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Attribuzione del cognome materno: le nuove leggi in Italia e Francia

Il 2022 è un anno importante per la modifica delle leggi che regolano l’attribuzione del cognome dei genitori ai figli. Il 24 febbraio il Parlamento francese ha adottato la proposta di legge che semplifica e velocizza il processo per ottenere il cambio del cognome. Due mesi dopo, il 27 aprile, la Corte Costituzionale italiana ha dichiarato illegittima l’automatica attribuzione del solo cognome paterno ai nuovi nati.

Italia

La Corte Costituzionale (massimo organo di garanzia e di controllo sul rispetto e la compatibilità con i principi contenuti nella Costituzione delle leggi e dei comportamenti tenuti dalle istituzioni) ha dichiarato illegittime le leggi che prevedevano l’assegnazione automatica del cognome paterno a un nuovo nato. Nel comunicato stampa la Consulta, con a capo Marta Cartabia (prima donna a presiedere la Corte), ha stabilito che l’attribuzione del doppio cognome al figlio è automatica, a meno che non ci sia un diverso accordo tra i genitori. E’ stata dichiarata “discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre”, dato che il cognome costituisce un elemento integrante dell’identità del bambino. L’illegittimità dell’attribuzione automatica del solo cognome paterno si applica ai casi di figli nati fuori e dentro al matrimonio e di figli adottivi. 

Valeria Fedeli, senatrice che già nel 2014, insieme ad altri parlamentari, aveva proposto il  disegno di legge per modificare il codice civile in materia di coniugi e cognome dei figli, in un’intervista a The Bottom Up spiega che quella del 27 aprile non è stata la prima sentenza della Corte Costituzionale in materia. A seguito del ricorso fatto da una coppia italiana che si era vista negare la possibilità dell’attribuzione del cognome materno ai figli, la Consulta si era espressa a novembre 2016 con una sentenza per spingere sull’aggiunta del cognome materno. A questo riguardo, in Italia erano stati quindi fatti dei disegni di legge, approvati alla Camera dei deputati ma mai arrivati al Senato. “Davanti alla necessità di avere una legge, ho recentemente organizzato un intergruppo (un insieme costituito da almeno un parlamentare per ogni gruppo presente in Parlamento) che ha spinto per superare il ritardo dell’Italia in materia dell’attribuzione del cognome”, spiega Fedeli. In Senato già da un mese sono iniziate le audizioni,  uno dei mezzi a disposizione delle Camere per  raccogliere le informazioni o i pareri necessari a svolgere correttamente la propria attività istituzionale. “La Corte ci ha ancora una volta anticipato”, continua. 

comunicato stampa Corte Costituzionale
Comunicato stampa della Corte Costituzionale

La sentenza del 27 aprile è molto chiara: l’attuale situazione italiana è illegittima. “La parola magica è ‘in automatico’”, spiega la senatrice. “La Corte si è pronunciata contro l’attribuzione in automatico del cognome del padre. Questo significa che non è possibile imporre il cognome del solo genitore maschio”. Dopo la pubblicazione del comunicato stampa, la Corte ha 90 giorni per deporre la sentenza. In seguito sarà compito del Parlamento redigere una legge per regolamentare gli aspetti connessi alla decisione. Mentre si è in attesa della sentenza completa, però, Fedeli spiega che la decisione della Corte è in realtà già applicabile. “Serve un decreto che attrezzi da subito gli uffici dell’anagrafe. In teoria, un bambino che nasce oggi potrebbe già avere il doppio cognome”. 

La sentenza ha segnato una via da percorrere, attribuendo automaticamente il doppio cognome o, in alternativa, donando grande spazio alla scelta dei genitori, ovvero di attribuire solo il cognome paterno, materno o entrambi, nell’ordine che preferiscono. Davanti alla dichiarazione dell’illegittimità dell’attribuzione automatica del solo cognome paterno, le diverse forze politiche non devono più discutere, ma agire. Il Senato deve concludere velocemente le audizioni per fare la bozza di legge e farla approvare sia dal Senato stesso, che dalla Camera. Si attende quindi una legge del Parlamento che miri a delineare anche gli aspetti non coperti dalla sentenza, come l’intervento del giudice in caso di non accordo dei genitori sull’ordine di attribuzione dei cognomi al figlio. “Questa sentenza ha sbloccato definitivamente la situazione”, dice la senatrice, “e quindi dovremmo essere nelle condizioni per riuscire ad avere  finalmente in Italia la legge per l’introduzione del cognome della madre. Forse sono un po’ ottimista, ma credo che prima dell’estate possiamo avere questa legge”. 

