Talk About The Passion – ep.1 – Carlo e gli Shandon

Ho un gusto tutto mio per i colori e i loghi ed è bene che ve ne facciate una ragione.

Questa è la prima puntata della rubrica che avevo annunciato un paio di articoli fa. In parole povere (come se potessi permettermene altre), ho deciso che ogni tanto intervisterò qualche mio amico con la scusa di farlo parlare di un gruppo che ama particolarmente, di un gruppo del quale solo lui o lei potrebbe parlare con la stessa passione e sincerità, in modo da far saltare fuori considerazioni inopportune, lacrimucce tardive, confessioni imbarazzanti e apprezzamenti tecnici di alto livello. Oppure questa rubrica serve anche a farvi capire che razza di amici io abbia e quanto sia bene stare lontano da me e/o da loro. 
Carlo.
Ciao Carlo, ho scelto te per iniziare questa nuova rubrica fichissima (più fica di quanto lo fossero le scarpe con i led rossi nella suola che si illuminano a pressione quando eravamo bambini). Vorrei che tu mi parlassi di un gruppo che ti scatena una passione irrefrenabile o un affetto sincero, qualcosa che porteresti nello spazio se il mondo dovesse finire con una bruttissima esplosione senza far rimanere niente altro che tu e questo gruppo (anche se poi sai che imbarazzo stare tutto il tempo per aria coi tuoi idoli.. dopo un po’ gli autografi non ammazzano più il tempo)
Di che gruppo si tratta?
Carlo: Ciao Filippo. Grazie per aver scelto me. Non vedo l’ora di scoprire entro quando te ne pentirai.
Per quanto riguarda il gruppo, si tratta degli Shandon. Le scarpe invece erano le Bull Boys e io non le ho mai avute.
Questo è probabilmente indicativo della tua età e il non averle avute ci accomuna: io non le ho avute perché negli anni ’90 i soldi si spendevano per lo psicologo, tu perché negli anni ’80 i soldi c’erano eccome ma si spendevano per vacanze a Courmayeur, in modo da creare motivo di sempiterna nostalgia per il resto della vita del ragazzo/a, visto che non se lo sarebbe potuto permettere per il resto della vita. Quindi, dicci quanti anni hai, da dove vieni e quali sono le coordinate geostoriche in cui hai cominciato ad ascoltare gli Shandon.
Anni ne ho abbastanza da aver vissuto un’epoca in cui Goku ancora non sapeva trasformarsi in Super Saiyan. Vengo da Messina, quella città ormai famosa per il sindaco anarchico e credo di aver sentito nominare per la prima volta gli Shandon nel 1998.
Anche gli Shandon sono di Messina? Il loro nome non mi ricorda niente se non Shelden Williams, un insignificante giocatore degli Atlanta Hawks di cui un mio amico comprò la maglia solo perché “c’era lo sconto”. Che genere fanno? Sono i migliori nel loro genere, almeno in Italia?
Farò finta di sapere di cosa tu stia parlando, tanto la cosa è reciproca, no?
Gli Shandon non sono di Messina, ma lo è un loro trombettista. Poi, visto che mi sto complicando la vita nel cercare di decidermi in che tempo rispondere, diciamo subito che gli Shandon, a parte una breve reunion recente, non suonano assieme da parecchi anni. Quindi possiamo parlarne al passato senza costringere nessuno a scongiurare alcunché.
In maniera riduttiva si può dire che fanno ska-core. Se siano i migliori o no, non sta a me dirlo che poi è sempre un po’ rischioso dare certi tipi di giudizi (comunque sì, lo sono).

Il mio amico Carlo ora è molto più bello, come avete visto prima.
L’emozione di stare in mezzo agli Shandon l’aveva sopraffatto.

Ora voglio sapere semplicemente perché spaccano. Sbizzarrisciti. Fai esempi. Storci la bocca. Fai le facce.

So quanto sia difficile essere presi sul serio quando si parla di punk e credo che le cose non vadano certo meglio con lo ska, anzi. Il punto è che gli Shandon sono stati per me un punto di svolta musicale, forse il più importante, e non nel senso che tramite loro ho scoperto lo ska e ho pensato “uh, figata!, il levare, i fiati etc.”, anche questo, sì, ma hanno proprio influenzato il mio approccio alla musica in senso assoluto. Era un periodo in cui si andava consolidando la mia passione per il punk. Più nello specifico per il “tarantella-core”, quell’hardcore melodico dei vari gruppi californiani. Non erano ascolti particolarmente ricercati, ma a Messina i CD non si trovavano e su internet, con i modem di allora, si era costretti a scegliere fra quell’mp3 di cui si era tanto sentito parlare o le tette diAlessia Merz. È per questo che gli Shandon li sentii per la prima volta tramite una raccolta di gruppi punk uscita con una rivista in edicola. C’era un loro brano: Vampire Girl. Era, credo, la prima canzone ska che avessi mai ascoltato. Il vero amore per loro, comunque, scattò, sempre quello stesso anno, a Bologna, durante il Warped Tour Festival. Ero andato lì per gli Offspring e i Pennywise e tornai pensando agli Shandon.

