Il corpo delle donne non può farsi carico della crisi ambientale

È la seconda volta che il Governo italiano interviene sulla Tampon Tax, ovvero l’imposta Iva al 22% che grava sui prezzi degli assorbenti e su tutti i prodotti per l’igiene femminile, considerati un bene di lusso e non di necessità. Ad iniziare questa battaglia per l’abbassamento dell’IVA sono stati il deputato Pippo Civati e la Segretaria di Possibile Beatrice Brignone che, nel 2016, presentarono una proposta di legge per abbassare l’aliquota sugli assorbenti al 4%. Ben presto, purtroppo, dimenticata.

Il 2019 sembrava l’anno giusto perché questo cambiamento, già assimilato in molto paesi europei, diventasse realtà, ma qualcosa è andato storto. Di nuovo. “Non c’era la copertura finanziaria” ha dichiarato il presidente del gruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Francesco D’Uva, durante il programma di La7, Omnibus. Questo il motivo della bocciatura dell’emendamento del PD lo scorso 14 maggio, che ha visto 253 voti contrari e 189 voti favorevoli.

Non è soltanto una questione di genere, quanto la sensazione di vedersi defraudare di un diritto che, per natura, dovrebbe essere tale: questo è il vero motivo che ha fatto scattare sul piede di guerra le donne. Ed è altrettanto chiaro che il senso di indignazione è stato acuito dalla consapevolezza che siamo un Paese in cui sono esenti da Iva le lotterie, le scommesse nelle case da gioco autorizzate e le cessioni d’oro da investimenti, e dove viene applicata un’Iva agevolata del 4% sui volantini e i manifesti per le campagne elettorali.

L’IVA resta al 22% e il corpo della donna viene visto come se avesse necessità ed esigenze secondarie. Ma non soltanto, viene infatti anche strumentalizzato per parlare della crisi ambientale.

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Facile fare l’ecologista con l’utero delle donne

“Poi non lamentiamoci che l’inquinamento aumenta” ha affermato sempre D’Uva alla conduttrice di Omnibus, “noi siamo per l’ambiente, non siamo a favore degli assorbenti usa e getta. Ci sono delle possibilità non inquinanti, come le coppette mestruali e i pannolini lavabili”. A quanto pare, secondo il deputato grillino, la sostenibilità del pianeta terra dipende anche da come vengono gestite le mestruazioni.

Siamo sicuri che il problema sia il rispetto per l’ambiente? Allora: perché non detassare gli assorbenti biodegradabili o  le osannate coppette mestruali, incentivando le aziende che li producono o trovando una concreta soluzione per lo smaltimento di questa tipologia di rifiuti?

Tutte vorremmo una scelta ecologica, ma per ogni donna esiste un’esigenza diversa e viviamo le mestruazioni come meglio crediamo. Se D’Uva fosse una donna, saprebbe bene che non esiste una soluzione uguale che vada bene per tutte, ma come scriveva ironicamente la giornalista statunitense Gloria Steinem: “se ad averle fossero gli uomini le mestruazioni diventerebbero motivo di orgoglio. Il Congresso creerebbe un Istituto nazionale per combattere i dolori mensili e il Governo stanzierebbe assorbenti gratuiti”.

Più che far ricadere il peso della crisi ambientale sull’intimità di ogni donna, la strada da percorrere e sulla quale l’Italia è ancora molto indietro è quella dell’educazione mestruale e di una sensibilizzazione a tutte le soluzioni (tutte tassate al 22%, tra l’altro!) comprese quelle più sostenibili.

La varietà in fatto di assorbenti è fondamentale, ma occorre partire da un’“Educazione Mestruale”

foto gruppo di studio
Fonte: Educazione Mestruale

“Ha trovato pratico mettere gli assorbenti in ammollo per due ore, poi pretrattare a mano e solo alla fine metterli in lavatrice? Farlo in preda ai dolori, con il dispendio di tempo ed energie, a causa di una disfunzione ormonale?” ed ancora “Ha mai avuto problemi al pavimento pelvico, infiammazioni croniche che comportano impossibilità di inserire coppette o tamponi?” queste sono alcune delle innumerevoli critiche, a distanza di giorni, mosse sui social dalle dichiarazioni del deputato M5S.

