L’Esercito Israeliano è più #social di te: guerra e nuovi media

Questo è un pazzo mondo – e lo è per davvero, dovremmo ringraziare Dio o qualche allineamento geopolitico per il fatto che il nostro paese è, almeno macroscopicamente, esente da guerre e devastazioni da settant’anni. E’ un mondo così pazzo che, come nei migliori sogni bagnati degli scrittori della seconda metà del Novecento, i militari di uno dei paesi più militarizzati del pianeta hanno più followers, condivisioni e likes di tutte le band in cui hai suonato e in cui potrai mai suonare nell’arco di tre o quattro vite. 
 
Sto parlando delle Israel Defense Forces, che sono l’esercito (principalmente reclutato grazie alla leva obbligatoria) di sicurezza nazionale dello stato di Israele. Per i dati tecnico-militari vi rimando ad altre fonti, perché non è quello di cui si parlerà qui. Le statistiche che mi interessano sono invece altre: ad oggi contano 888.764 likes* su Facebook a cui vanno aggiunti 352.211 della pagina scritta in lingua ebraica; sull’uccellino azzurro, dove sono presenti dal 2009, vantano 316k followers, 1200 tweets e 1500 video postati; su Flickr hanno più di 5000 foto; hanno 486 seguaci su Instagram e hanno colonizzato persino Google Plus, il tutto condito da un blog in stile WordPress aggiornato costantemente sulle attività dell’IDF.
Considerando il marasma tematico che è apparso sui nostri newsfeed in queste settimane di guerra (un dato interessante: sono forse questi i più grandi movimenti di guerra fra Israele e Palestina da quando esistono i social su larga scala, cioè dal 2008/2009 ?), poter contare su 1 milione e più di persone che hanno accesso diretto alla tua propaganda governativo-militare è un’arma da annoverare a pieno titolo a fianco di quelle più tradizionali – considerando anche il fatto che non esiste una contropartita social da parte palestinese, o almeno non l’ho trovata, il che nel mondo di internet è equivalente a dire che non esiste (se escludiamo i meme jihadisti che ci segnalano quei dritti di Motherboard). 
Ma quali sono i contenuti – e le forme – della comunicazione delle forze militari israeliane? (Sicuro non questi).
La scelta comunicativa su Facebook (ci limiteremo a questo) spazia lungo un continuum che comprende situazioni quali il bollettino di guerra, l’infografica, il meme, la pubblicità progresso e la pura propaganda (sia ben chiaro, considero normale il fatto che su una pagina del genere ci sia sostanzialmente della propaganda, che per definizione è di parte). 
Alcuni esempi, per categoria.
 
Bollettino di guerra:

 

Comandanti dell’IDF a colloquio sulle prime linee.
Risultati dei razzi lanciati da parte di Hamas
una curiosa caccia al tesoro Allarme aereo in Israele
L’infografica: 

 

 

Propaganda:
Citazioni sconvenienti da parte del nemico.
Questo è un colpo niente male, devo ammettere.
La gnocca:
#Instagaza
“Niente di meglio che un po’ di pompelmo sciroppato dopo tutto quello sparare ai fottuti arabi!”
Vabbè.

 

Puro #social: 
#instaparachute
Il cortocircuito peggiora se consideriamo che l’abusato meme del “Keep Calm and…” 
trova le sue origini durante i bombardamenti nazisti di Londra.
Reclutamento:
Fra i commenti: “Fuck intel, go infrantry!!!”
Questa ultima immagine che posto qui sotto riassume la mission originaria di un’operazione del genere (la quale immagino richieda, ed è un fattore non secondario,  uno staff dedicato e ben coordinato di chissà quante persone fra grafici, creatori di contenuto, portavoce, ecc. ecc.). Si tratta di un’operazione di immagine ma a un livello più alto di quello che potrebbe sembrare superficialmente. L’idea del web 2.0 (concedetemi l’uso di quest’espressione nella sua accezione originaria, una volta tanto) è sfruttata al livello più alto possibile: coinvolgere chi sta dall’altra parte del contenuto da te creato affinché ti sostenga politicamente e ti protegga nella tua web reputation. E solo che qui non stiamo parlando di un’azienda di fazzolettini da naso, ma dello stato nazionale più discusso in quanto tale nell’ultimo secolo. Il bello qual è? E’ che, come potrete evincere dalla lettura dei commenti, ci stanno riuscendo alla grande e, soprattutto, su una scala decisamente worldwide – proprio grazie a internet, ça va sans dire.

 

Vale la pena soffermarsi anche su un dato che abbiamo avuto sotto gli occhi sin dall’inizio, cioè il fatto che sia tutto inglese è spia del fatto che la ricerca di consenso e appoggio internazionale è vitale per la politica israeliana – senza anche dimenticare il dato etnogeografico della diaspora, per cui è naturale rivolgersi alle varie comunità ebraiche sparse per il mondo, in primis quella statunitense. Un’altra interessante asimmetria che quantomeno segnala che la cura di questi dettagli comunicativi è ben ponderata, è quella che vede il blog sopracitato avere due versioni distinte: una in inglese (che viene tradotta identica in spagnolo e francese), mentre quella in ebraico è completamente diversa e viene tradotta pari pari solo in arabo.

Che mi ricordi le tartarughe ninja è una distorsione veramente troppo grossa.
Se fossi nei creatori di Winnie chiederei almeno i diritti.

Inoltre, c’è un sito, gestito da “giovani studenti e professionisti volontari”, ma in collaborazione col Ministero per la Interactive Media and Public Diplomacy, www.israelunderfire.com , tradotto in seimila lingue che si propone di filtrare le notizie sulla guerra “attendibili” da quelle incomplete, parziali o faziose. Aprendo la pagina in italiano, il primo video che parte è della Rai. Il secondo, in attesa di un mio play, vede il volto corrucciato di Renato Brunetta. In fondo alla pagina ci sono delle foto propagandistiche come quelle che vi ho fatto vedere addirittura tradotte in italiano, con risultati come quelli che ho messo a inizio paragrafo, che fanno rimpiangere i manifesti elettorali della Democrazia Cristiana in Italia del 1948.

A parte caratterizzarsi come un villaggio vacanze più che come un esercito, l’IDF punta il dito sul ruolo dello stato di Israele come auto-difendente e non come invasore. Da qui discende una caratterizzazione di se stessi come “buoni” e razionali e del nemico come irrazionale e sanguinario. Ripensate alla citazione del portavoce di Hamas che ho messo sopra. Quel post ha come destinatario non tanto il popolo israeliano, quanto l’opinione pubblica internazionale o addirittura lo stesso popolo palestinese, sottintendendo un invito a ribellarsi ai propri capi che manda la sua stessa gente a morire spregiudicatamente seguendo una razionalità perversa.
 
Dite quello che volete, ma sicuramente l’immagine di Israele come impero del male teocratico parassita invasore ecc. ecc. è stata, almeno un po’, ridimensionata da questo bagno di propaganda #social. 
 
Filippo Batisti (con la collaborazione di Angela Caporale)
@disorderlinesss

* nell’arco di mezza giornata sono già diventati 892.654 .
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