Si presentavano sul palco con il kilt. Erano piuttosto allegri e divertenti, ma anche veloci e incazzati. In quel periodo, a fine concerto, il cantante metteva sempre da parte la chitarra e suonavano un po’ dei loro brani hardcore, in pieno stile old-school. Ero estasiato e, arrivato a casa, per un po’ misi da parte Alessia Merz.
Mi innamorai di classici immortali come Questosichiamaska e della bellissima Skaranoid (sì, per la gioia di rockers e metallari, è la cover ska della canzone dei Black Sabbath. Quel fischio nel ritornello mi manda fuori di testa). 
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(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Ma c’era dell’altro. Quello che mi colpiva veramente era la loro capacità di mischiare i generi. Di base ci sono sempre il punk e lo ska, ma poi nelle canzoni ci trovi di tutto. Ad esempio, nel loro primo CD, Skamobile, c’è una forte presenza di garage e lo-fi. Lo si sente sin da subito: il CD inizia con Videogame e nell’intro c’è questo riff di chitarra un po’ surf, un po’ garage. Poi ska, il ritornello punk e un finale che un po’ spiazza, ma che ci sta benissimo. Oppure l’ultima, irresistibile, traccia, My Sun: parla di un cowboy e si apre con questo country lento e un po’ malinconico con tanto di assolo di armonica. Ma poi è tutta un crescendo di velocità. Vale comunque la pena notare che il loro giocare coi generi consiste quasi esclusivamente nell’accostarli. Nel senso che non fanno un pezzo country, ma con le chitarre punk. C’è l’intro country e poi c’è il punk. L’esempio perfetto di ciò è Hamburger (ma non la trovo su youtube), un brano strumentale che ricordo dicevano di aver chiamato così proprio perché è costruita a strati. C’ha un intro fischiata che sembra presa da una colonna sonora di Morricone, poi c’è il pezzo garage, poi ska, di nuovo garage e la chiusura come l’intro. Il tutto, però, perfettamente amalgamato e senza intaccare le caratteristiche dei singoli generi. Un’operazione pregevole che è stata portata quasi all’estremo nel secondo CD, Nice Try, uno dei lavori più disomogenei che si possa avere occasione di ascoltare. Oltre al normale ska-core (ma è degli Shandon che sto parlando, quindi il “normale” è come dire “sublime”), ci sono interi brani che fanno quasi da omaggio a un singolo genere. Small town, rockabilly dall’inizio alla fine. Pizza Gangster, omaggio alla vita di Fred Buscaglione, in pieno stile swing anni ’50. Poi un brano rocksteady e altre due canzoni che omaggiano rispettivamente i Deep Purple e Jimi Hendrix, con tanto di riff di chitarra appropriato al caso.
Dopo questo CD, anche se forse gli è antecedente, ascoltai un loro EP, uscito al tempo solo come 33 giri, o 45 giri, non so, dal titolo Due gusti due baci. Un lato esclusivamente hardcore e un lato garage. Un capolavoro.

Ok Carlo, ora devo interromperti: di solito, in qualsiasi campo, ma soprattutto in quello musicale (e ti parlo per esperienza diretta), quando si cerca di fare tutto è perché non si sa fare bene niente. Secondo te gli Shandon hanno fatto così per mancanza di talento e poi gli è andata bene (o sono diventati bravi in seguito) oppure sono veramente dei mostri? Ma soprattutto, che diavolo di decennio malato era quello in cui le tette di Alessia Merz erano il meglio del porno disponibile su internet? Credo abbiano fatto bene a picchiarvi, a Genova.
In ogni caso, sembra tutto abbastanza una figata (o una nerderia completa senza speranza, devo ancora decidere). Però mettiamola così: a me lo ska è interessato soltanto e solamente in quanto genere musicale di riferimento per le serate estive delle feste del mio liceo, per il resto l’ho sempre aborrito. Visto che comunque sai che sono una persona di vedute aperte (tanto che io e te siamo addirittura amici), prova a convincermi, magari facendomi sentire qualcosa, che questo gruppo SPACCA.
No, tutt’altro che mancanza di talento. Come ebbi modo di scoprire ancora più in là, gli intenti erano chiari sin da uno dei loro primi demo, intitolato PunkBillySkaCore. Il testo della canzone omonima è qualcosa tipo:

Punk billy ska core swing boogie country rock jazz surf oi dance disco pop… all music is the law

Magari mi è sfuggita qualche parola, ma la volontà di esplorare i generi era già evidente. Quindi, insomma, non credo di esagerare quando dico che gli Shandon hanno avuto un approccio unico al genere. E quando dico unico non mi riferisco solo all’Italia. Per il resto so che comunque si storce il naso quando si sente nominare lo ska, ma mi sta anche bene così.
Scegliere una canzone in particolare è difficile. Ci sono dei capolavori come Liquido o Placebo Effect. O brani inaspettati come Seagull Surf. Ma mi va di consigliare My ammonia, che non sta in nessun CD, è una delle prime che ascoltato e ci sono semplicemente molto affezionato.
Non credo di convincere nessuno così, ma i miei amici saranno contenti.
Visto che mi sono appena inserito in quella categoria, aspetta a cantare vittoria.
*ascolto il pezzo*
Ok, non male. Effettivamente l’incrocio fra generi è chiaro. Ora però voglio chiederti: è lo ska (o quel che cacchio che sono gli Shandon) sono musica di cui è costume ascoltare il testo? O, in ogni caso, tu lo facevi? Perché scorrendo velocemente e a cazzo di cane leggo cose in italiano che avrebbe potuto scrivere il peggior Manuel Agnelli

