Homelessness

Vitale cambiare i “pregiudizi” sui senzatetto

A breve, in Sudafrica, si terranno le prime udienze per raccogliere le testimonianze dirette riguardo agli abusi di cui sono accusati alcuni ufficiali delle forze dell’ordine di Città del Capo.

Questo articolo è pubblicato originariamente in inglese su New Frame.
L’autore dell’articoloMatthew Hirsch, è un giornalista e fotografo freelance con base a Cape Town.
Le foto sono di Chris de Beer-Procter, fotogiornalista con base a Cape Town.

Traduzione di Alessia Gnudi


La Commissione sudafricana per i diritti umani (SAHRC) ha indetto udienze pubbliche per indagare sui maltrattamenti nei confronti delle persone senza fissa dimora dopo che, nel gennaio 2022, un colpo di pistola esploso, presumibilmente, da un agente di polizia di Città del Capo ha ferito a morte Dumisami Joxo, un abitante di strada di Rondebosch.

L’omicidio, avvenuto dopo le contestate nuove ordinanze municipali emanate a Città del Capo nel settembre 2021, hanno sollevato grande sconcerto nell’opinione pubblica sudafricana, soprattutto tra i soggetti più vulnerabili e le associazioni che si occupano di tutelare i loro diritti.

Matthew du Plessis, senior legalofficer della SAHRC, afferma che la commissione d’inchiesta ha rilevato una tendenza preoccupante all’utilizzo della violenza nei confronti dei soggetti più vulnerabili, tra cui persone senza fissa dimora.

Carlos Mesquita è il fondatore di The Rehoming Collective, un’organizzazione no-profit che aiuta i senzatetto a ricostruire la loro vita fornendo formazione e supporto nella ricerca di un’occupazione. Intervistato sul tema, ci racconta di come la percezione pubblica delle persone senza fissa dimora sia infestata dai pregiudizi.

“Ho capito l’anno scorso che la sfida non è cambiare le idee dei politici, ma cambiare l’opinione pubblica. Circolano molti pregiudizi e molta disinformazione, che inquinano la percezione che le persone hanno dei senzatetto di Città del Capo. Questo perché pregiudizi e miti sono ciò che viene dato in pasto all’opinione pubblica ogni giorno”.

Capire le cause

Mesquita, che in passato ha avuto problemi di tossicodipendenza, ha vissuto in strada per cinque anni dopo aver perso la sua attività (una casa discografica) e il suo appartamento a Sea Point. “In realtà non mi rendevo conto di ciò che mi stava capitando. Non immaginavo che di lì a poco avrei dovuto vivere per strada”, ha dichiarato. “Fondamentalmente, non avevo più consapevolezza della mia vita”.

“Un giorno ho guardato tutti questi dischi d’oro nel mio ufficio e ho capito che in realtà conducevo una vita molto solitaria. Ero circondato da persone che mi stavano attorno per ragioni sbagliate. Ho iniziato con l’alcol poi sono passato al gioco d’azzardo, e da lì è stato un continuo circolo vizioso”.

Mesquita ci dice anche di non aver mai conosciuto un senzatetto che volesse vivere per strada. “Non sono lì per scelta, ma per motivi contingenti. [Questo] è ciò che le persone sembrano non capire”.

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13 gennaio 2022: Paul Hibbert nella tenda che condivide con Charles O’Neil a Sea Point, Città del Capo.

Anche Mesquita ha avuto problemi con le forze dell’ordine mentre viveva in strada. Una mattina di cinque anni fa, gli agenti hanno sequestrato il suo carrello e hanno iniziato a confiscare i suoi averi.

“Avevo appena comprato una nuova tenda compresa di materasso. Ne ero davvero orgoglioso, così come del nuovo cellulare. Ho chiesto: per favore, posso riavere la mia roba? Poi, ho cercato di raggiungere il loro furgone e riprendermela. Mi hanno sbattuto a terra, mi hanno tenuto gli occhi aperti e mi hanno spruzzato due bombolette piene [di spray al peperoncino]”.

