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Perchè i curdi arrivano in Germania? Comunità e welfare state

In questo articolo The Bottom Up si occuperà della migrazione curda dall’Italia alla Germania, delle storie delle persone che hanno lasciato la propria casa una seconda volta alla ricerca di una migliore sistemazione, di un lavoro in regola e retribuito in un Paese completamente nuovo. Si tratta di un viaggio alla riscoperta delle proprie origini, che enfatizza l’importanza dei rapporti umani. 

Quando pensiamo alla figura della persona migrante ci immaginiamo qualcuno che lasci la propria terra in cerca di fortuna, in un viaggio che sembra una corsa a ostacoli ma che, in realtà, ha dei punti chiave. La persona che decide di lasciare la propria terra, infatti, non si muove casualmente, ma va da chi conosce, da chi lo può ospitare, da chi lo può aiutare a inserirsi in un contesto lavorativo, culturale, linguistico differente. Spesso, è solo nel momento in cui riesce a sistemarsi in maniera definitiva che viene raggiunto dal resto della famiglia. Tutte queste condizioni sono valide anche per i curdi, sia quelli che migrano dai territori del Medio Oriente che quelli che si spostano dai territori dell’Europa Mediterranea.

Qual è la meta di questi flussi migratori? I curdi che decidono di migrare hanno come obiettivo primario quello di raggiungere la Germania e i Paesi del nord Europa, dove riescono  a inserirsi più facilmente grazie alla combinazione di tre particolari elementi: stato sociale, lavoro e comunità.

I vantaggi di migrare in Germania

I Paesi del nord Europa offrono un sostegno non indifferente alle famiglie attraverso i sussidi. In Germania, per esempio, viene offerto il kindergeld, un assegno familiare che si percepisce mensilmente per ogni figlio minorenne a carico, e il wohngeld, un aiuto finanziario per sostenere i costi dell’affitto per famiglie a basso reddito.

Le persone che hanno vissuto in Italia e sono riuscite a ottenere la cittadinanza italiana, o sono dotate di un regolare permesso di soggiorno, molto spesso si sono spostate in Germania, in particolare nei territori dell’ex Germania Ovest (Francoforte, Monaco, Essen, Düsseldorf, Bonn). In questi luoghi, infatti, è presente un’alta richiesta di lavoro, di tipo pesante, non qualificato. Si tratta di un lavoro in regola, dignitoso, e che garantisce il rispetto dei diritti del lavoratore. A differenza dell’Italia, dove non conoscere la lingua rappresenta un limite alla possibilità di trovare un’occupazione, in Germania la sola conoscenza parlata del curdo, turco o arabo permette di lavorare anche senza un diploma. Si tratta di lavori di tipo manuale, pesante e che richiedono una grande forza fisica.

La fitta rete di conoscenze e di amicizie all’interno della propria comunità d’origine permette di trovare una sistemazione in tempi brevi, grazie anche al fatto che molti proprietari di case in Germania non sono più solo tedeschi ma anche turchi, arabi, curdi, e questo facilita la stipulazione di un contratto d’affitto. Grazie ad amici e parenti che vivono in Germania da decenni, è più facile integrarsi, capire come muoversi in un ambiente completamente nuovo, e soprattutto  capire dove e come compilare la documentazione necessaria per ottenere i sostegni finanziari del governo, senza i quali sarebbe difficile sostenere l’alto costo della vita.

La possibilità di spostarsi in Germania permette alle persone curde non solo di migliorare il proprio status sociale, ma di recuperare momenti culturali, ricreativi, di festa che sono andati via via perdendosi in Italia a causa delle difficoltà economiche in cui versano le famiglie e alla presenza di una ridotta e sparsa minoranza curda. La numerosa comunità curda in Germania, invece, facilita la partecipazione a manifestazioni, festival musicali, attività culinarie di gruppo, matrimoni e feste.

muratore curdo germania
Lavoratore curdo, foto di Medine Mehmetoglu/The Bottom Up

La spinta a partire

Le storie delle persone curde non sono tanto diverse tra loro, hanno molti elementi in comune. Innanzitutto, si tratta di persone che, a causa della crisi economica del 2008, hanno subito un peggioramento delle loro condizioni di vita: hanno perso il lavoro o sono state costrette a chiudere l’attività di cui erano proprietarie.

