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La Polonia sta costruendo un muro al confine con la Bielorussia per fermare i migranti

La terza parte del nostro approfondimento sulla situazione al confine tra Polonia e Bielorussia, dove da mesi i migranti rimangono bloccati, vedendo negati i propri diritti. Potete leggere la prima parte qui e la seconda qui.

Dall’inizio dell’offensiva militare russa in Ucraina, giovedì 24 febbraio 2022, più di 1.5milioni di persone hanno cercato riparo in Polonia, Paese confinante che per l’occasione ha aperto i propri confini. Gli ingressi non sembrano fermarsi, e il presidente della Polonia Andrzej Duda lo scorso 12 marzo ha firmato una serie di nuove misure progettate per aiutare l’enorme numero di rifugiati ucraini. La Polonia sta quindi dimostrando che ha lo spazio e le capacità necessarie per gestire il flusso di persone in arrivo. Ma stando alle testimonianze, l’accesso in Polonia rimane ancora difficile, se non quasi possibile, per chi non è ucraino. Queste azioni ricalcano le politiche di respingimento attuate dal governo polacco lungo la frontiera con la Bielorussa per fermare le persone del Medio Oriente. “Un rifugiato è un rifugiato. Anche i rifugiati provenienti da Paesi come Siria e Somalia stanno fuggendo dalla guerra e dovrebbero ottenere asilo”, commenta il movimento contrario alla costruzione del muro al confine polacco-bielorusso Nie dla Muru, intervistato da The Bottom Up.

A partire dall’estate del 2021, infatti, la guardia di frontiera polacca ha respinto migliaia di persone lungo il confine bielorusso, e dal 25 Gennaio di quest’anno sono iniziati i lavori per la costruzione di un muro in cemento-acciaio alto 5 metri, insieme a mezzo metro di filo spinato, che si estenderà per 186 km.
Lo stesso vice-ministro dell’Interno polacco, Maciej Wąsik, in un video mostra lo stato di avanzamento dei lavori, che dovrebbero concludersi entro questa estate.

Il progetto approvato dal Parlamento vede molti cittadini contrari. In diverse città, tra cui Poznan, si sono tenute manifestazioni in protesta per la costruzione del muro. Secondo il movimento, “[il muro] sarà dannoso per l’ecosistema naturale, in particolare per la foresta di Białowieża, ma danneggerà anche le comunità locali e non risolverà la crisi umanitaria”.

Migranti bloccati

Nella zona di confine, sono ancora tante le persone bloccate da diverse settimane, che cercano di sopravvivere , infreddoliti, indeboliti e affamati. La guardia di frontiera continua con le politiche di respingimento: tra gli ultimi episodi registrati, il 13 marzo sono stati riportati in Bielorussia 6 bambini, mentre il 19 febbraio la guardia di frontiera ha fermato 20 persone provenienti da Yemen, Ghana e India, e il giorno prima sono state fermate altre 13 persone che hanno tentato di entrare nel territorio polacco. Grupa Granica, un’iniziativa che unisce 14 organizzazioni non governative che lavorano per i diritti umani e sostengono i rifugiati e i migranti, ha lanciato un appello ai servizi di soccorso  per prestare aiuto umanitario a cinque persone provenienti da Siria e Yemen bloccate nelle paludi e che rischiano di perdere la vita. Qualche giorno prima era stato appena ritrovato il corpo di un ragazzo proveniente dallo Yemen, morto nella foresta di Białowieża, terreno paludoso in cui è difficile sopravvivere. La crisi umanitaria al confine è ancora in corso, nonostante la costruzione del muro. “Le persone troveranno percorsi alternativi, alcuni dei quali più pericolosi, e questo si ripercuoterà soprattutto su donne e bambini” , commenta Nie dla Muru.

