L’eredità di Bloomberg

NEW YORK – Eletto appena due mesi dopo la tragedia dell’11 settembre, Bloomberg ha preso in mano le chiavi di una città ferita, addolorata e molto arrabbiata. E il neo-sindaco ha dovuto fare immediatamente i conti con il lungo e difficile processo di ricostruzione delle aree colpite dal crollo delle Twin Towers, a cominciare dalle linee del trasporto sotterraneo andate distrutte e dalle strutture residenziali e commerciali gravemente danneggiate, fino alla progettazione e realizzazione del nuovo World Trade Center, tuttora in costruzione.

Durante il suo secondo mandato, iniziato nel 2005, la crisi finanziaria e poi economica esplosa proprio nella palazzo della borsa americana a Wall Street, ha dato avvio al lungo periodo di recessione mondiale che non ha certo risparmiato la Grande Mela e ha messo alla prova la competenza di un sindaco che è, prima di tutto, uno dei dieci imprenditori più ricchi al mondo secondo la classifica di Forbes pubblicata pochi giorni fa.

E infine, dopo aver ottenuto la modifica dello statuto cittadino che gli ha consentito di candidarsi, e vincere, un terzo mandato alla City Hall, l’uragano Sandy ha colpito New York inaspettatamente e violentemente, rendendo necessario uno straordinario sforzo per predisporre le misure di emergenza adeguate.
Forse è per la consapevolezza di aver affrontato lungo i dodici anni del suo mandato tutte le possibile sfide in cui una città può imbattersi, che Bloomberg non si è mai preoccupato di nascondere, nelle sue dichiarazioni pubbliche, l’orgoglio e la soddisfazione con cui guarda al lavoro svolto come sindaco della città di New York. E la soddisfazione è in parte confermata nei fatti: un impegno concreto per attuare politiche pubbliche volte a incoraggiare e tutelare la salute dei newyorkesi – divieto di fumare nei locali pubblici, regole severe sul commercio di bevande zuccherate, realizzazione di piste ciclabili che percorrono tutta la città; risultati positivi nella lotta contro il crimine, con una sensibile riduzione nel numero di omicidi e violenze, e infine la riabilitazione di alcune aree urbane attraverso la costruzione di circa 40.000 edifici.


Le critiche nei confronti del sindaco uscente non sono certo mancate, a cominciare dalla gestione del budget cittadino, che ha provocato tagli alla spesa pubblica soprattutto nel settore dell’educazione. Molto discussa è stata proprio la linea tenuta da Bloomberg sul tema dell’istruzione pubblica: alla decisione di chiudere alcune scuole che non funzionavano adeguatamente, si è aggiunto un riguardo considerato inappropriato nei confronti delle cosiddette Charter Schools, una specie di ibrido tra scuole pubbliche e private caratterizzato da un considerevole livello di autonomia nei confronti del governo cittadino.

Ma è sulla sicurezza che si concentrano le critiche più accese all’operato di Bloomberg. Una delle misure introdotte dopo l’11 settembre per rispondere alla necessità di rassicurare la cittadinanza newyorkese dal pericolo del terrorismo, denominata “stop-and-frisk”, prevede la possibilità per gli uomini del Dipartimento di Polizia di fermare e perquisire chiunque cammini sulle strade della città, anche in assenza di una ragione evidente per sospettare che si tratti di una minaccia per la sicurezza cittadina. La sempre più evidente concentrazione dei controlli nei confronti di afro e latino-americani ha scatenato forti polemiche e dubbi, confermati da una recente sentenza della Corte Distrettuale, sulla legittimità costituzionale di questo programma.


C’è, tuttavia, anche una componente emotiva che alimenta il desiderio di cambiamento dimostrato dai cittadini di New York in occasione delle elezioni primarie, e che ha costituito un tema centrale durante l’intera campagna elettorale. Con il suo patrimonio da record e la sua lunga storia di magnate di successo – e con le conseguenze che questo status esercita sulla sua indole personale, scarsamente sensibile alle critiche e a tratti arrogante, e sulla sua condotta politica, talvolta poco incline al dialogo con le parti sociali – Bloomberg è visto dai suoi concittadini come un sindaco “al di sopra” della gente comune, disinteressato ai suoi problemi e quindi distante.

Quello che è mancato al businessman diventato sindaco non è certo l’esperienza politica o la competenza economica: ciò che i newyorkesi cercano più di ogni altra cosa nel suo successore è qualcosa che si avvicina molto alla definizione di empatia.
Lucrezia Lattanzi
Laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna, ora studia Mass media e politica presso lo stesso Ateneo. E’ ora a New York dove sta lavorando, con finalità di ricerca, per la campagna elettorale di Bill de Blasio, candidato democratico alla carica di sindaco.

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