Tu confondi la realtà 
Certamente tu sai come finirà 
Lentamente su di me 
Così dolce nel succhiare 
Così brava a vincere 

Ti confonde la realtà 
Così sadica la tua felicità 
Brucia il sale su di me 
La ferita che fa male 
Io che lascio mordere 

ma anche cose che sembrano i testi dei gruppi dei sedicenni quando traducono in inglese scolastico le cagate che gli vengono in mente, tipo:

Our love for music ‘cause we don’t even know 
What kind of music we propose 
Oh please leave me alone 
To express the beat that I feel 
Just play!!! 
Music expression of my rage and love 
Nothing that I would enclose in schemes

Come la mettiamo adesso?
Sì, be’, il primo sa un po’ di emo. Il secondo, invece, a modo suo è molto carino. Ricordo l’aneddoto di come avrebbero scelto il nome Shandon, che era tipo una scritta sull’etichetta di un qualche cappello, o qualcosa del genere. Nella canzone Shandon, quella di cui hai riportato parte del ritornello, c’è la frase “So Shandon’s just the label of our craziness…” e il resto che hai messo tu. Cioè, capito, no? Label, etichetta… Insomma, mi sembrava una trovata geniale, al tempo.
Sì, credo che lo sia. Ma insisto su un punto: la gente che ascolta ska ascolta i testi? Risposta sì o no. E poi vorrei chiudere con un ricordo tuo personale, meglio se di più di 10 anni fa. Un momento intimo e privato di Carlo e gli Shandon. Dopodiché vorrei chiederti se sei una persona nostalgica e che effetto ti faccia ascoltare gli Shandon oggi.
Ma dipende. I testi dei Vallanzaska, ad esempio, sono sempre piuttosto simpatici e umoristici e li apprezzavo parecchio perché mi facevano proprio ridere. Nel caso degli Shandon mi piaceva scoprire certi riferimenti culturali che facevano. Ad esempio, in un testo, nominano il cantante dei Motorpsycho. Molti testi sono ispirati a film, ad esempio quello di Taxi Driver. Molti altri sono un po’ più, diciamo, personali. Ad esempio Liquido, che nominavo prima, che parla di farsi le seghe. Ma no, probabilmente non davo così tanta importanza ai loro testi, ma sono certo che i loro non fossero quelli scritti peggio.
Una volta vennero in tour in Sicilia. Doveva essere tipo il 2002. Ovviamente andai a sentirli. Al tempo si spostavano con questo bellissimo furgone giallo che, due giorni dopo il concerto, vidi a Messina. Si erano fermati a mangiare prima di attraversare lo stretto. Li saluto, ci faccio quattro chiacchiere, probabilmente sbavo e me ne vado felice come non mai.
Sono nostalgico e ascoltarli adesso è più o meno bello come allora.
Grazie Carlo. Non so se ascolterò ancora qualcosa di questi ragazzi, ma in compenso sono sicuro che gli Shandon, quantomeno, si meritassero la tua bava più di Alessia Merz. Alla prossima.


Filippo Batisti
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2 pensieri su “Talk About The Passion – ep.1 – Carlo e gli Shandon

  1. Carlo sei geniale, come sempre, acuto, sensibile, appassionato, emozionante, coinvolgente e profondo. La caratteristica più bella delle nostre generazioni era la curiosità: la genuina e irrefrenabile volontà di scoprire ed assaporare la nostra scoperta, anche se, per molti, banale.
    Chi è privo di curiosità ed entusiasmo può conoscere la musica e scriverne trattati, ma non arriverà mai all'essenza pura di ciò che la musica riesce trasmettere. Questo è ciò che penso e che mi è venuto in mente, mentre leggevo l'intervista. bacio. Paola 🙂

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  2. Gli Shandon sono grandissimi e ho divorato avidamente la loro discografia per anni ed anni della mia vita, mandando a ritirare i loro cd da Rock 86 a Catania e attendendo l'uscita dei nuovi da Ricordi Mediastore (che adesso ha chiuso… mentre il primo regge bene, credo).

    Visti in concerto a Scordia quando ero solo una giovincella con tutte le rotture del caso, dato che una minorenne che da Catania va a Scordia può solo chiedere passaggi ai genitori o prendere fetidi autobus, fotografie con macchina analogica, fan club online quando la connessione era ancora a 56 kb o come si chiama e ancora cd usurati.

    Tutta la mia adolescenza.

    I cd non li uso più, perdonatemi ma ho un laptop senza lo scompartimento adatto, ma la loro musica riesco comunque ad ascoltarla ed è sempre come la prima volta: una meraviglia.

    GRAZIE!

    .

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