Una nuova Europa è Possibile? Report dal Politicamp di Firenze

Possibile è il nuovo soggetto politico che in questi caldi mesi estivi si sta definendo nel panorama politico italiano così da trovare un posto nell’ampio spettro partitico con l’arrivo della stagione più mite. 
Grazie ad iniziative come quella del Politicamp, che ques’tanno è stata organizzata a Firenze nella suggestiva Limonaia di palazzo Strozzi, Possibile raccoglie istanze da più voci della società civile. Alla tre giorni di Firenze, infatti, hanno partecipato neo iscritti, fondatori, storici esponenti della sinistra italiana e un buon numero di giovani interessati a partecipare agli incontri, dibattiti e tavoli di lavoro. 
Sono diverse le riflessioni che si potrebbero proporre, almeno tante quante i temi affrontati nei tavoli di lavoro così come quella sul futuro di questo nuovo soggetto politico, ma il mio personale contributo è quello sul tema dell’Europa e sullo stato di salute dell’Unione perché oggi più che mai i temi caldi da affrontare sono strettamente temi europei.
Giuseppe Civati al PolitiCamp di Firenze-Repubblica.it
Nell’intervento tenutosi sabato sera si è parlato in particolare d’Europa, partendo dalle quattro macro questioni che Elly Schlein ha voluto ricordare: la questione Greca, quella Ucraina, la questione dell’immigrazione e quindi di Lampedusa e in fine quella di Lussemburgo e l’elusione fiscale. Quattro temi che dimostrano come oggi l’Unione Europea  non riesca ancora a trovare una risposta comune.
Sergio Cofferati ha sottolineato come manchi ancora oggi il completamento dell’idea originale d’Europa così come era stata delineata nel Manifesto di Ventotene; una mancata cessione di sovranità nazionale che rende le politiche rimaste di competenza nazionale ancora zoppe, la proposta di Cofferati è quella di scrivere un nuovo Trattato che indichi quali siano ad oggi i confini della nuova Europa, di un’ Europa che è uscita certamente cambiata nel post crisi economica. 
Sul problema dello stato attuale dell’Unione Europea è intervenuto anche Marco Revelli, che è stato tra i promotori della lista “L’altra Europa con Tsipras”, secondo lo storico infatti dalla crisi Greca la differenza tra Europa ideale ed Europa reale è diventata più evidente. L’Europa reale è, secondo Revelli, quella che non tollera la spinta democratica dal basso dei paesi membri come nel caso del Referendum greco. E’ quindi il deficit di democrazia, secondo Revelli, uno delle maggiori questioni che bisognerebbe affrontare in particolar modo all’indomani della crisi greca che ha visto una quasi totale assenza del Parlamento Europeo a favore del Consiglio Europeo (ndr l’organo non legislatore di cui fanno parte i capi di stato dei paesi membri) e dell’Eurogruppo. 
 
La Eurodeputata Elly Schlein-Fonte EUnews
Dall’incontro di sabato sera non sono mancate diverse stoccate all’operato di Renzi a Bruxelles. Maria Pia Pizzolante, attivista che da poco tempo è entrata a far parte del direttivo di SEL, ha sottolineato come il semestre europeo italiano, da poco concluso, sia stato un’opportunità sprecata dall’Italia e dal presidente del Consiglio Renzi di poter incidere veramente nella politica europea. Su questa linea è stato molto interessante l’intervento di Cristina Scarfia, giovane lobbista che lavora a Brussels per Confindustria, che ha sottolineato come il livello di gioco italiano nelle istituzioni europee non sia adeguato. 
Sia nelle politiche comunitarie, come quella sulla pesca e la famosa questione della grandezza delle vongole, che nel Consiglio d’Europa l’Italia manca di una vera capacità di incidere nel processo decisionale europeo amplificando, in questo modo, le accuse rivolte dalle istanze antieuropeiste. Questo è dovuto, secondo la Scarfia, ad una mancata presenza dell’Italia nelle stanze decisionali europee anche per via dell’ inadeguatezza del personale che dovrebbe rappresentare gli interessi nazionali a livello europeo. 
Gli interventi di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, e di Claudio Riccio, attivista di ACT, hanno invece proposto in modo non velato la necessità di costruire un nuovo movimento di sinistra europea che parta da organizzazioni nazionali, secondo Ferrero, o che segua la linea proposta da Podemos e Syriza secondo Riccio.
 
Il quadro disegnato da Possibile sull’Europa e sul ruolo che questo nuovo soggetto politico di sinistra debba avere in Europa è piuttosto chiaro e sembra avere posizioni ben salde. 
Il processo d’integrazione europea è arrivato ad uno stallo e ci sono ancora oggi politiche dirimenti che rimangono totalmente di natura nazionale ma questo si è rivelato, in particolare nelle quattro crisi sopra elencate, un enorme ostacolo per trovare delle soluzioni. E’ infatti difficile, se non impossibile, trovare soluzioni comunitarie per politiche ancora nazionali. 
L’antieuropeismo si inserisce là dove manca una risposta veramente comunitaria, in questo senso c’è, oggi più che mai, bisogno di un nuovo slancio nel processo di integrazione europea e di una presenza di partiti, anche di sinistra, veramente europei che tornino a sottolineare le istanze che oggi mancano dai dibattiti come il welfare e quindi la ridistribuzione delle risorse, istanze che, se si guarda ai trattati europei, non sono categorizzabili come sinistrorse ma come vere basi valoriali di un progetto ideale europeo.  
 
Se Possibile, nei prossimi mesi che vedranno un suo consolidamento come nuova entità politica, saprà farsi portavoce di questi bisogni e saprà essere un partito con un’anima veramente comunitaria e saprà comporsi di persone realmente competenti allora troverà un ampio spazio politico nel quale agire e diverse issues di cui farsi portavoce. L’augurio è quindi quello di non cadere nella trappola delle logiche politiche nazionali di mero guadagno di consensi alle elezioni ma di migliorare veramente l’accountability europea.
 
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