentazioni) la casa non è tassata
  • governati da cretini”.
  • polemica contro i giornalisti (del cui ordine dichiara, vergognandosi, di fare parte) per la distorsione dei risultati della Le Pen in Francia.
  • polemica contro i poteri forti “che ci vorrebbero più moderati, ma io ho incontrato tantissima gente normale e vi assicuro che non è moderata”.
  • Renzi ha l’obiettivo di distruggere l’economia italiana”.
  • in un paese normale, tra guardie e ladri io sto con le guardie”.
  • sicurezza, aneddoti raccontati da poliziotti su criminali stranieri liberi dopo pochi giorni (una signora dal pubblico grida che gli algerini sono tutti degli infami, Salvini risponde ironicamente che “ce ne sarà uno a posto” ).
  • polemica contro la depenalizzazione di 150 reati, tra cui la corruzione, operata dal governo Renzi.
  • criminali in galera e lavorare (standing ovation).
  • in un paese normale, asili nido gratis, non bonus bebè che con i parametri del governo va solo agli stranieri e ai disonesti.
  • non sono xenofobo” aneddoto personale sulle sue gite a Chinatown a Milano da bambino. Dice che adora il confronto culturale e parla un po’ di genovese e di sardo grazie all’ascolto di De Andrè. Ma è questione di numeri e proporzioni: adesso a Chinatown sono (sorprendentemente) tutti cinesi.
  • Integrazione è possibile solo se cultura ospitante è orgogliosa.
  • sinistra complice del fenomeno dell’islamofobia.
  • la sinistra odia l’Italia e la Toscana.
  • Renzi ha amici forti ed è peggio di Berlusconi, ma lui ha grande rispetto per i valori di sinistra e la gente di sinistra (una signora scatta in piedi ad applaudire ma si risiede mestamente dopo pochi secondi accorgendosi di essere l’unica).
  • “Noi abbiamo aperto gli occhi per tempo”. Dichiara di non volere qualche voto in più, ma di voler salvare tutto.
  • l’immigrazione si può fermare”.
  • questi parlano di fascismo quando i primi squadristi sono loro”.
  • finale sulla sicurezza: chiudere i campi rom come priorità, poi centri sociali abusivi.
  • finale sull’economia: con tassazione al 63% se evadi fai bene. Flat tax tra 15% e 20% per “convincere anche i più ricchi a pagare le tasse”.
Par condicio: anche Stewie e Brian Griffin sono leghisti
Prima di andarmene ho assistito all’ennesima lunghissima ovazione e all’inizio della fila per fare le foto col leader. È mancata, completamente, solo una cosa: l’interazione. Il pubblico non era diverso da quello dei talk show: nessuna domanda, nessuna osservazione, nessuna critica. Solo applausi e manifestazioni di consenso (“c’ha proprio ragione”, “non se ne può più”) dette al vicino o magari anche urlate ma senza la pretesa di uno scambio, un po’ come mettere like su Facebook o fare un retweet su Twitter. Lungi da me fare il nostalgico, ma avevo un’altra idea di comizio politico.
Infine, mi ha colpito soprattutto una cosa dell’aspetto comunicativo dell’. La costruzione retorica del “paese normale” (utilizzata diverse volte anche da Borghi) è emersa almeno una decina di volte. Consiste nel prendere un caso isolato ed eccezionale, innalzarlo a caso medio riportandolo come se fosse una cosa ordinaria e abituale per poi commentare con un’ovvietà come “questo non succede in un paese normale”. Allo stesso tempo, il “paese normale” è una sorta di utopia leghista dove tutto è efficiente e i cittadini godono di diritti ed agevolazioni assoluti (no tasse sulla prima casa, asilo nido gratis, fisco amico, giustizia efficiente, ritorno alla cara vecchia Lira, sicurezza sempre garantita) e questo si verifica in un contesto assolutamente irreale e anche abbastanza inquietante dove le diversità sono annullate e c’è totale omologazione culturale/etnica/religiosa/politica. Salvini propone ad un pubblico profondamente conservatore e xenofobo quella che effettivamente è la loro idea di normalità, un paradiso di destra nazionalista ed impermeabile ad ogni scambio col mondo reale, con preoccupanti elementi totalitari come il costante rifiuto della diversità, presentati però in maniera bonaria e nostalgica, nascondendo la violenza intrinseca di quelle parole. È la sua forza, ma anche il suo limite: solo Ned Flanders (minuto 14) e pochi altri hanno questa concezione irreale e distorta di normalità.

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