#TBUtalksaboutDRUGS

Musica psicoattiva: mito o realtà?

Per la settimana della droga di TBU ho deciso di occuparmi di musica, ovviamente. In particolare, mi dedicherò alla musica psicoattiva. Qua, però, nascono già mille problemi di definizioni. “Psicoattiva”? Da che mondo è mondo la musica ha tra i suoi vari effetti quello di modificare la psiche di chi la ascolta (e di chi la suona, pure). Persino Platone di solito diffidente nei confronti delle arti, non metteva in dubbio il potere della musica, pur preferendo le marcette militari a melodie più ammiccanti e scabrose. E, diciamocelo, non c’è musica che non punti a scatenare un qualche tipo di modificazione interna nel destinatario. Alcune più di pancia (rock), alcune più cerebrali (jazz), altre più di gamba (dance) ed è meglio fermarsi qua nell’esplorazione del corpo umano.

La storia dell‘abbinamento, sia nell’atto dell’ascolto sia in quella della produzione, tra musica e droghe è argomento abusatissimo (scelta lessicale non particolarmente coraggiosa, lo ammetto) e sul quale esiste una letteratura più che vasta. E se pure restringiamo il campo al cosiddetto filone del rock chiamato – programmaticamente – psichedelia, bisognerebbe leggersi due o trecento libri per capirci qualcosa.

Per fortuna, c’è chi ha bypassato preoccupazioni filosofiche e storiche di questo genere e ha pensato che dovesse esistere qualcosa come della musica che agisse direttamente sulla psiche umana, senza l’ausilio di droghe, ma ottenendo l’effetto di una droga. In questo caso, sarebbe forse più corretto dire che la musica stessa è la droga.

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Uno dei tanti problemi che si presentano nell’ambito dell’indagatissimo rapporto tra musica ed emozioni è quello classico del gallina-uovo-gallina: “si ascolta musica [emozione x] perché ci si sente [x] o sentirsi [x] è causato dall’ascoltare musica [x] ?”.
La domanda sembra non richiedere una vera risposta e scadere in un altrettanto classico e depressivo cane-coda-cane, MA quello che la gente in città non sa è che i filosofi servono esattamente a dare (inizi di) risposta in modo serio a domande simili. Oh, certo, a meno che non facciate/leggiate filosofia continentale, che si configura più come un rapporto maroni-terra-maroni.

Insomma, al dubbio se certa musica renda sballati oppure se gli sballati ascoltino musica da sballati alcuni sballatoni/scienziati pazzi (ma propendo per la prima categoria) hanno deciso di buttarsi sulla prima ipotesi. Da giornalista di strada quale sono l’unica possibilità che ho di constatare lo stato delle cose è aprire Youtube, accendere le casse monitor e prepararmi al peggio.

Questo viaggio empirico comincia in discesa grazie al didascalicissimo canale Youtube russo Psychoactive Music che offre diversi tipi di musica-droga abbinata per sensazione: eroina, morfina, Dmt, oppio. I video sono tutti lunghi 35-50 minuti e si basano sui “beat binaurali” e altre robe aggiunte un po’ a caso (la nicotina aggiunge anche un po’ di noise in sottofondo).

Il principio dei toni binaurali è molto semplice. Un battimento è la frequenza risultante dalla sovrapposizione di grandezze periodiche, in genere oscillazioni sinusoidali con frequenze diverse e vicine tra loro.
In parole spicciole: nella cassa/cuffia di sinistra c’è un suono continuo, lungo, ininterrotto; in quella di destra ce n’è un’altro tale e quale ma a una frequenza un poco diversa. La cosa crea quindi un battimento (immaginatela proprio come metafora fisica) che, all’orecchio dell’ascoltatore, si traduce in un unico suono pulsante, come un beat, appunto. Ma se spegniamo una delle due casse sentiamo che, invece, in ciascuna c’è solamente un suono continuo. Questo è un fenomeno psicoacustico creato dal cervello, dal nostro apparato ricevente, per così dire. In questo video, che consiglio, si capisce molto bene la struttura.

La mia reazione? Prima di tutto, questo suono interferisce col rumore emesso dal condizionatore che si trova sopra la mia testa (sì, è evidente che non rispetto il Feng-Shui nella mia mansarda), facendolo risultare anch’esso pulsante. Questo video si ferma a 200 Hz, per poi riscendere progressivamente: la ragione è che andando sulle frequenze medio alte, il fischio avrebbe cominciato a diventare un po’ fastidioso. Quando, dopo una buona ventina di minuti, spengo sento sicuramente le mie orecchie pressate, ma anche perché il volume delle casse (uso dei monitor KRK) è relativamente alto e io sono seduto vicino.

I suggerimenti di visione di YT mi regalano emozioni incredibili – senza neppure bisogno della musica. Se l’apparente serietà del canale russo mi lasciava qualche speranza di trovarci della scienza, l’approccio del video 528 Hz Miracle Tone – Harmonic Fibonacci Spiral Pulsing at the Rate of Pi mi fa capire che si tratta di un pastrocchio senza speranza di semicomplottismi new-age legati all’annosa questione dell’accordatura del La a 440 Hz vs quella a 432 Hz – una faccenda a cui ho accennato qui e che meriterà un altro approfondimento.
Il godimento massimo si raggiunge quando incontro “PINEAL GLAND Activation Frequency 936Hz: BINAURAL BEATS Meditation Music Third Eye Opening”. Certo, i miei rudimentali studi di anatomia e di fisiologia post-cartesiana m’avevano fatto derubricare la ghiandola pineale ad entità fittizia rivelatasi poi falsa tipo il calorico, ma un aggiornamento medico doveroso mi spiega che esiste sul serio. Certo, da quel che capisco una sua “attivazione” provocherebbe uno sbomballamento del ritmo sonno-veglio e non certo l’apertura del terzo occhio, qualsiasi cosa questo avesse dovuto significare. 

