Calcio – Top e Flop della 12^ di Serie A

TOP

Paul Pogba (Lazio – Juventus 0-3)
Non sono tanto i numerosi gol segnati dalla lunga distanza a fare di Paul Labile Pogba un campione, paragonato ad altri grandissimi del calcio. Non è la straordinaria maturità, non è la lucidità costante. Non è il fatto che nonostante tutto abbia appena 21 anni. E’ l’insieme di tutte queste cose, unito alla straordinaria semplicità con cui gioca, o meglio, sembra giocare. Infatti il francese fa sembrare qualsiasi gesto di una semplicità disarmante. Osservate il primo gol fatto contro la Lazio. Tevez lancia palla dalla fascia e Pogba mette fuori gioco l’avversario e si posiziona davanti al portiere. Tutto ciò con un unico fluido movimento atto a controllare la palla. La storia di Pogba alla Juventus è piena di questi episodi, in qualsiasi fase di gioco ed in qualsiasi posizione del campo. La crescita, da quando è arrivato in Italia (dal Manchester United, dove era arrivato per espresso ordine di Alex Ferguson e da dove era partito a parametro zero) è stata esponenziale. Fin dalle prime partite il talento si è visto subito, ma la visione di gioco e la capacità di interpretare la manovra di squadra crescono giorno per giorno.
Le vere provinciali in Serie A: Empoli e Sassuolo (Parma – Empoli 0-2 e Torino – Sassuolo 0-1)
Empoli e Sassuolo sono le uniche due squadre di Serie A a non avere sede in una città capoluogo di provincia. Ecco perché, per la prima volta, si può parlare veramente di calcio provinciale. E il calcio provinciale, in Italia, rende. Rende tanto che sia Empoli che Sassuolo mostrano un calcio avvincente, propositivo e frizzante, ben diverso da quello che ci si aspetterebbe –erroneamente- da due squadre che, agli albori del campionato, sembravano candidate alla retrocessione. Sono squadre diverse, con filosofie societarie diverse (l’Empoli coltiva, il Sassuolo spende) ma con risultati simili. Entrambe infatti vincono contro avversarie, sulla carta, più forti. Entrambe viaggiano su binari tranquilli, ben lontani dalla bagarre per salvarsi. Entrambe segnano con tutta la squadra, senza avere un marcatore definito (unica eccezione Berardi, comunque a tre gol). Non resta che vedere dove potranno arrivare.
Antonio “Totò” Di Natale (Udinese – Chievo 1-1)
400 presenze in Serie A, 300 gol tra i professionisti, 200 reti in Serie A. Tutti questi record raggiunti in una sola gara farebbero impallidire chiunque. Totò Di Natale invece non si lascia spaventare dai suoi stessi numeri e guida ancora l’Udinese alla veneranda età di 37 anni. La carriera di Totò, cominciata ad Empoli, lontana sia da Udine che da casa, Pomigliano D’Arco. Le prime delle numerose reti arrivano nell’Iperzola, squadra (che ora non esiste più) del comune di Zola Predosa, in provincia di Bologna. L’arrivo ad Udine è datato 2004, dove gioca insieme all’Ariete di Crotone Vincenzo Iaquinta e a David Di Michele. Dopo la prima stagione con Spalletti, arrivano annate difficili. La vera consacrazione arriva con Pasquale Marino prima e con Francesco Guidolin poi. Contando tutte le competizioni, dal 2009 alla stagione scorsa segna 132 reti (29, 28, 29, 26, 20). Al termine della scorsa stagione sembrava pronto ad appendere gli scarpini al chiodo, ma nell’ultima partita (contro la Samp, finita 3-3) ha segnato una tripletta. Dopodichè, ha rifiutato una offerta dal Guangzhou di Lippi e ha deciso di continuare a giocare e segnare a Udine. Ora Baggio dista solo cinque reti.

