Corsa all’Eliseo: chi è Emmanuel Macron?

Emmanuel Macron, segnatevi questo nome perché è possibile che nei prossimi mesi sentiate a lungo parlare di lui. Macron nasce ad Amiens, nella regione dell’Alta Francia, il 21 dicembre 1977. Frequenta il liceo La Providence, un istituto privato cattolico di origine gesuita, nella città in cui è nato. Ma lì non passerà troppo tempo perché poco dopo si sposta nella capitale dove frequenta il celebre liceo Henri IV. Successivamente, si inscrive alla facoltà di filosofia presso l’Università Paris X a Nanterre e in seguito, si laurea all’Institut d’études politiques de Paris che gli permetterà di studiare all’ENA la prestigiosa Scuola della pubblica amministrazione francese. Un passaggio obbligatorio quello dell’ENA per chiunque aspiri a fare politica in Francia.

Tuttavia, Macron dimostra fin da subito di essere più interessato ai soldi e alla finanza che alla politica. Nel 2004 viene inserito nel corpo dell’Ispezione generale delle Finanze (IGF), mentre nel 2008 diventa banchiere presso Rothschild. E quattro anni dopo viene chiamato a dirigere una delle più grandi trattative economiche dell’anno: l’acquisto da parte di Nestlé dell’azienda farmaceutica Pfizer. Un affare da più di 9 miliardi che gli permette di diventare milionario.

E a maggio dello stesso anno, con il portafoglio pieno, Macron farà il suo ingresso nel mondo della politica francese come Vicesegretario dell’Eliseo e consigliere per gli Affari Economici. Alcuni maligni in Francia mormorano che Macron abbia pensato prima a guadagnare soldi e poi alla carriera politica, di certo quando ha fatto il suo ingresso all’Eliseo non si è presentato come l’ultimo arrivato. Inoltre, Macron parte con il vantaggio di essere un protetto di Hollande: il Presidente della Repubblica francese mostra molta fiducia in lui e lo vuole fortemente all’Eliseo.

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Macron e Hollande

Macron poi è bravo a farsi notare e ad agosto del 2014, durante il rimpasto del governo socialista, viene nominato Ministro dell’Economia nel Governo Valls, per rimpiazzare il ribelle Arnaud Montebourg, considerato troppo di “sinistra”. Diventa così il Ministro dell’Economia più giovane dopo Valéry Giscard d’Estaing del Governo Pompidou nel 1962. La sua nomina è una vera e propria sorpresa, ma il neo-ministro non si fa intimorire dall’incarico che gli è stato assegnato: prende subito le distanze dall’operato di Montebourg e si presenta come colui che avrebbe dato una svolta social-liberale  all’esecutivo.

Macron decide di portare avanti un progetto di legge che preveda maggiore crescita e potere d’acquisto. Con queste premesse, punta verso una maggior liberalizzazione dei mercati, con l’intento di sbloccare l’economia francese. Così propone di modificare i regolamenti dei lavoratori, permettendo che si lavori anche di domenica, oltre a una modifica dei salari per certe categorie di lavoratori.

Ma ciò che fa davvero notizia è l’intenzione di voler cambiare le 35 ore, un argomento molto delicato per i cittadini francesi. La norma che riduce l’orario lavorativo settimanale era stata introdotta nel 2000 dal premier socialista Lionel Jospin e dalla ministra Martine Aubry. Macron, ha il coraggio di contestare quello che in Francia è ancora considerato un vero e proprio tabù. E in un’intervista a Le Point, non risparmia le frecciatine ai suoi predecessori, sostenendo che “l’obiettivo della sinistra dovrebbe essere quello di dare lavoro a tutti e non di proteggere i cittadini dal lavoro”. Le posizioni di Macron saranno poi le basi che verranno utilizzate per la discussa “Loi du Travail”.

Tuttavia, questo nuovo ruolo di ministro non soddisfa pienamente Macron. Egli vorrebbe fare di più, sente che ha acquisito una certa notorietà agli occhi dei francesi. Ma soprattutto sente che i due partiti tradizionali, i socialisti del PS e il centrodestra dell’UMP, sono in difficoltà; capisce quindi che questa potrebbe essere un’occasione irripetibile. Ma dall’altro lato, c’è l’aspetto morale: come poter tradire Hollande, la persona che prima di tutti ha creduto in lui? Allora Macron decide di esporsi ma non troppo, iniziando quello che diventa ben presto un gioco pericoloso, mantenendosi in un precario equilibrio tra il “vorrei ma non posso”.