Non nutro più alcuna fiducia nelle sorti dell’umanità non appena scorgo questo 432 HZ DNA Repair Meditation e d’improvviso mi ricordo che non doveva essere questa la deriva originaria del mio articolo. Maledizione, bisogna puntare a cose serie, non a simili sciocchezze da dilettanti. E allora mi immolo a scaricare ogni Trojan dell’universo per accedere ad I-Doser, uno spacciatore professionalissimo di pillolette di ogni colore. Il marketing è rassicurante e le promesse fantastiche: I-Doser è una maniera sicura di ottenere un’esperienza o uno stato d’animo simulato. Puoi surfare tra meditazione, chakra, kundalini o “imprese spirituali”. Ma il campo è vastissimo: illuminazione sessuale, stimolazione romantica, esperienza ricreativa simulata o – semplicemente – la possibilità di autoindurti uno stato d’animo. La percentuale di successo, probabilmente calcolata da uno stanzone pieno di criceti in camice bianco, è superiore all’80%.


Scarico il software che da subito mi fa inarcare il sopracciglio da subito in quanto mi propina degli mp3. Ma come, qual è il problema, direte voi. Il problema è che, come dovrebbe essere noto e arcinoto, gli mp3 sono un formato compresso, cioè che taglia delle frequenze audio per rendere il file più leggero e trasportabile in digitale.  Ma se devo raggiungere stati complessi dell’esistenza con un file tutto sommato a bassa qualità allora partiamo veramente male.
Neppure la grafica 1.0 del software free mi rassicura e allora decido di partire con l’Alcohol. Un binaurale a frequenza mediobassa condito di rumore in sottofondo che dopo 10 minuti ha già creato un insolito collegamento tra la mia mascella e il tavolo. I sintomi della sbronza, mal di testa compreso, ci sono tutti. Passo al più rassicurante Content dal potere “sedativo moderato”. Dopo due minuti penso di non voler più usare le orecchie per fare niente nella mia vita, neppure appoggiarci i capelli sopra e allora tento con Sleeping Angel, confidando nel potere palliativo del decesso.

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Mi rendo conto dopo un minuto che probabilmente il decesso è quello che era occorso all’autore della “dose” musicale, subito dopo aver aperto il software musicale con cui ha composto questo pezzo – o più verosimilmente l’interno di una lavatrice in standby. Disinstallo il programma, fisso una seduta anticipata dall’analista e torno a scrivere, non prima di aver prenotato un check-up completo otorinolaringoiatrico.

L’empiria non mi ha supportato, evidentemente, e allora mi rivolgo alla filosofia, che forse mi aiuterà a capire quale dovrebbe mai essere questa musica psicoattiva. David Huron, musicologo, nota come in realtà uno dei pilastri della cultura occidentale quale è Kant avesse ben distinto, nella Critica del giudizio, il piacere in senso generale e quello propriamente estetico, che è una specie a sé. Quest’ultimo, per dirne una, è disinteressato e quindi non è legato ad altre forme di piacere come il cibo, il sesso, l’amicizia, eccetera.
Insomma, la commistione tra arte e piacere sensoriale-immaginativo suggerita dalle proposte internettiane trovate finora romperebbe questa separazione. E per un paio di secoli tutta l’estetica occidentale è andata dietro a questa separazione tra piacere estetico, legato alla contemplazione dell’arte o della natura, e tutti gli altri tipi di sensazione ed emozione. A fare il danno però è stata la svolta cognitiva in psicologia, dagli anni ’60 in poi, fino ad arrivare al neuro-tutto che governa quel tipo di scienza oggigiorno. Biologi  e psicologici evoluzionistici sostengono che è probabile che le attività svolte insieme alla musica accrescessero il grado di adattività (nel senso di Darwin, cioè di evoluzione come adattamento all’ambiente) dei partecipanti attraverso la creazione di legami, la selezione sessuale o la maggiore facilità nell’apprendimento del linguaggio tramite il canto. Se così fosse, i piaceri legati all’arte sarebbero eccome utilitaristici e legati alla corporeità– al contrario di quello che voleva Kant.

Ora, dare una risposta a questo genere di domanda non è affare di questo articolo, ma una cosa la posso dire: chiunque pensi di poter riparare il suo DNA ascoltando queste ciofeche binaurali è tristemente destinato all’estinzione o quantomeno all’otite. Forse sono io che mi sono affidato a bufalette e a quel poco di questo mondo che conoscevo su internet. Sono anche dell’idea che per potersi veramente sballare con questo tipo di musica, il 90% sia fatto dallo stato d’animo con cui ci si pone nell’ascoltare questi brani. La banalità che fa cadere un po’ il sipario è che questo, a pensarci bene, vale per qualsiasi tipo di musica.

Filippo Batisti
@Una_t_sola

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