Indica il suo zigomo, che è stato fratturato nell’incidente. “Questo me l’ha fatto lo stivale di uno di loro”.

Non è un crimine

Prima di organizzare un incontro con la SAHRC dopo la morte di Joxo, il gruppo di sostegno agli alloggi Ndifuna Ukwazi ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che le persone finiscono in strada per diverse ragioni. Tra esse, le principali sono povertà, abuso di sostanze stupefacenti e problemi di salute mentale. Ha inoltre accusato la City di non star facendo abbastanza per alleviare i problemi di queste persone. Più nel dettaglio, la City non fornirebbe alloggi a prezzi accessibili né un numero adeguato di posti letto nei rifugi.

“Inoltre”, continua, “la stigmatizzazione avanzata dalla City nei confronti delle persone senza fissa dimora, dipinti come criminali, contribuisce a non perpetuare le cause alla radice del fenomeno. Essere senzatetto non è un crimine, ma è piuttosto l’effetto di uno Stato che non è stato in grado di soddisfare i bisogni delle persone”.

“Non esistono soluzioni semplici per migliorare le condizioni delle persone che vivono in strada, e l’insistenza della City nel trattare i senzatetto come criminali è un approccio inefficace, finalizzato soltanto a placare le lamentele dei contribuenti, e non a trovare soluzioni sostenibili e umane per tutte le persone coinvolte”.

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13 gennaio 2022: le tende montate tra i campi da tennis e la centrale di polizia a Sea Point.

Paul Hibbert vive in una tendopoli nel sobborgo di Sea Point sulla costa atlantica. Ci racconta di essere finito in strada quando è arrivato da Saldanha Bay (Città del Capo) per il funerale di sua madre. “La mia auto si è rotta. Alla fine ho dovuto venderla per pochi spiccioli”, racconta.

Hibbert condivide la tenda con Charles O’Neil, che è stato licenziato da una fabbrica di acciaio a Saldanha Bay. “Non abbiamo un alloggio né un reddito. Non abbiamo niente. Può capitare a chiunque”, afferma Hibbert.

Una vita di stenti

I residenti dell’accampamento sono stati cacciati dalle forze dell’ordine lo scorso anno. “Hanno preso le nostre cose, i nostri documenti sono andati persi”, racconta Hibbert. “Abbiamo dormito sotto la pioggia. Le forze dell’ordine, circa dieci o venti auto, stavano qui giorno e notte a sorvegliarci”.

Dice anche di non capire perché la sua comunità sia stata presa di mira. “Non ci sono problemi qui. Ci hanno detto che la polizia sta verificando la presenza di droghe”.

O’Neil guadagna qualche soldo dando una mano in un campo da tennis nelle vicinanze. Adattarsi alla vita di strada non è stato facile, dichiara: “ti portano via la dignità. Devi lottare per pulirti e lavarti, avere vestiti puliti e raderti”.

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14 gennaio 2022: da sinistra, Deon Schroeder, Donovan Swartbooi e Jonathan Williams vivono negli spazi di The RehomingCollective a Observatory.

David Khumalo, originario di Johannesburg, vive nella stessa tendopoli in cui si trovava Joxo fino alla sua morte. Si sviluppa in una striscia di terra lungo i binari del treno a Rondebosch, e Khumalo soggiorna lì dall’anno scorso. Racconta cheè stato difficile trovare lavoro una volta uscito di prigione, e chealla fine è arrivato a Città del Capo.

“Non vogliamo vivere questa vita. Una volta avevamo una vita migliore, ma a livello finanziario non va [bene]. I nostri genitori vengono licenziati e stanno accadendo tutte queste cose. È davvero dura. Se andiamo al garage, ci è concesso solo 1 litro e mezzo di acqua che ci deve bastare per tutto”.

