“Elle”, Eros e Thanatos

Buio e urla. Si apre così il nuovo film del regista olandese Paul Verhoeven. La sequenza iniziale scivola in una soggettiva animale: vediamo la scena dal punto di vista di un gatto. È lui il testimone silenzioso dello stupro subito dalla protagonista, Michèle. La vediamo inerme a terra, mentre un uomo nero, il viso coperto da un passamontagna, si allontana. Sulla coscia di Elle scorre del sangue. Ma come se niente fosse, si alza e ripulisce i cocci di vetro sparsi per terra. Si fa un bagno. Ordina da mangiare. A interpretare la protagonista femminile è una Isabelle Huppert assolutamente da Oscar (solo designato, a conquistare il Premio come Migliore attrice protagonista è stata Emma Stone per La La Land), con una recitazione fatta di sguardi e di micromovimenti facciali. L’intero film ruota attorno al suo personaggio, che non riusciamo a capire fino in fondo. Da una parte, donna in carriera, a capo di una compagnia di videogiochi. È lei che decide, che comanda. Una femmina ormai adulta ma affascinante, che ha il potere di conquistare tutti gli uomini che desidera. Dall’altra, la sua è una vita intervallata da orrori. A cominciare dalla sua infanzia, quasi fosse perseguitata da uomini violenti. Ma prima ancora Elle è forte. Non la vediamo mai piangere, mai perdere il controllo. E forse è per questo che lo spettatore non riesce ad entrare in completa empatia con il suo personaggio. O forse perché una parte di noi è esattamente come lei e non riusciamo ad accettarlo?

Un racconto che dura 130 minuti, tra momenti improvvisi di tensione e momenti più piatti, nei quali la lunghezza del film si fa sentire. Un dominante colore rosso appare più volte sullo schermo e sembra seguire non solo il vicino di Michèle, Patrick, ma anche la protagonista stessa, spesso sporca di sangue, proprio o altrui. La scena dell’abuso sessuale iniziale si ripete più volte, attraverso flashback, ma non solo. E ogni volta, spettatori e personaggi, la vivono in maniera diversa. Perché il sesso è l’altro protagonista del film, nella forma della violenza carnale, posta in primo piano. Sesso imposto con ferocia, che fa però godere la protagonista molto più di quanto non potrebbe essere se si fosse concessa volontariamente a un uomo, portandola ad avere un lungo e intenso orgasmo. Poi c’è l’adulterio, anche questo attraversato da una sottile vena di morte. Come quando la protagonista si finge senza vita, a letto con uno dei suoi amanti. E ancora, l’autoerotismo. Binocoli alla mano, Elle si masturba osservando Patrick, dalla finestra di casa sua. Mentre gli occhi incredibilmente umani e inquietanti di Baldassarre (il Re Magio di colore) la fissano insistentemente. Un altro uomo nero.

Elle
Elle – Fonte: http://www.nziff.co.nz

Le inquadrature insistono sul primo piano, lasciando a fuoco solo i volti mentre tutto il resto appare sfumato, poco definito. Come le vite dei personaggi. In una storia dove la pulsione di vita e la pulsione di morte sembrano coincidere. Dove si è invidiosi della felicità dei propri amici, ma allo stesso tempo li si ama. Dove si è possessivi e violenti. Dove si è fragili e perversi, forti e consapevoli. Un film nel quale Eros e Thanatos, dio della morte, si incontrano e sembrano parlare alla parte di noi più remota e sconosciuta. O che facciamo finta di non vedere, che ci sforziamo di ignorare. E scopriamo così che Elle, dapprima così lontana da noi, è invece molto più vicina di quanto ci aspettassimo.

Paola Pitzus

Fonte immagine di copertina: mymovies.it

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