Il primo passo avviene a gennaio di quest’anno: Macron si lascia andare a dichiarazioni che vanno ben oltre il ruolo di semplice ministro del Governo ma che lasciano presagire, in maniera inequivocabile, la sua volontà di candidarsi alle elezioni presidenziali; il giovane ministro dell’Economia ammette che se fosse lui a governare non sarebbe un presidente “normale”, poiché un presidente di questo tipo sarebbe destabilizzante per il paese. Un chiaro riferimento a Hollande e un primo segnale di malcontento da parte del suo ex “allievo”.

Macron però decide di non fermarsi qui, e il 6 aprile fonda ad Amiens il movimento politico “En Marche!” (E e M stanno per le sue iniziali). Il ministro definisce il suo movimento trasversale, né di destra, né di sinistra ma attento ai bisogni di tutti i cittadini. A partire da questo momento, cresce sempre più la tensione con François Hollande finché il 14 luglio il Presidente francese durante un’intervista a Le Monde invita Macron a “mostrare rispetto per la carica che egli ricopre e a prestare servizio fino alla fine, senza cedere ad iniziative personali che possano nuocere all’esecutivo”. Macron tentenna e alla fine non ci sta: deve lasciare. Il 31 agosto rassegna le sue dimissioni come Ministro dell’Economia.

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Durante il discorso delle sue dimissioni, tenutosi a Bercy, sede del ministero dell’Economia, Macron afferma “di aver toccato con mano i limiti del sistema politico francese” e annuncia di prepararsi a una nuova battaglia, incompatibile con il suo ruolo di ministro. Hollande, nei mesi successivi, rilancia con un’intervista a Le Monde in cui parlerà di “tradimento con metodo” da parte di Macron. Effettivamente, diventa difficile pensare il contrario dal momento che Macron era stato sostenuto proprio dal Capo dello Stato e ora egli medita di presentarsi alle elezioni proprio contro di lui. Intanto Macron continua a lanciare indizi che lo vorrebbero come candidato presidente: in un’intervista a Bloomberg News, l’ormai ex ministro dell’Economia ha dichiarato che non più tardi di gennaio del prossimo anno deciderà se candidarsi ufficialmente per le presidenziali.

La sensazione generale è che Macron sia una possibile mina vagante difficilmente collocabile. Ha preso la tessera del PS a 24 anni e ha fatto parte di un governo guidato da quel partito, ma recentemente ha dichiarato di “non essere socialista”; ha ammesso, inoltre, di sentirsi fuori luogo nel governo Valls ma che è rimasto nell’esecutivo finché ha potuto, per poi dimettersi a pochi mesi dalle elezioni presidenziali; ha portato avanti riforme di stampo liberista e ha definito la Francia “una cuba senza sole” quando Hollande ha proposto la tassa al 75% per i redditi più alti; ha cercato di portare dei cambiamenti nel ministero a lui assegnato, ma non si è mai veramente distinto per azioni concrete di cambiamento, anzi, con alcune dichiarazioni è arrivato a crearsi dei nemici nella sinistra francese.

Nella vita privata Macron viene descritto come un giovane brillante, ricco di doti e dalle svariate potenzialità. Sposato con la sua ex professoressa del liceo di vent’anni più vecchia, Macron cerca di tenersi lontano dai riflettori e dall’attenzione costante dei media. Anche se la sua storia d’amore non è passata inosservata.

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Macron insieme alla moglie

Tuttavia, le incognite su Emmanuel Macron rimangono e sono evidenti: ai francesi non piace questo sua tendenza a pendere da una parte e dall’altra, senza mai schierarsi apertamente. Inoltre, su di lui pesa anche il presentimento che abbia portato avanti un delicato doppio gioco con il Governo, per poi sganciarsi da esso nel momento più nero del Partito Socialista francese e ora, cerca di raccogliere consenso mostrandosi come vera alternativa a Hollande. Macron, infatti, ha sfruttato la fiducia che il Presidente francese riponeva in lui, usando questa sua posizione privilegiata come trampolino di lancio per le sue ambizioni personali. Ha finito per creare una situazione difficile da gestire di cui solo lui può ritenersi responsabile e ora, si gioca la sua credibilità, con la consapevolezza che un minimo errore gli potrebbe essere fatale. La caduta può essere pesante ma in caso di successo, Macron potrebbe passare alla storia come colui che si è fatto scegliere da un Presidente per poi presentarsi contro di lui. La posta in gioco è alta, ne vale della sua credibilità, ma se il gioco vale davvero la candela lo si vedrà solamente nelle prossime settimane.

Mattia Gozzi

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