Podemos: la Spagna va a sinistra

Qua in Italia suonerebbe come una Candid Camera, ma in Spagna i sondaggi recenti danno un partito di sinistra in testa alle preferenze degli elettori. Questo “scherzo” si chiama Podemos e, secondo l’istituto Metroscopia, questa formazione con meno di un anno di attività politica alle spalle, ad oggi sarebbe il partito dominante della politica spagnola, davanti ai due partiti che hanno dominato l’epoca post-franchista: il partito socialista e il partito popolare. Il 27,7 % con il quale Podemos si piazza in testa alle preferenze degli intervistati, sta creando un acceso dibattito su cosa sia questa piattaforma politica, generata dalle proteste degli “Indignados” del 2011. Pur essendo sorto il 16 gennaio di questo anno, Podemos ha già rappresentato una sorta di terremoto sia per la politica interna spagnola, sia per quanto riguarda la politica dell’Unione Europea. Terremoto quanto mai annunciato, visto che l’8% che Podemos ha  strappato alle ultime elezioni europee può essere interpretato come una risposta decisa da parte di chi si è completamente sentito trascurato dai due principali partiti spagnoli, ree di aver condotto quelle  politiche neoliberiste, trasformatesi nella catastrofe economica che ha messo in ginocchio la Spagna nel 2008. Podemos si è subito proposto come incalanatore naturale di quelle proposte che giungevano da chi si aspettava un’evoluzione politica del movimento degli indignati, per scongiurare il rischio che il patrimonio delle proteste del movimento “15M” si risolvesse in una contestazione fine a se stessa.
podemos
Podemos, come Syriza in Grecia, ha lanciato una sfida importante non solo al paradigma dominante in Spagna, ma anche in Europa. L’Unione Europea, la Troika e le politiche di austerità sono il bersaglio contro cui punta forte Pablo Iglesias, carismatico leader di Podemos, proveniente dal mondo accademico e presenza ormai costante in buona parte dei talk-show spagnoli. Il programma da lui illustrato, che sta facendo le sue fortune, consiste nella lotta contro le grandi imprese, la casta politica spagnola e l’eurocrazia di Bruxelles, nella nazionalizzazione del servizio pubblico e in un desiderio fondante di democrazia diretta, che porti l’elettorato spagnolo a essere il perno fondamentale della politica. Insomma, un tentativo di eliminazione della rappresentanza, che assomiglia molto a quello del nostrano Movimento 5 Stelle. Sebbene entrambi vogliono letteralmente spazzare via il vecchio sistema, quello che lo differenzia dal movimento di Beppe Grillo è la marcata appartenenza di Podemos all’alveo della sinistra. Inoltre, se da un lato entrambi puntano tantissimo sul concetto di “democrazia dal basso”; dall’altro il soggetto politico di Iglesias si definisce “partito”, cosa mal digerita da Grillo, intento ad eliminare completamente qualsiasi tipo di corpo intermedio tra potere e popolo. Per di più, negli intenti di Podemos, la democrazia rappresentativa non viene mai fatta oggetto di un attacco di ideologico. Tuttavia, un’altra cosa che accumuna i 5 stelle e i nuovi portabandiera della sinistra iberica è la mobilitazione della base degli attivisti, attraverso piattaforme web dove si discute di programmi, regole, principi da rispettare e proposte politiche da lanciare. Lo scorso ottobre questa mobilitazione online è sfociata in una due giorni di Assemblea Nazionale a Madrid, dove 8000 partecipanti hanno scritto una vera e propria carta degli obiettivi politici, quali difesa del diritto alla casa e dei beni comuni, oltre ad una ristrutturazione del debito che tagli completamente ponti tra la Spagna e le politiche di austerità imposte dalla Troika. Questo documento è poi stato caricato sul sito del partito, dove gli iscritti, circa 160.000, hanno potuto prendere parte al dibattito sulla scelta dei contenuti. Una forma partecipativa che si fonda quindi sulle nuove tecnologie.
podemos spagna leader
Nonostante l’attività della base sia il perno centrale sulla quale ruota la loro ragion d’essere, Movimento e Podemos sono accomunati anche dalla leadership, dal carisma e dalla centralità della figura dei due leader. Se, come è noto, questa autorità ha influito e sta influendo sulla condotta interna dei 5 Stelle, tra espulsioni e “fatwe” lanciate da Grillo attraverso il suo blog a chi esprime dissenso riguardo la linea da seguire; al momento, questo culto dell’infallibità del capo non ha ancora gettato radici in Podemos. Incidenti di percorso, discussioni accese tra membri e, in generale, visioni diverse esistono all’interno del partito, ma ad oggi, il tutto non si è tradotto nello scontro tra fazioni interne. Chiudendo, la linea di alleanze politiche nel post elezioni europee ha seguito strade diametralmente opposte: Podemos ha aderito immediatamente al GUE, la sinistra europea campeggiata da Alexis Tsipras, mentre Grillo, sull’onda di una svolta a destra del Movimento, ha preferito stringere patti con gruppi euroscettici e xenofobi, come lo UKIP del discusso Nigel Farage.
Podemos, più ha aumentato consensi e seguiti, più è diventato il centro dominante nell’universo della sinistra radicale spagnola. Per le prossime elezioni comunali a Madrid (maggio 2015), sembra che una parte consistente di “Izquierda Unida”, confederazione che aveva sempre rappresentato l’alternativa ai socialisti, spinga per un’alleanza politica con i nuovi arrivati. Anche negli altri movimenti, molti attivisti vogliono agganciarsi a Podemos, in una condivisione di idee, di valori e lotta politica. Visto il volo che ha spiccato nei sondaggi il nuovo partito, non è difficile pensare come Podemos sia unanimamente considerato come l’unica alternativa credibile per sfidare PSOE e PP. Nessuno vorrebbe farsi sfuggire di mano il sogno di creare i nuovi fenomeno Tsipras e Syriza in salsa iberica. Insomma, un po’ come sta “accadendo” alla sinistra radicale italiana…
Mattia Temporin

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