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Turchia, giornalismo, censura: se questa è una democrazia

Da Gezi Park al colpo di stato, la Turchia di Recip Erdogan non è un campione della tutela della libertà di stampa e informazione. Tutto al contrario, la copertura mediatica degli eventi di Piazza Taksim già tracciavano la strada di censura e difficoltà che si prospettava davanti ai cittadini turchi. Continua a leggere Turchia, giornalismo, censura: se questa è una democrazia

In Turchia ha vinto la democrazia

Non è un’esagerazione definire queste elezioni politiche turche come un avvenimento storico. L’Akp, il partito guidato saldamente da più di un decennio dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha perso, per la prima volta, la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Storico è anche il risultato del partito curdo Hdp, guidato del giovane leader Selahattin Demirtaş, che ha superato per la prima volta la soglia di sbarramento e con il suo 13% porta in parlamento 78-80 deputati. Completa il quadro dell’opposizione il 25% del partito kemalista Chp e il 16% del nazionalista Mhp. Il 41% di preferenze ottenute dal partito … Continua a leggere In Turchia ha vinto la democrazia

Venezuela: the silenced truth

Questo articolo è ospitato da The Bottom Up in lingua originale, infatti è stato scritto per noi da Vincente Blanco, nato a Caracas, Venezuela e oggi studente di scienze politiche in Francia. Abbiamo deciso di proporre anche una versione tradotta in italiano dell’articolo, disponibile al seguente link. In 1998, Venezuela elects a new government amidst a political crisis, politicians were regarded as incapable of delivering solutions and parties were discredited. The country turned its eyes to candidates that were far from the political scene believing that the lack of experience was the solution to a problem that the experienced ones were no longer … Continua a leggere Venezuela: the silenced truth

La giornata mondiale per la libertà di stampa

Guillermo Cano Isaza fu assassinato il 17 dicembre 1986 nella città di Bogotà, davanti alla sede del giornale El Espectator, dove lavorava come giornalista dal 1952. La condanna a morte la firmò lui stesso quando qualche settimana prima aveva lanciato, con un suo editoriale, una campagna di  protesta contro l’influenza dei cartelli della droga sul governo colombiano. Erano gli anni di Pablo Escobar, del “plata o piombo” (soldi o piombo), dell’ attacco alla Corte Suprema e decidere di non stare alle regole poteva costare caro.  Nel 1997 l’Unesco decise di istituire un premio a suo nome per dare riconoscimento a … Continua a leggere La giornata mondiale per la libertà di stampa