Martin Scortese

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L’altro volto della speranza (Aki Kaurismaki, 2017)

Socialismi senza sovrastrutture in una Finlandia senza neve. Wikström e Khaled due profughi: il primo in patria, il secondo dalla Siria. Il welfare è sconfitto dalla solidarietà dei reietti finnici, i quali offrono: difesa dai nazi incazzati, un letto e un lavoro. Infrangere la legge non è mai stato così dignitoso.


Ghost in the shell (Rupert Sanders, 2017)

Whitewashing USA di un manga cult. Johansson con le tette renderizzate. La quota giappa assolta da un Kitano nippofono solitario, apatico e monocorde. In un mondo senza Blade Runner, Johnny Mnemonic o qualunque film delle Wachowski, wow lo stesso; invece si rimpiange anche il Salvatores di Nirvana[G.B.] Giorgio Busi-Rizzi


Victoria (Sebastian Schipper, 2015)

Berlino by night in piano sequenza. Una ragazza spagnola (apparentemente) ingenua, quattro coetanei locali poco raccomandabili. La serata prende un piega davvero hardcore. Ah la colonna sonora è di Nils Frahm. [V.V.] @ValerioVignoli


Il padre d’Italia (Fabio Mollo, 2017)

Immaginate Drive senza azione e con attori espressivi. Lui era gay e adesso sta con lei, il regista è Mollo, lo sceneggiatore, di sicuro, Povia. Il film si fa carico di difendere i diritti di una categoria ancora oggi vittima di discriminazioni, quelli che cercano le pregnant su pornhub. [M.C.] @Sbronzon 

Logan – The Wolverine (James Mangold, 2017)

Cupissimo western postapocalittico – con i mutanti. Frontiere, famiglie, distopie – con i mutanti. The Road meets The Dark Knight meets una Little Miss Sunshine con protagonista Eleven, con inserti meta – e con i mutanti. Se nel 2017 gli amici ancora vi fanno storie per i mutanti, problema loro. [G.B.] Giorgio Busi-Rizzi


Manchester by the Sea (Kenneth Lonergan, 2016)

Niente è come sembra: Manchester è un’altra Manchester, Affleck è il fratello del belloccio. Tanta birra nel passato di Lee e tanti dubbi nel presente di Patrick. La neve è la costante, fuori e dentro; il dolore emerso è trattato in modo onesto. Attenti a caminetti e congelatori nelle vostre case. [D.B.] @DanieleBarresi2


T2 Trainspotting (Danny Boyle, 2017)

Renton ritorna al futuro, Begbie, Spud e Sick Boy si vendicano. La coca ha sostituito l’ero ma non le vecchie abitudini: prima c’è un’occasione, poi un tradimento. I fan giocano a “trova le differenze” con il sequel di Boyle, ai profani rimane una trama esile, dal romanzo omonimo di Welsh e Porno. [R.C.] @billybobatorton


 Moonlight (Barry Jenkins, 2016)

La vita, in tre capitoli, di un nero omosessuale a Miami. Il secondo lungometraggio di Barry Jenkins gioca con i piani sequenza vorticanti e con le voci, che sono over ma non lo sembrano. Film candidato agli Oscar, una storia d’amore: tuttavia non avrete bisogno di kleenex per asciugarvi gli occhi. [P.P.] Paola Pitzus


La La Land (Damien Chazelle, 2016)

Inizia con la tematica del traffico cittadino: siamo a L.A., ma potremmo essere sul G.R.A. Stone e Gosling, due wannabe artists: fra una canzone e l’altra s’innamorano, aprono un jazz club (lui), mettono in scena piéce (lei). Ma Stone alla fine sposa il tipo stabile. Anche la poesia è in recessione. [C. T.] @ChiaraTripaldi


La battaglia di Hacksaw Ridge (Mel Gibson, 2016)

Pearl Harbor senza aerei né amici. Il soldato Doss obietta, ma difende la nazione dai Samurai. Gibson declama Dio dal Moleskine e usa viscere avanzate da Apocalypto come stelle filanti a carnevale. Film indietro trent’anni nel genere, non aspettatevi la barca a motore da una copia del Sgt. Hartman. [D.B.] @DanieleBarresi2

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