25 maggio 2014, elezioni europee: verso una rappresentanza migliore

 Il 25 maggio si terranno le elezioni per la scelta dei rappresentanti nazionali nel Parlamento Europeo. Sarà l’ottavo appuntamento per i cittadini italiani chiamati a scegliere i loro rappresentanti. Queste elezioni sono, più di ogni altra, un appuntamento decisamente importante perché si svolgono in un periodo molto critico per l’Unione Europea, visto l’avanzamento dei partiti “populisti” ed anti euro che incolpano le istituzioni europee di misure troppo austere come rimedio per gli effetti della crisi economica.
Fonte: eunews.it
Le elezioni si terranno in tutti e ventotto i paesi membri nello stesso periodo e segneranno inevitabilmente un punto di svolta per la qualità della rappresentanza europea.
Questo appuntamento elettorale vede diverse novità che sono state introdotte negli ultimi cinque anni, piccoli passi avanti che certamente porteranno ad un miglioramento della democrazia europea. Prima di parlare di cosa ci attenderà a maggio, bisogna ricordare quali e quanti problemi aveva in passato la rappresentanza parlamentare europea così da poter apprezzare maggiormente le novità di questa ultima tornata elettorale.  
Fonte: thisis1979.blogspot.com

Le prime elezioni per il Parlamento Europeo si sono tenute nel 1979, tempi in cui la Comunità Europea era composta da nove stati membri. In quella data per la prima volta furono i cittadini a scegliere direttamente i loro rappresentanti e non i parlamenti nazionali. Il primo anno è stato caratterizzato da un certo entusiasmo per il suffragio universale europeo, ma l’affluenza alle urne ad ogni elezione è stata sempre molto bassa e non ha mai superato la soglia del 57%.
Il grande problema, causa della scarsa partecipazione, è sempre stato il sentimento di lontananza percepito dai cittadini degli stati membri nei confronti delle istituzioni europee ed ancor più nei confronti dei propri rappresentanti che siedono a Bruxelles.

Il sistema di selezione dei candidati porta inevitabilmente il cittadino a disinteressarsi delle elezioni europee che appaiono come un appuntamento poco sentito. Sono i partiti nazionali, infatti, a selezionare i candidati e a decidere le circoscrizioni del proprio territorio, una prerogativa della sovranità nazionale impossibile da abbandonare. Se, infatti, le circoscrizioni sono piccole creano un rapporto più diretto con gli elettori, mentre al contrario, grandi circoscrizioni allontanando ulteriormente i rappresentanti dai cittadini. Esiste così un filtro formato dai partiti nazionali che scherma ulteriormente gli elettori nei confronti del Parlamento Europeo.
E’ interessante notare che durante gli anni novanta, mentre la Comunità Europea si trasformava in Unione e forniva a suoi cittadini, diventati ora cittadini europei a tutti gli effetti, un bagaglio di diritti fondamentali da far valere su tutto il territorio comunitario, mentre veniva attuata la politica monetaria che si sarebbe conclusa con l’adozione della moneta unica e durante gli anni di maggiore allargamento dei paesi membri, l’affluenza alle elezioni europee precipitava sempre più fino ad arrivare al 47% alle elezioni del 2004.
L’astensionismo è stato, a tutti gli effetti, il grande protagonista e la grande delusione del progetto europeo anche durante gli anni di maggior consenso sulle sue politiche di integrazione.
Non è facile studiare un sistema di rappresentanza adatto ad un’entità politica così grande, post-moderna e così unica nel suo genere come l’Unione Europea; non siamo davanti ad uno stato federale come gli USA, ma allo stesso modo la rappresentanza in parlamento è proporzionata alla grandezza dei singoli stati membri; non siamo neanche in presenza di una vera e propria organizzazione internazionale, poiché la sua assemblea viene eletta a suffragio universale da tutti i cittadini. L’Unione Europea è un unicum ed il suo assetto è in continua evoluzione, una progressione cadenzata da importanti tappe quali i Trattati Europei che segnano i grandi cambiamenti e le innovazioni apportate.
L’ultimo di questi è stato il Trattato di Lisbona entrato in vigore nel 2009, questo trattato ha portato diverse modifiche al Trattato di Maastricht del 1993 ed in particolare alcune che tentano di migliorare la rappresentanza parlamentare. Ci sarà, infatti, una nuova ripartizione dei seggi che ne prevede un massimo di 96 per lo stato maggiore e un minimo di 6 per il più piccolo: un sistema pensato in modo da sovrarappresentare solo i paesi con meno abitanti  (l’Italia, come la Gran Bretagna avrà a disposizione 73 seggi).
Un’altra grande novità è il maggior potere che viene dato ai Parlamenti nazionali secondo il principio di sussidiarietà dell’Unione Europea che risponde all’esigenza di avvicinare maggiormente i paesi membri alle istituzioni europee, una capacità di decisione che viene riportata nelle mani dei cittadini se si ritiene che una questione di politica pubblica sia da considerarsi a livello territoriale per una maggiore efficacia. Infine, un’innovazione che abbiamo potuto constatare già in questi mesi di campagna elettorale è l’obbligo per i partiti di presentare nel programma il loro candidato alla presidenza della Commissione Europea.
Fonte: euractiv.com
In questo modo i cittadini potranno scegliere il partito ed eleggere automaticamente anche il presidente, un modo per rendere la scelta dell’assetto della Commissione un po’ più diretto. Conosciamo, infatti, il candidato per la Commissione del PSE, Martin Schultz, il lussemburghese Jean-Claude Junker candidato del PPE, Alexis Tsipras candidato della Sinistra Unitaria, Guy Verhofstadt per l’Alde, Josè Bovè e Ska Keller per i Verdi.
Insieme il 15 maggio tutti i candidati parteciperanno ad un dibattito televisivo in cui esporranno i loro programmi e le loro idee per il futuro dell’Europa. 
Questo è sicuramente un elemento importante ed innovativo per iniziare a colmare quel gap di rappresentatività che per troppo tempo ha caratterizzato le elezioni europee, i cittadini saranno finalmente più partecipi e quindi maggiormente critici nei confronti dei loro rappresentanti. Questo certamente darà nuova linfa alla macchina parlamentare di Bruxelles. 

Gaia Taffoni

@TaffoniGaia

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