Habemus Praesidentem: la vittoria di Sergio Mattarella e Matteo Renzi

Finalmente abbiamo il dodicesimo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella, è stato eletto al quarto scrutinio con 665 voti, quasi i due terzi del totale e giurerà martedì alle 10. La candidatura di Mattarella è stata proposta dal Partito Democratico ed è stata sostenuta anche da SEL, Scelta Civica, NCD e gruppi minori. Forza Italia ha deciso di votare scheda bianca ma le schede bianche sono state meno dei grandi elettori su cui poteva contare: qualcuno ha votato Mattarella, e anche di questo se ne parlerà nei prossimi giorni.
Nato a Palermo il 23 luglio 1941, deputato dal 1983 al 2008 prima tra le fila della Democrazia Cristiana e poi con il Partito Popolare e la Margherita e iscritto al Partito Democratico dal 2007. 
Ha ricoperto più volte la carica di Ministro: Ministro per i rapporti con il Parlamento nel 1987 durante il Governo Goria, della Pubblica Istruzione nel 1989 nel Governo Andreotti, della Difesa nel 1999 con Massimo D’Alema Presidente del Consiglio, ed è giudice costituzionale dal 2011 su nomina parlamentare. 
Da Ministro della Pubblica Istruzione si dimise il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della DC, per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo, che venne soprannominato sarcasticamente “Legge Polaroid” in quanto, a detta dei detrattori, si limitava a fotografare la condizione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi. 
Proprio per queste sue dimissioni, il leader di Forza Italia non ha voluto appoggiare la candidatura di Mattarella a Presidente della Repubblica. 
Più che delle sua storia personale e politica, spesso si parla  del “Mattarellum”, l’appellativo inventato da Giovanni Sartori per la legge elettorale approvata dopo il referendum del 1993: si trattava di un sistema piuttosto complicato ma che, come caratteristica fondamentale, assegnava i seggi per tre quarti con il maggioritario e per un quarto con il proporzionale. Il Mattarellum ha regolato lo svolgimento delle le elezioni del 1994, del 1996 e del 2001, prima del cosiddetto “Porcellum”. Sebbene molto criticata all’epoca, è stata poi rivalutata e oggi è spesso citata come l’ultima legge elettorale italiana che permetteva agli elettori di scegliere direttamente e con semplicità i loro rappresentanti.
Sergio Mattarella ha vinto. 
Ha vinto anche il Partito democratico, e con lui l’Italia. Due anni fa, abbiamo assistito ad uno spettacolo penoso fatto di spaccature e tradimenti, dando al mondo l’immagine di un’Italia alla deriva, di un sistema politico allo sbando e di un Paese ormai sull’orlo del baratro. 
Come spiega chiaramente Michael Brau su Internazionale, “questa volta invece, malgrado le sue divisioni interne, il Pd ha retto alla prova, grazie anche a una minoranza che, sotto la guida di Pierluigi Bersani, ha voluto giocare la partita. E grazie al segretario nonché presidente del consiglio, Matteo Renzi. È lui infatti il vincitore assoluto: ha anteposto l’unità del partito al patto del Nazareno. Ha rinunciato a designare un candidato “renziano”, magari gradito a Berlusconi. Ha optato per un profilo che piace tanto alla sinistra del Pd quanto alle forze centriste ed ex Dc sparse un po’ in tutti i partiti, per una persona inoltre sulla cui preparazione e indipendenza pochi nutrono dubbi.”
Ma la vittoria di Renzi non si ferma alla “semplice” elezione del Presidente della Repubblica. 
È stata una vittoria totale: ha scelto lui personalmente il presidente della Repubblica; ha ottenuto il consenso di tutto il suo partito, che fino a ieri era in profondissime divisioni; ha ricevuto quindi dalle opposizioni interne, Fassina, Civati, Bersani, lodi e apprezzamenti unanimi come mai, ricompattando un senso di identità che per qualche tempo annulla tutte quelle divisioni; ha smentito i suoi nemici più aggressivi sgonfiando loro in mano il grande mito diabolico del Patto del Nazareno, arma di polemica quotidiana nei suoi confronti; ha dimostrato ai sospettosi del suo avvicinamento a Berlusconi che lui Berlusconi lo scarica e umilia quando vuole; scaricato e umiliato Berlusconi; gettato Forza Italia in un caos persino più drammatico di quello in cui già si trovava; evitato probabilmente che tutto questo possa avere conseguenze sulla riforma della legge elettorale; escluso completamente dalla scena il M5S e ridicolizzato i suoi sforzi sovversivi, diventati contorno e capriccio; portato sulla propria autonoma scelta di un candidato il voto arrendevole di molti parlamentari di altri partiti.
Matteo Renzi ha vinto soprattutto dimostrando che il Presidente della Repubblica non è un esponente del Patto del Nazareno, ma del Patto del PD, dove la maggioranza e la minoranza si sono trovate d’accordo. Il PD oggi ha dimostrato unione e compattezza, ma nessuno si aspetta che un tale compromesso possa durare per molto tempo. 
La bravura dei singoli esponenti, la grandezza del campo politico che va ad occupare, e la mancanza di un “Padrone”, fanno del Partito Democratico un partito che sarà sempre soggetto a questo tipo di rotture e tensioni. 
Ma per il momento Matteo Renzi ha superato queste difficoltà. 
Lo attenderanno giorni difficili, soprattutto perché il Presidente della Repubblica non sarà per nulla accondiscendente nei suoi confronti, ma un uomo tutto d’un pezzo che non svolgerà la sola funzione da arbitro o controllore, ma vivrà attivamente e direttamente la vita del Parlamento del nostro Paese. 
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