Questo è ciò che è successo ad Ahmet che, dopo aver lavorato per dieci anni in una fabbrica di Marghera, ha perso il lavoro e non è riuscito a trovare una nuova occupazione in tre anni di costanti ricerche. Di fronte a una situazione del genere, cosa si può fare? L’unica soluzione possibile sembra quella di andarsene, provare a cercare un futuro migliore all’estero. “In Italia si fa fatica a trovare un lavoro, per questo sono andato a Francoforte dove degli amici di famiglia mi hanno ospitato e ho iniziato a lavorare in una kebabberia”, ci racconta Ahmet. “Dopo un anno di lavoro sono riuscito a portare in Germania anche mia moglie e i miei figli. Adesso stiamo bene”. Lavorare all’estero risulta più difficile senza la cittadinanza tedesca o italiana. Avendo il solo permesso di soggiorno, Ahmet  deve tornare in Italia per rinnovarlo, ma in caso contrario non potrebbe rimanere in Germania.

Serhat invece ha lavorato per 20 anni a Trieste, prima come muratore e poi come gestore di una kebabberia. A causa della mancanza di profitti ha dovuto chiudere l’attività e non è riuscito a  trovare un altro lavoro in Italia. Per questo si è trasferito in Svizzera, a Zurigo, dove alcuni parenti gli hanno trovato un posto di lavoro. E’ tornato a fare il muratore. Dopo sei mesi, Serhat si è spostato nuovamente, questa volta a Essen, in Germania, dove nel 2018 viene raggiunto da moglie e figli. “In Svizzera il costo della vita è più caro che in Germania. Lo stipendio è alto, ma contando le spese per l’assicurazione sanitaria, per gli alimenti, per l’alloggio e le difficoltà a spostarsi fuori dal Paese senza un passaporto, non mi conveniva restare e portarci la mia famiglia”, spiega Serhat. “Avendo la cittadinanza italiana sarei dovuto andare in Germania fin da subito, ma non ne ho avuto la possibilità fino a quando sono riuscito a rientrare in contatto con dei vecchi amici”. La scelta della città in cui andare a vivere e a lavorare è dovuta principalmente alla presenza o meno di parenti e amici sul posto.

Anche Murat era gestore di un kebab a Milano, ma ormai da tempo non funzionava più. Dopo essere arrivato in Italia all’inizio degli anni 2000 e aver lavorato per dodici anni, si è trasferito a Bonn, in Germania, dove ha lavorato per un periodo di tempo come muratore. Si è licenziato perché il luogo di lavoro era troppo lontano da casa sua, ma è subito riuscito a trovare un’altra occupazione in una ditta di trasporti. “In Germania, se non ti piace il tuo lavoro o hai degli orari troppo lunghi nulla ti vieta di lasciarlo”, ci racconta Murat. “Ci sono molte opportunità lavorative, ed è facile trovare altro anche se non si conosce il tedesco grazie alla presenza di molti connazionali che offrono posti di lavoro come muratore, giardiniere, imbianchino, saldatore”. Adesso che è riuscito a sistemarsi, lo ha raggiunto il resto della sua famiglia. 

Nonostante le difficoltà a trovare una buona occupazione in Italia, non sempre conviene lasciare il Paese per raggiungere la Germania. “I giovani fanno fatica a vivere in Germania a causa degli affitti alti, e non godendo di aiuti economici si devono arrangiare”, ci racconta Alì. “Per questo motivo decidono di ritornare in Italia dopo un breve periodo all’estero, come ho fatto anch’io. La Germania è conveniente solo se ci porti la famiglia, altrimenti non riesci a sistemarti, sopravvivi e basta”.

Medine Mehmetoglu

Foto di copertina: Medine Mehmetoglu/The Bottom Up

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