In difesa delle ordinanze

In varie dichiarazioni rilasciate l’anno scorso, il comune di Città del Capo ha dichiarato che l’ordinanza su strade, luoghi pubblici e inquinamento acustico “”protegge la dignità, la salute e il benessere dei ‘senzatetto’, sancendo l’offerta di rifugi alternativi e soluzioni per aiutare le persone in strada in maniera sostenibile. In questo modo, l’ordinanza unisce il rispetto umano per l’individuo e quello costituzionale della condotta nei nostri luoghi pubblici”.

Il testo dell’ordinanza aggiunge: “nessuno può avanzare ragionevoli pretese né esercitare un vero e proprio diritto all’abitare illegalmente e in maniera permanente dentro tende poste in luoghi pubblici, adibendoli a proprio uso esclusivo, rifiutando tuttavia qualsiasi offerta di assistenza sociale e di accoglienza”.

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14 gennaio 2022: Carlos Mesquita racconta che la sua esperienza di vita in strada lo ha ispirato nel suo lavoro con il collettivo.

Ma Brett Herron, segretario generale del partito Good, afferma che gli attuali modi della City di gestire il problema dei senzatetto sono insostenibili. “Un modello basato su multe, confische di beni, vessazioni e vittimizzazione è disumano, manca di empatia e compassione, e non funzionerà mai”.

“In una democrazia costituzionale, tutto ciò è illegale e penso che la leadership della City sia sul punto di scoprirlo non appena verrà valutato il rispetto delle norme costituzionali dell’ ordinanza”.

Secondo Mesquita, uno dei problemi principali di Città del Capo è che nessun nuovo rifugio è stato edificato dal 1994. “Abbiamo assistito all’urbanizzazione, alle perdite di posti di lavoro, abbiamo vissuto il Covid, eppure non sono stati costruiti nuovi rifugi”.

Un approccio migliore

Mesquita sostiene inoltre che i senzatetto spesso evitano i rifugi a causa del loro approccio basato su condizioni da rispettare, specialmente per quanto riguarda l’uso di droghe. “Il modello che tutti gli altri rifugi portano avanti è superato e non è più usato in nessuna parte del mondo. Bisogna essere ‘puliti’ prima di poter accedere. È praticamente impossibile soddisfare questa condizione”, afferma Mesquita.

The Rehoming Collective crede che un alloggio sia prioritario rispetto al dover affrontare altri problemi come il consumo di droga e la trasmissione di competenze alle persone. “Non crediamo nella riabilitazione, ma nella riduzione del danno. La maggior parte delle persone nella nostra casa [a Observatory, periferia di Cape Town] ora ha un lavoro”.

Jonathan Williams, 41 anni, di Mitchells Plain, è un residente di The Rehoming Collective. È finito per le strade del quartiere centrale degli affari perché voleva scappare dalle gang.

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14 gennaio 2022: Deon Schroeder ha sviluppato un interesse per il giardinaggio vivendo negli spazi del collettivo.

“In città ho conosciuto una comunità che cercava di prendersi cura l’uno dell’altro, ma erano tutti senzatetto. Sono diventato uno di loro. Quando ho provato a tornare a casa non ha funzionato, e sono finito in ospedale. Stavo di nuovo andando in strada quando ho sentito parlare di questo posto”.

“In questa casa, con questi ragazzi, ho imparato di nuovo a vivere con le persone. Non solo a vivere qui, ma anche vivere assieme a loro. Mi aiutano anche a controllarmi. A non cercare di vendicarmi. Sono grato per questo. Qui i progetti mi tengono occupato. Sono riconoscente a queste persone”, afferma Williams.

 

Foto di copertina: 14 gennaio 2022: Carlos Mesquita cammina per Observatory a Città del Capo, dove ha sede The RehomingCollective di cui è fondatore.
Fonte: Chris de Beer-Procter

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