Nuova Costituzione: verso la democratizzazione di Cuba?

Il 13 Agosto è iniziato il processo di consultazione popolare che permetterà fino a novembre alla cittadinanza cubana di dire la propria sulla riforma costituzionale approvata dall’Assemblea nazionale. La carta sarà poi sottoposta a referendum popolare nel giorno di ferragosto 2019.Le principali novità riguarderanno i diritti LGBT, il riconoscimento legale della proprietà privata e la scomparsa della parola “comunismo” dalla costituzione, mentre per l’avvento di un democratico multipartitismo Cuba dovrà ancora aspettare. Nonostante ciò vale la pena analizzare le novità che il testo introduce, cercando di comprendere quanto rappresentino un passo avanti nei diritti e nelle libertà della popolazione cubana o se si limitino a una pura formalità.

Come già detto, la bozza della nuova costituzione è stata approvata dall’Assemblea Nazionale il 22 luglio dopo un breve processo di discussione del testo portato avanti da una commissione speciale, il cui lavoro è iniziato dall’analisi dei mutamenti strutturali intercorsi dall’ultima modifica della Carta.
Sono 13500 le assemblee popolari da cui usciranno le proposte dei cittadini – ritenute valide solo nei casi in cui suggeriscano modifiche puntuali, richiedano l’aggiunta di questioni assenti, denotino mancanza di chiarezza. Durante le riunioni, nulla viene posto in votazione: tutti hanno infatti il diritto di presentare le proprie proposte anche se queste vengono respinte dal resto dei presenti in riunione. Quelli elencati rappresentano meccanismi innovativi rispetto alla realizzazione di una democrazia diretta ideale; resta da chiedersi però quanto le proposte dei cittadini verranno prese in considerazione. Granma, il giornale ufficiale del partito comunista, ci tiene a precisare: “ogni qualvolta che le Linee di Politica Economica e Sociale del Partito e la Rivoluzione sono state portate a dibattito, il 68% del loro contenuto aveva ricevuto trasformazioni partendo da proposte della gente”. Non ci resta dunque che aspettare la stesura aggiornata della nuova carta costituzionale.

Fonte: Granma

Entriamo ora nel merito delle riforme, a cominciare dalla scomparsa della parola “comunismo”. L’articolo 6 della Costituzione affermava che: “il Partito Comunista (…) organizza e orienta gli sforzi comuni verso gli alti fini della costruzione del socialismo e dell’avanzata verso la società comunista”. L’articolo del nuovo testo sostiene invece che: “il Partito Comunista (…) organizza e orienta gli sforzi comuni verso la costruzione del socialismo”. Ideologicamente si abbandona così l’obbiettivo dell’instaurazione di una società comunista, ovvero una società senza proprietà privata e senza stato. Nuovo fine dello stato cubano sarebbe invece la realizzazione del socialismo: una società nella quale lo stato mira all’eliminazione delle disuguaglianze, alla parziale statalizzazione dei mezzi di produzione e alla limitazione della proprietà privata.
Con questa operazione il regime afferma un definitivo distacco col passato, caratterizzato dell’alleanza con il comunismo sovietico che ancora oggi influenza il giudizio sullo stato cubano da parte della comunità internazionale. Cuba si scrollerebbe di dosso il fardello di un passato scomodo senza rinunciare alla tensione ideologica, caratteristica fondamentale della propaganda di un regime non democratico, verso un obbiettivo che sembra già oggi in parte realizzato.

Seconda novità sarebbe il riconoscimento della proprietà privata; nella costituzione tuttora in vigore si riconosce unicamente la proprietà statale, cooperativa, agricola, personale. L’articolo 21 della bozza riconosce invece anche la proprietà privata, la quale, grazie alle riforme degli ultimi 8 anni era divenuta progressivamente più accessibile. La modifica costituzionale non aggiunge quindi un nuovo tassello al processo di liberalizzazione dell’economia cubana, ma piuttosto lo formalizza facilitandone uno sviluppo futuro.

