Amministrative romane: unico appiglio, il vetro.

C’è qualcosa che non torna nei risultati di queste ultime elezioni amministrative, e non mi riferisco a Gentilini (Treviso) che, lui sì, è tornato alla carica anche se con meno brillantezza. Mi riferisco alla città su cui sono piantati gli occhi di tutti: Roma
A Roma, se ne parlava già da tempo, il riflesso dell’incertezza politica nazionale avrebbe portato o ferventi rivoluzioni, oppure un pantano del solito nulla cosmico. Nessuna delle due, ad oggi. Infatti vincono i non votanti, i delusi, gli arrabbiati. In questi due giorni di sole, c’è chi ha davvero preferito il mare alle urne.
Mia madre mi ha sempre insegnato che, se ti arriva una pacca sulle dita, devi interrogarti su cos’hai fatto, non  se, tra cinque minuti, non avrai più dolore. Ecco, questo è l’atteggiamento dei due maggiori partiti italiani: Pd e Pdl. Il primo è in vantaggio con Marino (42,6%), anche se dovrà vedersela al ballottaggio con uno scatenato Alemanno (30,3%), l’incumbent, quello dello scandalo “parentopoli” (noi italiani c’abbiamo fantasia, niente da dire), quello che “il derby di Roma ha distratto” (?). Questi due, piuttosto che dare un’occhiata alle nocche rosse si sono scagliati contro Marcello De Vito (12,43%), il candidato del MoVimento 5 Stelle. “Tonfo di Grillo”, “Il MoVimento si arresta nella capitale”, “Grillo ha perso il vantaggio”. Ma ne siamo così sicuri?
Per sfizio mi sono andato a spulciare l’archivio del Comune di Roma, raccogliendo i dati relativi a primo e secondo turno delle elezioni amministrative nella capitale del 1993, 1997, 2001, 2006 e 2008. E, sempre per curiosità, ho raccolto le percentuali dei primi tre “classificati” al primo turno. Le cose sono piuttosto interessanti.

Nel 1993, freschi freschi di elezione diretta del Sindaco (D.P.R 132/1993, del 28 aprile), si sfidarono un giovane (poi vincitore) Francesco Rutelli (39,6%), il Gianfranco Fini (MSI, 35,8%) battezzato dal nascente Berlusconi, e Carmelo Caruso (Dc), fermatosi all’11,4%.
Le elezioni del 1997 furono un plebiscito per il candidato incumbent del Pds Rutelli, impostosi con il 60,4% sul candidato di FI-AN, Pierluigi Borghini, arenato ad un 35,9%. Terzo in coda, giusto per la presenza, si segnala Giuseppe “Pino” Rauti (1,6%).
La prima elezione del XXI secolo nella capitale ha avuto bisogno de ballottaggio. Al primo turno il candidato sostenuto da AN e FI, Antonio Tajani, è riuscito a raccogliere il 45,1% dei voti, staccato di soli 3 punti dal lanciatissimo Walter Veltroni (Pds, 48,3%). Chi è rimasto fuori dal ballottaggio è Antonio D’Antoni (Democrazia europea), ma con un 2,4% non si poteva pretendere di più.Per completezza, al secondo turno Veltroni ha trionfato con un 52,2%, contro il 47,8% di Tajani.
Le amministrative romane continuano ad essere un monologo a sinistra: di nuovo Veltroni. Questa volta il ballottaggio non serve, Una cascata di voti per il poi fondatore del Pd, che con il 61,4% si porta a casa la poltrona del Campidoglio, lasciando ad Alemanno un misero (mica tanto) 37,1%. Per trovare il terzo candidato classificato bisogna scendere fino alla costola di Rifondazione Comunista: Iniziativa Comunista. Il candidato Rita Casillo si ferma ad un imbarazzante 0,4%! Questo, lo sottolineo, è il TERZO partito nella capitale.
Il 2008 è l’anno dell’avvicendamento: con fatica Alemanno si impone sul sempreverde Rutelli, ma gli serve il secondo turno per averne ragione (53,7% per il candidato di destra, 46,5 per Rutelli).Ma diamo un’occhiata ai risultati del primo turno: Rutelli era addirittura in vantaggio di 5 punti su Alemanno (45,8 contro il 40,7%), mentre il povero Storace (quello de “La Destra”, quello candidato ovunque, recentemente anche alla regione Lazio) si ferma al 3,3%.
E ieri le ultime, tristi, vicende elettoriali. Ok. Ora confrontate i terzi classificati. Il tanto vituperato Marcello De Vito, stabilitosi al 12,4%, è il candidato che ha realizzato il MIGLIOR risultato tra gli esclusi dal ballottaggio da qui a vent’anni. L’unico che si è avvicinato al 12% è Carmelo Caruso (nel 1993, 11,4%), ma quella era un’altra politica.
E’ chiaro che le comparazioni vanno prese con le molle, vanno pesate e valutate, perchè i risultati non sempre fotografano l’orientamento politico e sociale di un Paese come il nostro. Ma a mio parere, questo excursus storico ci dovrebbe far stare sull’attenti.La storia sta cambiando. Quello che fino ad oggi era solamente un monologo destra-sinistra, si sta trasformando in un dibattito più aperto, dove la gente rinuncia al diritto di voto piuttosto che confermare una claque che ha devastato una realtà, quella dei Comuni, patrimonio del nostro dna.
Per questo, dico, sarebbe utile non far credere che abbia perso Grillo. O che abbia vinto il Pd. Primo perchè bisogna andare al secondo turno, e il 12,4% di De Vito (150.000 crani, che per un movimento  impostosi da qualche mese nella vita politica nazionale sono tutt’altro che sughero), potrebbe spingere la vittoria di Marino (un non-romano, l’ennesimo), oppure trascinare nella palude la già non esaltante partecipazione elettorale. Sarebbe utile smetterla con la retorica politica. Quegli specchi là stanno finendo tutti gli appigli.  
Lorenzo Gualandi
@Larkinoshi                                                                                                                                                                               

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