Il 27 aprile è caduta una tradizione millenaria, ancora preservata da quella che Fedeli definisce “una cultura a prevalenza maschile”. Per l’Italia questo è un passaggio fondamentale, che sancisce la fine di un ordine gerarchico del ruolo genitoriale. Le donne italiane hanno conquistato così un altro diritto, finora negato dall’articolo 262 del codice civile: dare il proprio cognome ai figli. “E’ un simbolo che rompe la cultura patriarcale”, afferma la senatrice, “ponendo fine alla svalutazione del nome della madre”.

Francia

Un provvedimento molto simile è stato preso in Francia due mesi fa. Il 24 febbraio il Parlamento ha adottato definitivamente la proposta di legge relativa alla scelta del cognome del figlio. La legge,  proposta dal deputato di  La République En Marche Patrick Vignal, è ispirata dal collettivo “Porte Mon Nom”, reato appositamente per chiedere una modifica della legge di trasmissione del cognome. Con l’adozione di questa legge, in vigore dal 1 luglio 2022, sarà  permesso a qualsiasi francese maggiorenne di scegliere il proprio cognome una volta nella vita. Il figlio potrà decidere di portare il nome della madre, del padre o di entrambi, tramite una semplice dichiarazione ufficiale da presentare in comune. 

Il collettivo “Porte Mon Nom” è nato nel 2019, quando Marine Gatineau-Dupré, madre separata, ha riscontrato le difficoltà di essere genitore di due bambini che non portano il suo cognome. “Ho vissuto dei momenti molto complicati”, dice la fondatrice intervistata da The Bottom Up. “Per prendere l’aereo ho dovuto provare di essere la madre dei miei figli, così come a scuola e in ospedale. Il fatto di dover fornire continuamente prove era diventato insopportabile”. Attualmente in Francia è molto difficile ottenere il cambio del cognome: è un processo lungo e costoso. Il collettivo è partito da un problema personale e con una petizione online per il doppio cognome ha raggiunto le 35mila firme. E’ una tematica che tocca molte persone. “Abbiamo raccolto molte testimonianze diverse”, spiega la fondatrice. “Ad esempio, una signora anziana vorrebbe  essere sepolta con il cognome di sua madre, per allontanarsi il più possibile da quel padre violento. Un bambino di 12 anni ci ha supplicati di batterci per lui, perché suo padre ha ucciso la moglie e al bambino si vieta di usare il nome della madre a scuola, obbligandolo a tenere il nome del padre. Ma ci sono anche tante belle storie, di uomini e donne che amano la loro madre e vogliono aggiungere il suo cognome per renderle omaggio”.  

petizione cognome materno francia
Petizione lanciata da Porte Mon Nom

La legge approvata il 24 febbraio fa riferimento a tre diverse situazioni. In primo luogo, sarà possibile, dall’entrata in vigore della legge, aggiungere il cognome della madre come cognome d’uso (un cognome che in Francia è possibile utilizzare nella vita di tutti i giorni, diverso dal cognome di nascita) senza l’autorizzazione del padre. In secondo luogo, sarà possibile al giudice cambiare il cognome di un minore. “E’ un punto molto delicato della legge”, spiega Gatineau-Dupré, “perché tocca spesso situazioni molto complesse come stupri, femminicidi, abbandono e violenze domestiche”. Il terzo punto è quello più rivoluzionario e innovativo, che permette a tutti i cittadini maggiorenni di cambiare facilmente il proprio cognome, senza bisogno di giustificazioni, grazie alla procedura semplificata introdotta dalla legge del 2 marzo 2022 nel codice civile. “Giustificare il cambiamento a volte significa rinvenire su aspetti molto dolorosi”, dice Gatineau-Dupré. “Nel collettivo c’era una donna di 53 anni che si è battuta con noi. Portava il cognome del suo patrigno, che l’aveva  stuprata. Nonostante le prove delle violenze, il cambio del suo cognome è stato rifiutato”. Come riporta Le Monde il 35% delle richieste di cittadini che vogliono cambiare il proprio cognome sono respinte, e le altre vengono soddisfatte solo dopo una  procedura lunga e costosa.

Il collettivo “Porte Mon Nom” non si ferma qui e continua la sua battaglia. I prossimi punti da affrontare sono due. Innanzitutto, l’attribuzione automatica del doppio cognome alla nascita, causa per cui Marine Gatineau-Dupré ha lottato ma che non è stata approvata. In Francia, infatti, a differenza della novità italiana, alla nascita è ancora il cognome del padre a essere attribuito in automatico. Il secondo punto è su più larga scala: “contiamo di portare questa legge alla Commissione Europea. In seguito a questa legge, tanti stranieri residenti in Francia sono venuti a chiederci aiuto. E’ un tema fondamentale per unificare l’Europa”.

Veronica Gennari

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