La Ricerca della Felicità

Brunico (BZ)
Un paio di settimane fa, nel bel mezzo di un noioso pomeriggio agostano, mi sono imbattuto in un articolo del Sole 24 Ore che stilava la classifica dei “Borghi più felici d’Italia”. Il solito trucchetto per accumulare visualizzazioni con lunghe gallerie fotografiche? Proprio no! Si trattava invece della presentazione dei risultati di una ricerca commissionata a Centro Studi Sintesi, dalle fondamenta metodologiche solide e dai risvolti politici e, azzardo, filosofici particolarmente rilevanti.
 
Al di là dei risultati della ricerca, ciò che mi interessa rimarcare è il concetto che vi giace alla base: non ci si può affidare soltanto ai tradizionali indicatori economici per valutare il benessere di un determinato territorio. 
Ma se questa idea potrebbe essere data per assodata (ma lo è davvero?), la questione che ne consegue non è di facile soluzione: come si rileva la felicità?
 
A questa domanda ha provato a rispondere nel 2008 una commissione istituita dal governo francese – chiamata Commission on Measurement of Economic Performance and Social Progress – capeggiata dagli economisti Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi. 
Il testo, che potete consultare in versione integrale qui, muove dal presupposto che “i tempi sono maturi affinché i nostri sistemi di misurazione spostino l’accento dalla rilevazione della produzione economica al benessere delle persone”.   
Già, ma come? La produzione industriale, il debito, l’inflazione, l’occupazione possono essere rilevate ormai agevolmente. Ma si può rilevare la felicità?
Non direttamente, come statistici e metodologi che su questo dibattono da tempo possono affermare: occorre individuare indicatori.
“Il benessere è multi-dimensionale”, confermano Stiglitz, Sen e Fitoussi, per poi indicare otto fondamentali dimensioni – ricavate anche da precedenti studi – da considerare all’interno di questo complesso indicatore. Eccole:
  1. Condizioni di vita materiali (reddito, consumi, ricchezza)
  2. Salute
  3. Istruzione
  4. Attività personali che includono il lavoro
  5. Partecipazione politica e governance
  6. Relazioni sociali
  7. Ambiente (condizioni attuali e future)
  8. Insicurezza, di natura fisica e economica.
 
Fin qui, tuttavia, rimaniamo ad un livello di astrazione piuttosto alto: come si passa dal piano dei concetti a quello concreto della rilevazione di dati?
Ci viene in soccorso la ricerca del Centro Studi Sintesi: come chiaramente spiegato nella nota metodologica, i ricercatori veneti si sono serviti delle otto dimensioni della Commissione Stiglitz, individuando indicatori per ognuna di queste.
 
Tra i quarantasette indicatori previsti, che potete esaminare nella loro completezza qui, alcuni sorprendono.
La diffusione di auto euro 4, ad esempio, è interpretata come sintomo di favorevoli condizioni di vita materiali e di attenzione all’ambiente, ma, al tempo stesso, il numero di autovetture totale per km di strada può determinare un fattore di insicurezza. La partecipazione alla vita politica è intesa tanto in senso attivo (affluenza alle urne, volontariato) ma anche in senso passivo (% contribuenti sul totale della popolazione e capacità di riscossione). Una percentuale consistente di donne straniere sul numero degli stranieri residenti è sintomo di una presenza stabile e di buona integrazione, dunque incide favorevolmente sulla qualità dei rapporti sociali, contrariamente a quanto fanno il tasso di disoccupazione femminile e giovanile.
Ma che felicità sarebbe senza cinema? E allora nelle “attività personali” si misurano gli accessi ai cinema, ma anche il consumo di quotidiani, la navigazione online, la pratica sportiva.
 
Questi indicatori sono stati rilevati presso un campione di 158 comuni selezionati secondo criteri tesi ad escludere outlier, ossia casi poco rappresentativi o incoerenti rispetto ai parametri della ricerca. Consigliamo di approfondire il procedimento qui ora soltanto accennato, seguendo il link fornito poche righe fa; al momento basti sapere che il campione così determinato include Comuni aventi popolazione tra i 5000 e i 50000 abitanti.
 
Volete sapere chi ha vinto? 
A quanto pare se vogliamo essere felici dobbiamo trasferirci tutto a Brunico, amena località bolzanina, giunta prima alla voce “Ambiente” e terza alla voce “Condizioni materiali di vita” (a Brunico si registra il reddito medio IRPEF più elevato all’interno del campione); le performance di Brunico risultano particolarmente positive sotto ogni altro punto di vista, fatto salvo per la partecipazione politica (114° su 158).
Il modello bolzanino domina la classifica, conquistando il podio anche con Vipiteno e Egna, per poi collocare Appiano e Lana ai margini della top ten. La ricetta è comune: ricchezza materiale, attenzione all’ambiente, sicurezza, ottimi rapporti sociali e buoni risultati in materia di istruzione e salute.
Se la montagna non vi aggrada, considerate il Lago di Garda: Peschiera, Lazise, Bardolino, Sirmione e Manerba sul Garda occupano saldamente le prime posizioni. In questo caso le performance risultano alquanto disomogenee tra una dimensione e l’altra: ciò che invece accomuna i suddetti Comuni è il primato in materia di “attività personali” (si veda alla voce esercizi ristorativi e altri servizi legati al turismo).
Non male nemmeno Alba e Saluzzo nel cuneese, mentre per incontrare il primo comune emiliano occorre scendere al sedicesimo posto di Ozzano nell’Emilia (ma quantomeno in termini di presenze in graduatoria il modello emiliano sembra tenere, seppur senza eccellere).
Spiace infine considerare che non si scenda più a sud di Camerano o Castelfidardo in provincia di Ancona.
 
Se si considerassero le otto dimensioni ad una ad una, otterremmo classifiche ben differenti: Montebelluna è il comune più ricco, Cotignola quello con la maggiore partecipazione politica, Lanzo Torinese primo in materia di salute. Eppure nessuno di questi giunge nemmeno tra i primi venti overall.    
Si conferma allora l’idea della multidimensionalità del benessere e si ribadisce un input che ha profonde ricadute politiche: se la qualità della vita non dipende soltanto dalla ricchezza materiale quale modello di sviluppo scegliamo? In secondo luogo, un Ente Locale è virtuoso semplicemente se ha i conti in ordine? Conseguentemente, a fronte di questa complessità, nei rapporti tra lo Stato centrale e le Amministrazioni Locali – che consistono generalmente in razionalizzazioni – non ci può essere nulla di lineare (tantomeno i tagli!). 
Ma può davvero essere misurata la felicità? Forse qualche infelice a Brunico c’è. La statistica e la metodologia, in questo campo, avanzano con cautela e sono soggette a margini di errore non indifferenti.
Ciò che è chiaro è che la scelta di un sistema di misurazione o di un altro (si legga, benessere o PIL) è indicativa del modello di società e di sviluppo che si vuole perseguire, dunque si misuri di più e si agisca politicamente di conseguenza. 
 
Ed ora tutti a Brunico.
 
Andrea Zoboli
 
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