Semmering

Federico Pace “Senza volo”: storie e luoghi per viaggiare con lentezza

Ultimamente il ‘lento’ va di moda: tra slow food e slow living, sembra che la velocità sia il nuovo demonio contro cui investire tempo e risorse. Non credo nelle filosofie facili che dovrebbero portare alla felicità e ho la sensazione che questa della ‘lentezza’ sia solo l’ennesima moda che presto o tardi soccomberà alla realtà pratica. Eppure ci sono dei lati interessanti, come questo del ‘viaggiare con lentezza’.

Me ne sono reso conto attorno allo scorso Natale, quando ho preso un treno per Vienna. Dalla cittadina di confine di Villach il treno procede a velocità sostenuta attraverso la Carinzia, per poi iniziare ad inoltrarsi nella spina dorsale delle Alpi. E qui il mio spirito da viaggiatore frenetico, abituato alle corse a perdifiato delle italiche frecce attraverso la Pianura Padana, ha subito un primo duro colpo. La stazione di Bruck an der Mur, in Stiria, è talmente in curva che, stando in coda al treno, si può guardare dentro i vagoni della testa. Da Bruck inizia, per chi è abituato alla fretta, il delirio. Il treno non supera mai i 50 km/h, arrampicandosi tra curve strettissime su per un’angusta valle fino al valico del Semmering ( notare la tortuosità del percorso), che sembra di superare con uno sforzo titanico, finché poco a poco si riprende un’andatura più consona agli standard occidentali, verso la pianura di Wiener Neustadt e, infine, Vienna. Sono partito da casa alle 7.20 e alle 13.30 prendevo un caffè poco fuori la Hauptbahnhof, la stazione principale di Vienna: in macchina ci avrei messo qualcosa di meno, ma non così tanto come potrebbe sembrare. Armato di una partitura tascabile della Prima di Mahler (prevedibile) e di un bellissimo libro (Leo Perutz, Tempo di spettri: consigliatissimo se vi piace l’agrodolce malinconia del finis Austriae) non mi sono nemmeno accorto della durata del viaggio. Sono caduto in un isolamento ferroviario completo e rilassante, complici le percepibilissime curve e il delicato e oscillante stop-and-go tra le stazioni piuttosto vicine.

Federico Pace senza volo

Con una certa sorpresa, parecchie settimane dopo e sotto un sole decisamente più caldo della gelida nebbia viennese, nel libro di Pace mi sono imbattuto proprio nella descrizione di quella linea che avevo percorso tempo prima! Allora ho collegato la beatitudine di quel viaggio con la sua lentezza: era proprio quello ad avermelo fatto apprezzare così tanto, e credetemi se vi dico che viaggiare lentamente è, oggi, un’esperienza davvero rara. Perché viaggiare con lentezza è quasi un controsenso: il mantra è che i tempi di viaggio devono essere il più possibile limitati. Ma questo presuppone che il viaggio in sé non abbia alcun elemento di interesse, cosa che magari è vera sulla Padova-Venezia, ma non è detto che sia così su altri percorsi.

Ora, la ferrovia del Semmering (tra l’altro progettata da un italiano: i cervelli in fuga non sono prerogativa degli ultimi anni) attraversa effettivamente zone bellissime, in una natura incontaminata da cui emergono minuscoli villaggi a fondovalle ed enormi (e un po’ spettrali) sanatori a mezzacosta. Vale la pena passare il viaggio guardando dal finestrino. Altri percorsi sono sicuramente meno interessanti, e potrà sembrare che io dica una banalità, ma anche rimanere soli con se stessi in viaggio può essere un’esperienza che vale la pena vivere. Ben venga quindi lo slow travelling, se limitato a una vacanza rilassante. Più difficile, mi sa, farne uno stile di vita.

Semmering
da interrail.eu

Questo di Pace è un libretto interessante, possiamo anche considerarlo semplicemente un manuale di viaggio per chi ha paura dell’aereo. È strutturato in cinque sezioni, ciascuna dedicata a un mezzo di trasporto ‘lento’: il treno, la nave, l’autobus, la bicicletta e… i piedi.

In ciascuna delle sezioni trovano posto una decina di viaggi, dalle traversate atlantiche fino alle brevi ciclabili inglesi, passando per il cammino di Santiago e molto altro. Unica pecca, se siete appassionati del genere: la mancanza di cartine! Avrebbero effettivamente arricchito un volumetto che già di suo risulta vario e interessante, offrendo un sacco di spunti alla curiosità. Ma pazienza.

I pregi sono molti: non indugia su storie lacrimevoli (cosa che, ahinoi, tendono a fare spesso gli autori di reportage di viaggio) e non ci tedia con descrizioni gastronomiche fuori luogo (sapere che in Islanda si mangia squalo putrefatto non vi farà venire più voglia di visitare quel paese, vero?). Non manca di informazioni pratiche, su orari, distanze, pernottamenti e soprattutto prezzi delle varie tratte proposte, dettaglio che fa di questo libro non solo una curiosità letteraria ma anche un’utile guida turistica.

Alessio Venier

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