Dopo le regionali la sinistra italiana deve guardare alla Spagna

Il 24 maggio la Spagna è stata chiamata alle urne per le elezioni amministrative e i risultati hanno decretato uno scenario politico rivoluzionario che attende conferme con l’appuntamento delle politiche di novembre. Anche in Italia il 31 Maggio si è votato in sette regioni per scegliere i nuovi rappresentanti, una tornata elettorale molto attesa alla quale i media nelle passate settimane avevano attribuito il ruolo di “test” per gli equilibri interni al governo ma, come spesso accade nel nostro paese, nessun movimento tellurico in stile spagnolo è stato registrato. 
Nell’arduo tentativo di spiegare quanto è accaduto in Italia alla luce dei folgoranti risultati spagnoli bisogna procedere analizzando il grande protagonista di queste elezioni regionali e la sua portata a livello europeo. 

Iglesias podemos
Pablo Iglesias – Fonte: repubblica.it

In Spagna i risultati delle amministrative hanno decretato la vittoria della sinistra radicale rappresentata da Podemos, il partito di Pablo Iglesias, nato solo nel gennaio dello scorso anno, ai danni dei due partiti tradizionali del bipolarismo spagnolo: il Partito Popolare di Rajoy e il socialisti del PSOE. Inoltre da segnalare come queste elezioni abbiano anche registrato una buona affluenza ai seggi, di qualche punto sopra la media.
Un PD che guarda a destra – Fonte europaquotdiano.it

Podemos deve molto al suo leader carismatico, il telegenico Iglesias, un politologo di 35 anni di formazione gramsciana che ha scelto di mettere al centro del suo programma politico i temi classici della sinistra come l’ecologismo e l’altermondismo ma anche le posizioni decisamente anti casta, anti austerity e contro lo strapotere delle banche e che in questo modo sta guadagnando lo spazio politico della sinistra tradizionale, sconvolgendo il bipolarismo storico della Spagna democratica. Podemos, così, si inserisce in quella tendenza propria di molti paesi europei dello storico cambiamento dello scenario politico tradizionale con l’affermazione di nuovi attori politici. Ma quello spagnolo è forse un unicum in Europa: Podemos infatti non è un partito anti-europeista, non è xenofobo e non auspica l’uscita dall’euro. Quello di Iglesias è un nuovo attore rappresentante di un elettorato di sinistra che non trova più espressione nel partito socialista e per questo le elezioni amministrative spagnole sono state interpretate come un vero terremoto. La Spagna ha decretato, infatti, l’affermazione di una nuova forza che si fa portavoce di un elettorato attento ai temi classici delle forze progressiste europee ma allo stesso tempo lontano e stanco del tradizionalismo dello storico partito di centro-sinistra o dell’eurocomunismo di Izquierda Unita, una formazione troppo legata alle sorti economiche della Spagna degli ultimi anni.


I risultati italiani danno l’impressione che gli elettori italiani di sinistra stiano aspettando il loro Iglesias e nel frattempo si disperdano tra il voto utile al PD, quello di protesta al M5S e al grande partito dell’assenteismo. L’Italia del post elezioni regionali, infatti, non ha assistito a grandi ribaltamenti, ma come sempre accade ogni forza politica è stata pronta a sottolineare la propria affermazione e la debacle degli avversari. 
Il PD deve, invece, guardare al caso spagnolo e sperare che quello non rappresenti il suo ritratto di Dorian Gray, nel qual caso farebbe la fine del PSOE relegato a terza forza, ed imparare da Podemos ascoltando le forse centrifughe locali presenti nel nostro paese senza tentare, invece, di allargare i propri consensi ad un elettorato di destra. 
Se queste elezioni sincroniche di due paesi dell’area mediterranea colpiti duramente dalla crisi economica e ancora più duramente dalla medicina dell’austerità possono indicare qualcosa, forse, è proprio la straordinaria affermazione di Podemos vs una forza di sinistra italiana che ha retto ma non in modo eclatante.
Podemos è la dimostrazione che ci sono temi e questioni che un partito di sinistra deve fare proprie, in particolar modo in questa importante congiuntura politico-economica che stiamo vivendo per affermarsi, o come nel caso del PD ri-affermarsi, il primo attore politico in Italia e in Europa. Certi temi e certe lotte non possono essere lasciate al M5S che non ha ancora trovato una sua vera collocazione e che continua solo a rappresentare l’alternativa non estrema al partito di governo, ma devono essere fatti propri da una forza di sinistra ben radicata a livello locale ed anche nel Parlamento Europeo come il PD. La gattopardiana Italia non è solita ai movimenti tellurici di tipo politico, ma questo non la esime dal guardare alla Spagna e porsi qualche domanda.

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