FLOP

Il conflittuale rapporto tra Torino e i rigori (Torino – Sassuolo 0-1)
Uno degli elementi che più ha rappresentato in questi anni il Torino di Ventura è l’attaccamento del pubblico alla squadra. Nemmeno nei momenti più bui, i granata in campo sono stati fischiati o insultati dall’intera tifoseria granata sugli spalti. Eppure è proprio ciò che è successo al termine della sfida persa con il Sassuolo, che ha ricacciato la squadra della Mole sempre più verso la zona rossa della classifica. E la sconfitta assume i contorni della beffa, pensando che ancora nel primo tempo ed ancora sullo 0 a 0 al Torino era stato fischiato un rigore a favore. Ma i rigori da queste parti non sono più ben accetti. Dal dischetto è infatti andato Sanchez Miño, che si è fatto ipnotizzare da Consigli ed ha sbagliato. Proprio come El Kaddouri prima di lui. E Larrondo. E proprio come Cerci ed Immobile la stagione scorsa. Sono infatti cinque i rigori consecutivi sbagliati dal Torino, tutti parati dal portiere avversario. E ad aprire la serie fu proprio Consigli la scorsa stagione contro il nuovo attaccante del Borussia Dortmund. Poi fu il turno dell’attuale panchinaro all’Atletico Madrid, che sbattè contro i guantoni di Neto facendo infrangere i sogni granata d’Europa all’ultima partita della scorsa stagione (Europa poi riguadagnata grazie ai guai ben peggiori del Parma). In questa stagione invece sono già tre i tiri sbagliati dagli undici metri, prima contro Handanovic e poi contro Rafael del Verona. C’è da sperare che ora Consigli abbia chiuso il giro, altrimenti la situazione del Torino diventerà ancora più grottesca e più in bilico.  
Il Parma, ovvero la B sempre più vicina

Dieci sconfitte su dodici partite non è proprio uno score esaltante. Qualsiasi squadra sarebbe in seria difficoltà se, dopo appunto 12 incontri, si trovasse già a cinque punti dall’ultimo posto utile per salvarsi. Ecco, ora a questa squadra verranno tolti anche (almeno) tre punti, per mancati versamenti degli stipendi ai giocatori. La situazione è decisamente disperata. Ecco, a questa squadra ora aggiungete una rosa non all’altezza, una società in dissesto economico ed un allenatore che o non ha più le redini della squadra o non ha più le motivazioni. Una soluzione tra le più gettonate in questi casi è cambiare allenatore. Solo che una società incapace di pagare gli stipendi dei giocatori come può permettersi di assumere un altro mister, lasciando a libro paga Donadoni, aggravando così ancora di più il dissesto societario? Gli allenatori costano, quindi o ci si affida ad un esordiente (si vocifera di Crespo) o ci si affida ad una soluzione interna, ma entrambe queste soluzioni possono effettivamente cambiare la situazione di squadra? La situazione è più grigia che nera.
La noia in mondovisione del derby di Milano

Era certamente la partita più attesa da un paio di settimane. Da una parte i milanisti, per vedere effettivamente se la loro squadra può puntare a qualcosa di più dell’Europa League, e per osservare Pippo Inzaghi davanti ad una delle partite più sentite della stagione. Dall’altra gli interisti, reduci da un periodo sicuramente deprimente con Mazzarri alla guida (non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello psicologico. Un allenatore dare la colpa del cattivo stato di forma alla pioggia non si può sentire.) che speravano nella Riforma di Mancini, allenatore mai dimenticato e che ha risollevato (insieme a Calciopoli) gli animi nerazzurri dalla pareggite che aveva colpito la squadra prima del suo arrivo. A guardare tutto il mondo del calcio, italiano e internazionale, con quasi 80.000 persone allo stadio. E tutte le attese sono state deluse. Il mondo ha assistito ad uno dei derby più brutti degli ultimi 20 anni, con poche emozioni ed ancor meno tiri in porta. Le due squadre in campo hanno subito una ridimensionata, tanto che da più parti sono piovute accuse e critiche. Se doveva essere lo specchio del nostro calcio, così non va.

Marco Pasquariello
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