A livello istituzionale verrà reintrodotta la figura del Presidente della Repubblica, il quale avrà le stesse funzioni dell’attuale Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri. A questo si affiancherà un Primo Ministro. Viene inoltre sancito costituzionalmente il limite massimo dei due mandati, della durata di 5 anni ciascuno.

Meritano un approfondimento le novità nel campo dei diritti LGBT. L’articolo 36 della costituzione in vigore dal 1976 affermava che “Il matrimonio è l’unione liberamente decisa di un uomo e di una donna”; nell’articolo 68 della nuova carta viene invece esplicitato che “il matrimonio è l’unione liberamente decisa tra due persone”. Una modifica che aprirebbe le porte ai matrimoni omossessuali. “Con questa proposta di regolamento costituzionale, Cuba è tra i paesi d’avanguardia nel riconoscimento e nella garanzia dei diritti umani” ha affermato Mariela Castro, nipote di Fidel, paladina della riforma e direttrice del CENESEX, il centro nazionale per l’educazione sessuale, organo da sempre attivo nella promozione dei diritti di genere. Tra i critici della riforma troviamo il giornalista Abel Sierra Madero che, in un articolo pubblicato su 14ymedio, il blog della celebre attivista Ioani Sanchez, definisce la legalizzazione dei matrimoni omosessuali come il nuovo tassello nell’operazione di cancellazione della memoria e di riscrittura della storia che il regime sta portando avanti. Sierra Madero si scaglia proprio contro Mariela Castro, rea di aver ridotto ai minimi termini la portata storica delle UMAP, i campi di lavoro nei quali vennero deportati tra il 1965 e il 1968 numerosi omosessuali, simboli, secondo l’ideologia castrista, del decadimento valoriale della società borghese. La Castro avrebbe dichiarato che suo nonno Fidel non fosse a conoscenza degli UMAP e che si sarebbe impegnata nella realizzazione di una ricerca volta a confutare le accuse di violazione dei diritti umani perpetuate dal regime, nei campi di lavoro, nei confronti della comunità gay. Nel caso in cui le opinioni di Mariela Castro finissero per delineare una rivisitazione della storia cubana “vedremo l’UMAP” secondo Sierra Madero “rappresentato nei testi scolastici e nella sfera pubblica come un semplice campo estivo”. Come è ovvio che sia un regime non democratico tenta sempre di riavvolgere il nastro della storia e manipolare i fatti e Cuba non è da meno. E tuttavia, non possiamo fare a meno di guardare in faccia la realtà delle cose: l’approvazione della riforma sui matrimoni omosessuali, nonostante le critiche mosse al regime, non potrebbe che essere un passo in avanti in termini di diritti umani e motivo di gioia per tutta la comunità LGTB.

Mariela Castro (Fonte: Yahoo News)

Si oppongono alla riforma costituzionale i membri di Cubadecide, movimento anticastrista che ha presentato un codice dei diritti volto all’alfabetizzazione civile dei cittadini cubani. Questi, secondo il movimento, andrebbero resi consapevoli dei diritti che il regime nega loro, tra i quali il diritto a un processo equo, alla proprietà e alla partecipazione politica. Cubadecide ha inoltre giudicato come illegittimo il referendum in quanto non vi sono “garanzie procedurali, è vietata una campagna di opposizione, la comunità internazionale non può accedervi”. Nonostante questa opposizione, l’esito del referendum sarà con ogni probabilità positivo. Tale verdetto concretizzerà ciò che può essere considerato l’ultimo lascito della famiglia Castro, una riforma costituzionale che l’ex presidente Raul, fratello del comandante Fidel, ha modellato a suo piacimento attraverso la commissione speciale da lui stesso presieduta. Resta un miraggio un eventuale rinnovamento democratico, per questo bisognerà probabilmente attendere un ricambio generazionale ai vertici del partito, guidato ancora della vecchia guardia, fortemente restia all’apertura verso il multipartitismo.

 

Giacomo Buldrini

 

Fonte foto in copertina: Huckmag.com

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