L’espansionismo russo moderno e l’attrazione dell’Unione Europea

Fonte: sussidiario.net
Sono diverse le analisi che si possono condurre per spiegare i fatti recenti che hanno coinvolto l’Ucraina e la Russia e che hanno mostrato il temibile ritorno espansionistico della potenza orientale. Per cercare di capire un evento apparentemente semplice, l’annessione della penisola della Crimea alla Federazione russa e i moti di piazza ucraini per liberarsi dal giogo di Putin, ci vogliono quanti più piani d’interpretazione possibili poiché eventi come questi sono sempre il risultato d’innumerevoli forze.
L’articolo scritto dal direttore di questo blog ha preso in considerazione due macro aspetti molto interessanti: la natura storica della Grande Russia che tende ad espandere la sua area d’influenza e sicurezza e la riacquisita ricchezza interna del paese. Questi due solidi pilastri ben argomentati nell’articolo “Tra passato e presente: l’espansionismorusso non è una novità” fanno da base ad un altro elemento che vorrei sottolineare, una forza relativamente nuova ma che nell’ultimo ventennio ha acquisito sempre più peso geopolitico: l’Unione Europea.
Fonte: it.ibtimes.com
Gli anni ottanta per l’Unione Sovietica sono stati i testimoni del disgregamento della grande potenza che non riusciva più a reggersi sulle sue incrinate fondamenta economiche e sociali, un periodo certamente difficile per la grande Russia che però, guidata da un leader illuminato, è riuscita a cambiare ed adattarsi a quello che sarebbe stato il nuovo assetto dell’ordine internazionale. Parallelamente, ad ovest, l’Europa stava continuando a pieno ritmo il suo percorso di integrazione che l’avrebbe portata già nel 1992 a firmare il Trattato di Maastricht che poneva le fondamenta di quella che da lì a poco sarebbe diventata l’Unione Europea.
L’Unione Europea acquisiva una maggiore compattezza proprio mentre alle sue porte il gigante sovietico si sgretolava.
La Russia di Putin ha ritrovato la sua crescita economica interna e una politica estera assertiva e multilaterale, ma ora deve confrontarsi con una nuova potenza che si trova alle sue porte. L’Europa ha attirato come una calamita i paesi dell’ex Patto di Varsavia e attraverso un percorso di democratizzazione li ha inglobati nell’Unione facendoli diventare membri a tutti gli effetti. Bruxelles ha scelto di sfruttare il Soft Power per ampliare la sua zona di sicurezza, ovvero, invece di condurre una politica estera incentrata sulla forza e l’espansionismo militare ha promosso i valori democratici ed i diritti umani così da rendere i paesi a lei confinanti dei “buoni vicini”. Utilizzando uno strumento che nel gergo giuridico viene definito una forza non vincolante, ma che possiede un forte potere di attrattiva nei confronti dei paesi che non hanno una struttura interna propriamente democratica, l’Unione Europea ha eliminato la necessità della forza in cambio della condizionalità e della democratizzazione.

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Fonte: sussidiario.net
La nuova sfida per la Russia di Putin è, dunque, quella di doversi confrontare con una potenza che ha delle caratteristiche totalmente nuove ed inedite, è strutturata come un’organizzazione sovranazionale che però agisce (o cerca di agire) come una sola forza, non è una potenza militare, è un Soft Power piuttosto che un Hard Power. Si può dire che l’Unione Europea è la nemesi dell’ex Unione Sovietica, è la nuova arrivata che si è messa in mezzo nella storica partita tra Stati Uniti e Russia.
L’azione di Putin nei confronti della Crimea può quindi essere vista alla luce di questa variabile. L’Unione Europea non è una minaccia militare, non è una potenza espansiva ma è una grandissima forza democratica che attira ed invoglia paesi come l’Ucraina a trasformare le loro istituzioni interne in quel modello che le istituzioni europee hanno ben in mente e iscritto nei trattati, fatto di libere elezioni, pluripartitismo, democrazia rappresentativa e rispetto dei diritti umani.
L’attrazione soft dell’Europa è silenziosa ma reale, Putin riuscirà a giocare un ruolo altrettanto mite e diplomatico accontentandosi solo di annettere una zona, come la Crimea, storicamente ed etnicamente pro Russia?

Gaia Taffoni
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