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Foto di: Nie dla Muru

La vita lungo il confine in questi mesi non è stata facile nemmeno per i residenti delle zone in “stato di emergenza”. Secondo il rapporto di Grupa Granica, con la diffusa presenza di militari, la copertura falsata da parte dei media controllati dallo stato, e le istituzioni incapaci di intervenire in modo positivo, le persone che vivono nell’area al confine sono state pesantemente colpite dallo stress causato dalla crisi attuale.
I residenti stessi hanno indirizzato una petizione alle autorità locali dove denunciano le drammatiche condizioni in cui si sono ritrovati a vivere. Chiedono di partecipare alla consultazione della costruzione del muro, denunciano il mancato rispetto di diritti fondamentali quali la libertà di lavoro (in particolare l’industria turistica) e la libera circolazione. “Il muro è percepito come uno spreco di fondi e come un investimento pesante di carbonio con una grande impronta. La zona è fortemente militarizzata, con giovani soldati presenti nelle strade e nei negozi, e questo grava sull’umore delle persone”, commenta Nie dla Muru. “I macchinari pesanti stanno influenzando le condizioni stradali ed è rumoroso 24 ore al giorno, le persone hanno perso il senso di sicurezza”.

Effetti sull’ambiente e problemi di trasparenza

Nonostante i rischi ambientali non sono stati formalmente valutati, se ne possono prevedere alcuni, quali forti danni alla fauna selvatica, frammentazione dell’habitat, impedimento agli animali di muoversi liberamente, trovare compagnia, cibo e acqua con la conseguenza a  lungo termine del rischio di estinzione a livello regionale. Inoltre, nelle cosiddette recinzioni a fisarmonica lungo il fiume Bug è molto alto il rischio di mortalità proprio a causa della sua forma.
In particolar modo, naturalisti e ambientalisti sono preoccupati per il destino della natura selvaggia della foresta di Białowieża, un’area ricca di natura, cultura e storia. Gran parte della foresta di Białowieża è stata protetta dal 1400 e l’area contiene una grande distesa di foresta vergine in pianura, ed è per questo luogo di ricerca scientifica dove si stanno ancora scoprendo nuove specie. Il 31 gennaio scorso un gruppo di scienziati, tramite una lettera agli organi dell’Unione Europea, invitano la Commissione Europea a prendere tutte le misure possibili per fermare la costruzione del muro fino a quando non sarà effettuata una valutazione di impatto ambientale. Appellandosi a Natura 2000, la più grande rete di aree protette che copre le specie e gli habitat più preziosi e minacciati d’Europa, viene richiesto di controllare e assicurare che i lavori siano in conformità con la normativa europea e i requisiti di conservazione della natura.

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Foto di: Nie dla Muru

Altro problema relativo alla costruzione del muro è la trasparenza dei lavori.
“La società Budimex sta per iniziare i lavori anche se non è stata organizzata alcuna vera gara di appalto”, spiega Nie dla Muru. “A decidere, infatti, è stato Marek Chodkiewicz, plenipotenziario per la preparazione dei sistemi di sicurezza al confine, che ha preso in considerazione 7 società e alla fine ha scelto Budimex S.A. e Unibep S.A”. 

Inoltre, secondo l’atto sulla costruzione di installazioni di protezione dei confini di stato del 29 ottobre 2021, “normative separate, tra cui diritto edile, diritto dell’acqua, diritto ambientale e regolamenti sulla fornitura di informazioni ambientali, regolamenti sulla pianificazione e sviluppo territoriale, regolamenti sulla protezione del territorio agricolo e forestale e regolamenti ambientali non si applicano all’investimento”. A causa della clausola di segretezza inclusa nell’atto, ai residenti non è stato presentato il piano di costruzione o il progetto e non si è tenuto alcun incontro per informarli sulle attività pianificate.

“L’azienda Budimex ha appena aperto un ufficio ad Hajnówka e si rifiuta di parlare con la comunità locale per via della riservatezza dei piani”, continua Nie dla Muru. “È un chiaro segnale che le opinioni di abitanti, naturalisti e scienziati non saranno prese in considerazione. E’ una condanna a morte per questa parte di Polonia”.

Francesca Capoccia

Fonte foto di copertina: Nie dla Muru

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