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The International Pizza Connection

Ad ogni studente di economia agli esordi viene insegnato come prima nozione il concetto di prezzo: ovvero l’incontro della curva di domanda di un determinato prodotto con la curva di offerta, quanto la comunità vuole quel prodotto e quanto ne è disponibile.

Ad oggi il traffico internazionale di droga rappresenta il mercato meglio integrato e diffuso al mondo e la compravendita di cocaina in particolare rappresenta il principale introito finanziario illecito di tre paesi del sud-America: Colombia, Perù e Bolivia. Ma la cocaina, oggi regina senza concorrenza del narcotraffico, non ha sempre detenuto il podio e anzi può essere considerata un prodotto relativamente recente, nonostante il suo millenario impiego da parte delle popolazioni autoctone che usavano masticare foglie di coca per sopportare le condizioni di vita sfavorevoli della catena montuosa andina.

L’evoluzione del narcotraffico ha invece inizio negli anni 80 con la diffusione della cocaina come prodotto di consumo di massa: questo aumento di domanda ha reso un prodotto di origine contadina aumentare di valore fino ad un livello pari all’oro o al petrolio, ma la forza della droga a sua volta sfruttata dal capitalismo globale sta nella sua facile produzione, un prodotto facilmente coltivabile, facilmente trasportabile e il cui smercio è alla portata di qualsiasi contadino dell’America Latina che volesse mettersi in proprio, almeno fino al momento in cui vennero a crearsi quelle corporazioni commerciali che il mondo ha imparato a conoscere con il nome di “cartelli della droga”. La chiave per poter comprendere il dilagare del mercato della droga sta dunque in questi elementi: domanda elevata, bassi costi di produzione, proibizionismo che affida il mercato nella sua interezza ad organizzazioni illecite le quali a loro volta, ed inevitabilmente, creano degli accordi tra di loro per limitare la concorrenza.

Dunque, data l’offerta omogenea e remunerativa, come è stata favorita la domanda in Italia? Il merito va esclusivamente riconosciuto alle organizzazioni criminali nostrane, il cui interesse per il narcotraffico è di lunga data. A partire dell’epoca dei grandi flussi migratori in America, la rete criminale gestita dai clan mafiosi ha potuto attecchire ed istituire i giusti canali per il commercio transcontinentale: dalla prostituzione, passando per il proibizionismo dell’alcool fino alle droghe odierne, la quantità di denaro che veniva immesso nelle casse di cosa nostra obbligò l’FBI ad organizzare la più grande e complessa indagine di infiltrazione mai intrapresa, una indagine a cui partecipò anche l’allora procuratore Giovanni Falcone. Dopo quasi 3 anni questa collaborazione tra polizia italiana e statunitense permise l’arresto di decine di mafiosi in entrambi gli stati e allo smantellamento del canale di smercio dell’eroina, l’indagine riuscì inoltre a provare come il narcotraffico venisse considerato ormai una fonte di reddito ben più vantaggiosa dello sfruttamento della prostituzione e a pari merito con il gioco d’azzardo.

Con il tramonto della mafia siciliana, rea di aver apertamente sfidato le istituzioni, il mercato della droga in Italia ha visto una repentina diversificazione dei fornitori, in particolare la piazza di Milano è stata contesa dalla malavita dell’est Europa, un ingresso sempre da leggere in funzione di quel processo di integrazione degli stati ex-URRS che ha permesso il libero circolo del capitale umano. Menti del commercio slavo erano i montenegrini Darko e Dusko Saric, due fratelli che avevano trasformato la malavita in una organizzazione para-militare a conduzione familiare, in grado di stoccare i carichi di droga nel porto di Marina di Pisa, Genova, Gioia Tauro e Arenzano per poi affidare la distribuzione alle organizzazioni ‘ndranghetiste operanti a Milano.

Ma le veri capitali del consumo europeo di cocaina restano Roma e Napoli, questo è quello che emerge dall’inchiesta condotta dall’istituto Mario Negri di Milano, un’inchiesta che analizzando la presenza di polvere bianca negli scarichi fognari ha saputo tracciare una statistica attendibile con numeri da capogiro: le due città infatti consumano una media di 7-8 dosi ogni mille abitanti, un volume di domanda aggregata che richiede un commercio intensificato che è riuscito a nascere tramite gli scali portuali, dogane del narcotraffico in quanto il trasporto navale garantisce la protezione quasi totale per tutto il tratto di navigazione nelle acque internazionali.

L’altro aspetto del commercio internazionale di droga è la capacità di reperire liquidità in grado di alimentare a suo volta il riciclaggio di denaro sporco, e l’Italia conquista di nuovo il primato con l’Umbria, zona ad alto consumo di eroina con numerosi centri di reinserimento di capitale, un giro d’affari annuo pari a 90 milioni di euro, con un fatturato annuo di 44 miliardi di euro solamente per il saldo della ‘ndrangheta, una fetta importante di PIL completamente in nero che non può essere più considerato esclusivamente fatto illecito bensì vera e propria parte integrante dell’economia: investimento, importazione, spaccio, riciclaggio, reinvestimento e radicamento delle organizzazioni criminali che a loro volta forniscono lavoro e welfare.

Gli affari della droga si espandono benvoluti dal sistema stesso, la logica imperante del sistema produttivo capitalistico prospera e fomenta questo mercato totalmente fuori dal controllo delle leggi dello stato, diventando chiave di volta di molte altre attività lecite, e come riassume brillantemente Roberto Saviano nel suo ultimo lavoro ZeroZeroZero: “Quel che si impone è potere prodotto e conteso in purezza, come la cocaina stessa. Dall’altra parte paesi e nazioni dove piazzare al centro della mappa le proprie bandierine. Italia: presenti. Inghilterra: presenti. Russia: presenti. Cina: presenti. Ovunque. Per le famiglie più forti, la coca funziona con la facilità di un bancomat. C’è da comprare un centro commerciale? Importi coca e dopo un mese ci sono i soldi per chiudere la transazione. Devi influenzare campagne elettorali? Importi coca e sei pronto nel giro di poche settimane. La cocaina è la risposta universale al bisogno di liquidità. L’economia della coca cresce a dismisura e arriva ovunque”.

Il capitalismo ha bisogno che esista il narcotraffico, questo dato si sovrappone alle scelte dei singoli stati che rappresentano senza omogeneità una posizione contro il capitale mondiale, legalizzare il traffico ed il consumo delle droghe significherebbe dirottare un enorme flusso di denaro non tracciabile fuori da quella anarchia che da slancio a moltissimi sistemi produttivi. La stessa logica del libero mercato si trova in contraddizione alle liberalizzazioni che hanno permesso il boom economico del commercio internazionale e considerando l’acuirsi della guerra ai cartelli in Messico, forse riappropriarsi di questa fetta di mercato può rappresentare anche l’unico modo per assestare un duro colpo verso chi prospera nei conflitti e nell’incertezza dello stato di diritto.

Tommaso Ceccarelli

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