Per fare un po’ di chiarezza ne abbiamo parlato con Sara Lea Cerutti, pedagogista mestruale che si occupa di ciclicità femminile a Torino. Sara, grazie al suo progetto “Educazione Mestruale“, aiuta le donne ad affrontare al meglio il proprio percorso mestruale: “Un percorso di emozioni e vissuti singolari che va al di là dell’esigenza fisiologica” spiega, ma vuole anche essere “uno stimolo alla riflessione affinché le donne possano approcciarsi a tutti i temi legati al ciclo, purtroppo ancora limitati” dalla società di oggi con uomini che dispensano consigli e decidono sul corpo delle donne.

C’è stata un dura battaglia di idee sulla coppetta mestruale e gli assorbenti, ma quali sono i loro pro e i contro? “Di per sé non possiamo non dire che la coppetta mestruale è rivoluzionaria perché ecologica rispetto agli assorbenti, obiettivamente per un motivo strutturale. Lo è per molte donne, certo per chi può permettersi di usarla!”. Sì, perché il costo di una coppetta va dai 15 ai 30 euro circa e dura dai 6 ai 10 anni. Ma è alla portata di tutte? “Mettiamo da parte il discorso ambientale: tutte vorremmo una soluzione green, ma il problema giunge quando – ad esempio – siamo di fronte ad una donna matura che ha dei fastidi a livello del perineo, ha una perdita di urina, dunque avrà più difficoltà ad inserirla”. Il primo passo, prima di scegliere  la dimensione e il tipo di coppetta, è consultarsi col proprio ginecologo “non perché danneggia la vagina, ma potrebbe dar fastidio o provocare dolore se non scelta accuratamente. Quanto detto non è l’unica soluzione, abbiamo anche gli assorbenti lavabili, che possono essere una valida alternativa per tutte quelle donne che non sentono di introdurre nella loro vagina un oggetto estraneo”, conclude.

È anche vero che oltre ai limiti fisici possiamo incorrere nei limiti psicologici di una donna: “C’è chi ha un tabù talmente forte nei confronti delle proprie mestruazioni che non inserirà mai nel proprio corpo, come dicevamo prima, un oggetto estraneo” afferma Sara. Tutto dovrebbe partire dal nucleo familiare, in cui spesso se ne parla poco o non se ne parla, per cui “in questi casi l’età è relativa. Ancora oggi è possibile confrontarsi con una ragazza giovane che ha sviluppato un preconcetto sul ciclo mestruale”. Ma come sdoganare questo antico tabù? “iniziando da un libro, consigliato anche a tutti gli uomini: Questo è il mio sangue della giornalista francese Élise Thiébaut – un saggio su quanto le superstizioni, le leggende e i non detti abbiano influito per secoli sulla discriminazione delle donne”.

Dunque, in capo alle proprie mestruazioni, non esistono soluzioni più o meno ambientali, più giuste o meno giuste che valgano per tutte: scegliere ciò che ci permette di viverle al meglio è l’unica realtà possibile.

Francesca Lisi

Fonte immagine di copertina: Lunette Menstrual Cup

 

2 pensieri su “Il corpo delle donne non può farsi carico della crisi ambientale

  1. Bello e utile di sicuro per molte giovani avere una opportunità di affrontare un tema come quello che affronti tu. Sconvolgente che con un decreto che appioppa l’IVA al 22% si sancisca che gli assorbenti sono un bene di lusso……Ma d’altra parte io sono sconvolto che ad esempio i probiotici (fermenti lattici) spesso INDIPENSABILI per la prevenzione e la cura della salute siano del tutto a pagamento del paziente. Viviamo immersi nelle assurdità che sembrano volte a creare malessere e non benessere. Meno male che ogni tanto una voce si solleva.

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