"Qualcuno con cui fare sesso!" – Quello che accade nelle stanze dei gestori di Spotted


Spotted fa ormai parte della vita social di ogni studente universitario e non solo. Nato da un progetto dello studente inglese nel 2010, Fit Finder (diretto antenato di Spotted) permetteva agli studenti dell’università di Londra di “avvistare” (in inglese to spot) le colleghe. Il sito inglese ha subito avuto decine di migliaia di seguaci, scatenando però la collera della UCL che ha costretto Fit Finder alla chiusura. Le idee, tuttavia, non si possono fermare: il fenomeno ha ripreso vita tramite Facebook e da qui ha spopolato in tutto il mondo. In Italia il fenomeno è approdato nel 2013 e l’Università di Bologna è stata tra le prime ad accoglierlo. Abbiamo intervistato gli anonimi amministratori della pagina dedicata all’Alma Mater.


Da quanto tempo Spotted Unibo è online? 

Dal 23 Gennaio 2013. 

Come e a chi è venuta in mente l’idea di fondarlo? 

Un pomeriggio (o una sera, non so) due di noi stavano parlando del fenomeno Spotted che al tempo non era ancora arrivato in Italia (forse solo alla Bocconi pare, fatto del quale allora neanche eravamo a conoscenza perché nella ricerca su Facebook per qualche motivo non appariva alcuna pagina del genere) ma era già molto presente negli ambienti universitari all’estero, con i quali avevamo contatti per diversi motivi. E così, all’improvviso e più per scherzo che altro, balenò l’idea di portare il trend a Bologna. Anche se sapevamo che non sarebbe stato facile spiegare il funzionamento e rendere Spotted virale, in poche settimane l’entusiasmo degli utenti raggiunse livelli mai sognati.

Immagino che l’anonimato sia fondamentale per voi, i vostri amici sanno che siete i gestori di spotted?
Gli amici di Bologna no, a parte qualche rara eccezione (a volte alla lunga diventa impossibile mantenere il segreto, per motivi pratici). Agli amici che non hanno niente a che fare con Bologna lo raccontiamo generalmente senza problemi.

Nella sua forma originale Spotted era rivolto ad “avvistare” le ragazze, oggi a spottare sono più i ragazzi o le ragazze?

In realtà non direi che Spotted fosse originariamente dedicato all’”avvistamento” di ragazze, anzi ci sorprende che la cosa sia stata interpretata in questo modo. Per noi Spotted è sempre stato rivolto allo stesso modo a ragazze e ragazzi. In effetti, anche per quanto riguarda le percentuali, la nostra impressione è che il numero di post scritti da ragazze e il numero di post scritti da ragazzi più o meno si equivalgano.

Certamente i messaggi vengono pubblicati in forma anonima, voi però conoscete tutti gli autori, vi è mai capitato di rivelare l’identità di qualcuno o di essere in qualche modo “costretti” a farlo?

No. Forse è difficile da credere, ma l’unico caso in cui riveliamo l’identità dell’autore/autrice di un post è quando riceviamo la sua espressa autorizzazione. Siamo molto corretti su questo, perché crediamo che sia fondamentale che i nostri utenti possano fidarsi di noi.

Applicate una qualche forma di censura ai messaggi che ricevete? Quali regole seguite nella pubblicazione dei messaggi?

Ovviamente una qualche forma di censura è d’obbligo, ma mentre prima cercavamo di darci delle regole precise, con l’esperienza abbiamo capito che l’unico criterio su cui è davvero possibile basarsi è quello del buonsenso. Comunque, in generale cerchiamo di evitare la pubblicazione di pubblicità varie (a meno che non si tratti di qualcosa che riteniamo davvero interessante per gli studenti), censuriamo i cognomi e le parolacce (dato che Facebook blocca i nostri profili personali quando qualcuno segnala i post, cerchiamo di essere molto attenti su questo punto), oscuriamo i visi nelle foto o non ne pubblichiamo direttamente, escludiamo a priori i post razzisti o troppo volgari.

Avete mai ricevuto minacce?

Sì, ma non abbiamo mai dato troppo peso a queste cose e finora in effetti non sono rimaste altro che parole. In fondo siamo certi di non fare niente di male, e comunque nessuno sa chi siamo.

Cosa cerca la maggioranza delle persone che vi contatta?


Qualcuno con cui fare sesso! Ma ci sono anche molti altri tipi di utente.

Avete guadagnato denaro grazie a Spotted?

No, a parte una cosa come 50€ al secondo Spotted Party. Tuttavia la possibilità di un guadagno – anche consistente – si è presentata più di una volta, soprattutto l’anno scorso, e anche adesso continuiamo a ricevere offerte di vari tipo ogni tanto. Il motivo per cui non accettiamo è da una parte che non abbiamo tempo di stare dietro alla cosa, dato che studiamo e già la pubblicazione dei post da sola comporta un certo impegno, e dall’altra che per noi Spotted non è nato come un modo per fare soldi, bensì come un modo per divertirsi, e così vorremmo che rimanesse.


Come pensate che si concluderà questa esperienza? Passerete il testimone, chiuderete la pagina o continuerete finché ci saranno “avvistamenti”?

Questa è una bella domanda, che noi stessi ci siamo posti più di una volta. Chiudere la pagina sarebbe impensabile. Anche se un giorno sarà morta, cancellarla vorrebbe dire perdere tutti i post, tutte le storie. Dovrebbe piuttosto rimanere lì dov’è, come un vecchio monumento che i nostalgici possono visitare. Se invece la pagina dovesse continuare a vivere ancora a lungo – cosa che noi ci auguriamo e in cui crediamo – il passaggio del testimone sembrerebbe in effetti la soluzione più naturale e più logica, ma ora come ora ci piange il cuore anche solo a pensarci. Mi diverte invece l’idea di immaginarmi a 40 anni con famiglia e/o carriera, eppure ancora admin di Spotted. Ma chissà, magari tra un paio di anni quest’idea non mi divertirà più come mi diverte ora e allora un ricambio generazionale sarà inevitabile.


Ormai conoscerete i segreti di molte persone, pensate di ricattare qualcuno una volta o l’altra?

No, sarebbe una mossa troppo bassa e per ora non abbiamo neanche avuto motivo di ricattare nessuno. Poi certo, non si può mai dire cosa porterà il futuro. (smile, Ndr)

Un’ultima domanda! Qualcuno di voi è mai stato spottato? 

[risponde una delle ragazze] Sì (smile) io una volta. Non posso raccontare troppo, mi ha spottata un tipo che non conosco minimamente. Non ha scritto niente di dove mi avesse vista o altro, però sapeva il mio nome e cognome, il che è stato abbastanza creepy.

Matteo C.M. Cutrì

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